Vini Italiani


L’Italia rappresenta assieme alla Francia uno dei paesi vitivinicoli più importanti d’Europa, nonché uno dei più antichi.

Da recenti ritrovamenti, infatti, si sa che la viticoltura italiana risale agli Etruschi, già nel secolo VIII a.C. e probabilmente anche prima. Seguirono poi i Greci, che portarono avanti lo sviluppo del settore, come testimonia anche il nome di alcuni vitigni italiani tuttora esistenti, come greco e aglianico (che significa ellenico). Furono tuttavia i Romani a favorire intensamente la diffusione delle tecniche vitivinicole e del commercio dei vini, non solo in Italia, ma in tutta l’Europa occidentale e centrale.
Con la caduta dell’Impero romano, iniziò un lungo periodo buio per l’intero settore, fino all’arrivo dei grandi commercianti fiorentini e veneziani, che erano le antiche famiglie nobiliari ora note come grandi produttori di vino, quali Antinori e Frescobaldi, i quali nel XIII e XIV secolo avviarono un fiorente commercio dei vini, soprattutto negli scambi dei vini di Bordeaux. La viticoltura vera e propria in Italia rientrò a pieno regime solo nel XIX secolo, grazie all’impulso del Piemonte e della Toscana, che iniziarono ad applicare le conoscenze francesi per produrre i propri vini: nacquero così Barolo, Brunello e Chianti.
L’arrivo della fillossera, parassita animale che distrusse tutte le vigne europee, e le due guerre mondiali posero un nuovo freno alla viticoltura italiana. Nel dopoguerra, i viticoltori scelsero di indirizzarsi soprattutto su una produzione di massa e si ebbe un cambio di tendenza solo a partire dagli anni ‘60, a vantaggio sempre più dei vitigni autoctoni e dell’utilizzo dei vitigni internazionali per l’elaborazione di grandi vini toscani.
La sua storia dà già il peso e la misura di quanto sia importante e di valore la viticoltura in Italia: oggi essa rappresenta un colosso nel mondo del vino a livello globale, per quanto concerne la quantità di vino prodotto, ma soprattutto per l’elevata qualità dei suoi vini.

L’Italia è costituita da un patrimonio viticolo impressionante, più che nelle altre zone del mondo: una grande varietà di vitigni autoctoni che molto spesso confluiscono nelle denominazioni di origine italiane.
La classificazione dei vini italiani parte dai cosiddetti Vini Generici, prodotti al di fuori dei disciplinari. Sul gradino più in alto c’è l’IGT (Indicazione Geografica Tipica), che in Europa corrisponde all’IGP (Indicazione Geografica Protetta), vini che provengono per almeno l'85% dalla zona geografica di cui portano il nome.
Più in alto ancora si trovano i VQPRD (Vino di Qualità Prodotto in Regione Determinata) o, a livello europeo, DOP (Denominazione di Origine Protetta): sono vini fermi, liquorosi o frizzanti (in questi due casi sono definiti VLQPRD e VFQPRD) appartenenti a una zona vinicola particolarmente vocata. Essi includono due denominazioni: DOC (Denominazione di Origine Controllata), i cui disciplinari prevedono controlli sulla qualità per tutto il ciclo produttivo, che deve essere conforme a quanto previsto dagli stessi, e le DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), vini sottoposti a disciplinari più rigidi rispetto a quelli delle DOC. Per entrambe le denominazioni di origine, la legislazione prevede anche le sottozone, che rappresentano il gradino più alto della piramide della classificazione dei vini italiani: si tratta di particolari aree circoscritte a un comune, una frazione, una fattoria, un podere o una vigna, che sono espressione di qualità superiore e prevedono regole ancora più restrittive.
La legislazione, infine, prevede anche le menzioni “Riserva”, vini sottoposti a maggiore invecchiamento rispetto a quello del disciplinare, “Classico”, riservata a vini non spumanti prodotti nella zona di origine più antica, e “Superiore”, utilizzata per qualificare vini con titolo alcolometrico almeno dell’1% superiore rispetto a quello minimo stabilito dal disciplinare. Talvolta, ma non sempre, può prevedere anche una resa per ettaro minore e pertanto una qualità migliore rispetto alla versione senza menzione.

In ogni regione italiana si coltiva la vite e si producono vini in tutte le tipologie. Il Nord Italia è famoso in particolare per la produzione di immensi vini rossi, in Piemonte, e di spumanti, in Lombardia con i Franciacorta, e in Veneto con il noto Prosecco. Non da meno sono i vini prodotti nelle regioni del Nord-Est, come il Friuli Venezia Giulia soprattutto per i bianchi, e l’elevata qualità sia di rossi che di bianchi dell’Alto Adige e del Trentino. Sul versante ovest, invece, c'è la Liguria, famosa per i vini bianchi freschi da uve vermentino.
Il Centro Italia include la Toscana, nota in tutto il mondo per prestigiosi vini rossi, le Marche, famosa soprattutto per i bianchi da verdicchio, l’Umbria e l’Abruzzo, regioni che stanno emergendo sempre più nel panorama vitivinicolo italiano. Sul lato adriatico, troviamo una regione che spicca particolarmente per la produzione di vini rossi frizzanti: l’Emilia Romagna.
Nel Sud Italia emergono la Campania, per importanti vini bianchi da fiano, e la Basilicata, nota per un vino rosso da aglianico. Ci sono infine le isole, Sicilia e Sardegna, che regalano delle perle assolute nella produzione sia di bianchi che di rossi.

Altre regioni hanno coperto finora un ruolo di secondaria importanza all’interno della storia vitivinicola italiana: Puglia, che sta pian piano decollando con i suoi vini rossi da primitivo, Calabria e Lazio, dove alcune aziende stanno valorizzando sempre più il territorio nella produzione sia di bianchi che di rossi, e infine Molise, piccola regione del sud che non è ancora riuscita a dare grande espressione al proprio territorio.

I vini rossi più sofisticati d’Italia derivano da due vitigni principali, nebbiolo e sangiovese, che coprono appena l’1% sul totale dei vigneti nazionali, seppur un grande ruolo è svolto anche da barbera e dall'aglianico, in grado di offrire vini di notevole longevità; tra le uve a bacca bianca, invece, c’è un vero e proprio mosaico tra nord, sud e centro Italia, ma potremmo dire che i più grandi bianchi italiani si ottengono in Alto Adige e Friuli dai vitigni autoctoni gewürztraminer e ribolla gialla e dai vitigni internazionali quali sauvignon blanc e chardonnay.
Da queste uve, in molti casi, si elaborano prodotti che rappresentano l’aristocrazia vinicola mondiale, vini oramai ricercatissimi e di prestigio assoluto, come Barolo, Barbaresco e Brunello.

La storia vitivinicola italiana più recente vede inoltre emergere grandi vini prodotti da vitigni internazionali, soprattutto in Toscana: sono nati qui i Super Tuscans, da merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon, quali Sassicaia, Masseto, Ornellaia e Tignanello.
Oltre alla produzione di grandi vini rossi e bianchi, l’Italia è famosa anche per alcuni grandi vini liquorosi, su tutti il Marsala, un vino senza tempo, e un famoso distillato prodotto da sole vinacce italiane, la Grappa.