14 vitigni rossi italiani che devi assolutamente conoscere

Di Redazione

Vigneti di uve rosse italiane al tramonto

Guida Tannico

I vitigni rossi italiani

I principali tipi di uva rossa della penisola, spiegati uno per uno

In Italia sono registrate 545 varietà di vite da vino, e più di 350 sono vitigni rossi autoctoni: quasi il doppio dei 210 censiti in Francia. Questa guida fa il giro dei principali, dalla Toscana alla Sicilia: per ognuno trovi zona, denominazione, profilo nel bicchiere e abbinamento, accanto all'approfondimento sul suo carattere e la sua storia. Il Cabernet Sauvignon, pur ampiamente diffuso in Italia, non compare: qui parliamo solo di varietà autoctone.

Qual è il vitigno rosso più coltivato in Italia?

Il primato spetta al Sangiovese, con oltre 36.000 ettari solo in Toscana. Per gran parte del Novecento ha avuto una fama immeritata di vitigno mediocre: i disciplinari generosi degli anni '60 incoraggiavano rese altissime, e molti produttori si sono rifugiati nel Cabernet e nel Merlot dei Supertuscans. Da fine anni '80, con la ricerca clonale nel Chianti Classico e la drastica riduzione delle rese, il Sangiovese ha ritrovato la sua identità: oggi firma da solo, per legge, il Brunello di Montalcino.

Gli altri grandi vitigni rossi italiani

Dal Piemonte alla Sicilia, i vitigni a bacca rossa che contano davvero. Una scheda per ciascuno.

Piemonte

Nebbiolo

Denominazione

Barolo, Barbaresco DOCG

Nel bicchiere

frutti rossitannino fittolongevo

Da abbinare a

Brasati, formaggi stagionati, selvaggina.

Il Nebbiolo è documentato nelle Langhe già dal 1266, quando un atto del castello di Rivoli registra un vino chiamato "Nibiol". Il nome deriverebbe da nebbia, quella che avvolge il Piemonte in ottobre, quando le uve vengono raccolte tardissimo. Predilige le marne calcaree intorno ad Alba, dove regala i suoi vini più celebri: il Barolo, potente e strutturato, e il Barbaresco, più elegante e pronto prima. Fuori dal Piemonte resiste solo in poche enclave alpine, come la Valtellina, dove è chiamato Chiavennasca.

Piemonte

Barbera

Denominazione

Barbera d'Asti DOCG, Nizza DOCG

Nel bicchiere

ciliegiaacidità vivatannino morbido

Da abbinare a

Bolliti, salumi, primi con ragù.

Per decenni chiamato "il vino del popolo" per la sua abbondanza, il Barbera matura circa due settimane dopo il Dolcetto ma prima del Nebbiolo, e conserva un'acidità naturale molto alta anche a piena maturazione. È proprio questa acidità, insieme a tannini contenuti, il suo tratto costante. Nelle zone di Asti il Barbera occupa i migliori vigneti; ad Alba, invece, quei terreni sono riservati al Nebbiolo. Dagli anni '80 l'affinamento in barrique ha aggiunto speziatura e struttura ai suoi stili più ambiziosi.

Toscana

Sangiovese

Denominazione

Chianti Classico, Brunello di Montalcino DOCG

Nel bicchiere

ciliegiaerbe aromaticheacidità

Da abbinare a

Bistecca alla fiorentina, pasta al ragù, formaggi stagionati.

Vitigno principe della Toscana, coltivato anche in Romagna, Umbria e Marche, il Sangiovese matura tardi e in modo capriccioso: negli anni caldi dà vini ricchi e longevi, in quelli freschi accentua acidità e tannini duri. Predilige i pendii collinari, dove il forte sbalzo termico giorno-notte esalta i suoi aromi. Il Brunello di Montalcino lo vinifica in purezza per legge; il vicino Vino Nobile di Montepulciano, dal 2010, ammette invece fino al 30% di varietà internazionali.

Sicilia

Nero d'Avola

Denominazione

Eloro DOC, Cerasuolo di Vittoria DOCG

Nel bicchiere

frutta maturacolore intensocorpo pieno

Da abbinare a

Carne rossa alla griglia, pasta alla norma, caponata.

Il vitigno più coltivato dell'isola, il Nero d'Avola nasce nel sud-est della Sicilia, tra Avola e Pachino. Qui il caldo costante e le forme di allevamento basse ne esaltano il colore fitto e il frutto dolce di ciliegia e prugna. Come il Syrah, ha bisogno di un buon sito e di calore per dare il meglio. Vinificato in purezza tende a rispondere bene all'affinamento in legno; a Vittoria viene tradizionalmente assemblato con il Frappato per un rosso più fresco e beverino, il Cerasuolo.

Abruzzo

Montepulciano

Denominazione

Montepulciano d'Abruzzo DOC

Nel bicchiere

frutta scuraspezie dolcicorpo robusto

Da abbinare a

Arrosti, salsicce alla brace, formaggi di pecora.

Da non confondere con il Vino Nobile di Montepulciano, che è tutt'altra cosa (un Sangiovese toscano che prende il nome dal paese, non dal vitigno), il Montepulciano è l'uva rossa che identifica l'Abruzzo. Merito anche del lavoro di produttori come Emidio Pepe, Tiberio e Valentini, che ne hanno fatto un rosso capace di lunghi invecchiamenti oltre al classico ruolo da tutto pasto. Tannini definiti, corpo pieno e note di frutta scura e spezie dolci: un vitigno che guadagna complessità con il tempo in bottiglia.

Sardegna

Cannonau

Denominazione

Cannonau di Sardegna DOC

Nel bicchiere

frutta rossa maturamorbidoalcolico

Da abbinare a

Porceddu, agnello, formaggi stagionati sardi.

Il Cannonau è geneticamente lo stesso vitigno del Grenache francese e della Garnacha spagnola. I sardi rivendicano di essere stati loro a esportarlo in Spagna, e non il contrario, durante i secoli di dominio aragonese sull'isola (1297-1713): una teoria plausibile, anche se l'origine resta dibattuta. Coltivato soprattutto su alberello nella provincia di Nuoro, dà vini dal colore quasi nero (in sardo nieddu), morbidi, con buon grado alcolico e un frutto maturo e avvolgente.

Campania e Basilicata

Aglianico

Denominazione

Taurasi DOCG, Aglianico del Vulture DOC

Nel bicchiere

liquiriziapepe nerotannino deciso

Da abbinare a

Carni brasate, cacciagione, formaggi a lunga stagionatura.

Per secoli si è pensato che il nome Aglianico derivasse da "Ellenico", legando il vitigno a un'origine greca: l'analisi del DNA, però, non ha trovato nessuna parentela con varietà elleniche conosciute. Coltivato tra le province di Avellino e Benevento in Campania e nel Vulture in Basilicata, matura così tardi che la vendemmia può arrivare a novembre. Predilige i suoli vulcanici, dove dà i risultati migliori: colore profondo, tannini fitti e decisi, aromi di frutta scura, pepe nero e liquirizia.

Puglia

Primitivo

Denominazione

Primitivo di Manduria DOC

Nel bicchiere

prugnaspeziatoalcolico

Da abbinare a

Carni rosse speziate, formaggi stagionati, salumi piccanti.

Il caso più curioso tra i vitigni italiani: il Primitivo è geneticamente identico allo Zinfandel della California, coltivato nella Napa Valley. La conferma via DNA ha risolto un mistero che durava da decenni e ha aiutato la sua popolarità negli Stati Uniti, dove i consumatori lo riconoscono come "il cugino italiano" del loro vitigno. Coltivato nel Salento, dà vini pieni, morbidi e vellutati, con un'alta gradazione alcolica e note di frutti di bosco, prugna e spezie come pepe nero e cannella.

Puglia

Negroamaro

Denominazione

Salice Salentino DOC

Nel bicchiere

ciliegia neraterrosostrutturato

Da abbinare a

Carni alla brace, orecchiette al ragù, formaggi pugliesi.

Il nome significa letteralmente "nero amaro", ma il vino che ne nasce è tutt'altro che aspro. Il Negroamaro domina il Salento, tra le province di Lecce e Brindisi, dove matura più tardi del Primitivo e regala tannini più fitti. Da solo o assemblato con la Malvasia Nera, firma denominazioni come il Salice Salentino, il Copertino e il Brindisi. Sono vini di buona struttura, con note di ciliegia nera e prugna che si arricchiscono di sfumature terrose e speziate.

Piemonte e Lombardia

Dolcetto e Bonarda

Denominazione

Dogliani DOCG, Colli Piacentini DOC

Nel bicchiere

frutta rossatannino leggerobeverino

Da abbinare a

Salumi, formaggi freschi, primi piatti quotidiani.

Nonostante il nome, il Dolcetto dà vini secchi: matura precocemente, prima di ogni altro rosso piemontese, e ha bassi livelli di tannino. Le zone classiche sono Dogliani, Diano d'Alba e le Langhe. Diverso discorso per la Bonarda: quella piemontese è un vitigno a sé, spesso usato per tagliare altri vini; quella dell'Oltrepò Pavese, più nota, si fa in realtà con l'uva Croatina, coltivata soprattutto in Lombardia.

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