I vini cileni: zone di produzione e caratteristiche

Di Redazione

Vigneti in Cile ai piedi delle Ande

Guida Tannico

I vini cileni

Il Carmenère ritrovato, le valli tra Ande e Pacifico, i vitigni e le grandi cantine

1554

le prime viti dei conquistadores

1994

la riscoperta del Carmenère

2.000m

i vigneti andini più alti

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Storia dei vini del Cile e il caso Carmenère

Il Cile ha una forma che sembra disegnata apposta per la vite: una striscia di terra lunga oltre quattromila chilometri e larga in media poco più di cento, stretta tra la muraglia delle Ande e il Pacifico. La vite vi arrivò a metà Cinquecento con i conquistadores spagnoli, che la portarono soprattutto per avere il vino della messa. Per secoli rimase una produzione casalinga, lontana dai riflettori del Vecchio Mondo.

La svolta arrivò, paradossalmente, da una sciagura altrui. Quando alla fine dell'Ottocento la fillossera divorò i vigneti europei, il Cile si scoprì un'isola felice: protetto dalle Ande, dal deserto di Atacama a nord, dall'oceano a ovest e dai ghiacci della Patagonia a sud, il paese non fu mai raggiunto dall'insetto. I suoi vigneti, piantati con barbatelle francesi importate prima del contagio, restarono intatti. Ancora oggi gran parte delle viti cilene cresce a piede franco, senza bisogno del portinnesto americano: un patrimonio quasi unico al mondo.

Il vero risveglio è però recente. Solo negli anni Novanta, con l'arrivo di enologi internazionali e capitali stranieri, il Cile ha smesso di produrre vino sfuso a basso costo e ha iniziato a puntare alla qualità. Oggi è uno dei protagonisti indiscussi del Nuovo Mondo, capace di offrire dai rossi quotidiani di gran rapporto qualità-prezzo fino alle bottiglie d'autore che competono con i grandi di Bordeaux.

Curiosità · Il vitigno fantasma

Per oltre un secolo i cileni credettero di coltivare Merlot. Le viti, importate da Bordeaux prima della fillossera, erano in realtà Carmenère, antica uva bordolese quasi estinta in Francia proprio a causa del parassita. L'inganno durò fino al 1994, quando un ampelografo francese in visita notò che quelle foglie e quelle vendemmie tardive non tornavano: analisi alla mano, si scoprì che il Cile aveva inconsapevolmente salvato dall'oblio un vitigno che il mondo credeva perduto. Oggi il Carmenère è il simbolo nazionale del vino cileno, una seconda vita nata da un equivoco lungo cento anni.

I vitigni cileni

Il Cile parla quasi tutte le lingue del vino francese, ma con un accento tutto suo, scolpito dal sole e dall'altitudine. Ecco i protagonisti, rossi e bianchi.

Rosso · Il simbolo

Carmenère

Il vitigno-bandiera del Cile, salvato qui dall'estinzione. Matura tardi e ha bisogno di tanto sole per addomesticare le sue note vegetali. Quando ci riesce, dona rossi morbidi e profondi, di frutta nera matura, pepe verde e una caratteristica nota balsamica. Trova la sua casa ideale nella calda Valle Central.

Rosso · Il pilastro

Cabernet Sauvignon & Merlot

Il Cabernet Sauvignon è il re dei rossi cileni: nella Valle del Maipo raggiunge una pienezza e una profondità che hanno fatto gridare al "Bordeaux delle Ande". Il Merlot, più morbido, completa il quadro dei tagli bordolesi che hanno reso famoso il paese.

Bianco · La rivelazione

Sauvignon Blanc

Nelle valli costiere battute dalle brezze fredde del Pacifico, il Sauvignon Blanc cileno ha trovato una seconda patria: teso, agrumato, vibrante di acidità e di note erbacee, capace di rivaleggiare con i migliori della Nuova Zelanda. Raramente vede il legno, per non coprirne la freschezza.

Bianco · L'altra anima

Chardonnay

Lo Chardonnay cileno gioca su due registri: fresco e croccante nelle versioni in acciaio, ricco e avvolgente quando affina in barrique, con note di vaniglia e frutta tropicale. Cresce anche la Syrah tra i rossi, sorprendente nelle zone più fresche.

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Le valli e le grandi cantine

Il segreto del Cile sta in due forze opposte che si tengono in equilibrio. Da est, le Ande spingono di notte aria fredda verso il basso, raffreddando i vigneti dopo il calore del giorno; da ovest, la corrente di Humboldt porta dal Pacifico nebbie e brezze gelide che rinfrescano la costa. In mezzo, una luce intensa e pulita. Il risultato sono escursioni termiche perfette, che regalano ai vini colore, freschezza e aromi netti.

Per i rossi il cuore è la Valle del Maipo, alle porte di Santiago, patria dei grandi Cabernet, affiancata dalle valli dell'Aconcagua, del Rapel e di Colchagua. Per i bianchi, invece, regnano le fresche valli costiere come Casablanca e San Antonio, dove l'oceano è così vicino da entrare nel bicchiere.

È in questi luoghi che operano le grandi cantine cilene. Concha y Toro è la più celebre, un colosso capace di passare dal vino quotidiano ai grandi cru. Montes ha incarnato l'ambizione qualitativa degli anni Novanta, mentre Almaviva e Seña, nati da alleanze con illustri famiglie francesi e italiane, hanno dimostrato che il Cile può giocare nella massima serie mondiale. Tra i pionieri del biologico spicca Emiliana.

Curiosità · L'isola che la fillossera non raggiunse mai

Il Cile è una delle pochissime grandi nazioni vinicole al mondo a non aver mai conosciuto la fillossera. Le barriere naturali che lo isolano, deserto, oceano, montagne e ghiacci, hanno tenuto fuori l'insetto che altrove ha costretto a reimpiantare ogni vigneto su radici americane. Qui le viti crescono ancora come due secoli fa, a piede franco, sulle proprie radici originali. Per gli appassionati è quasi un viaggio nel tempo: bere un rosso cileno significa assaggiare la vite com'era prima della catastrofe che cambiò per sempre il vino europeo.

Domande frequenti sui vini cileni

Qual è il vino tipico del Cile?

Il vino simbolo è il Carmenère, un rosso da un vitigno di origine bordolese che il Cile ha salvato dall'estinzione e oggi considera nazionale. Accanto a lui, i grandi rossi da Cabernet Sauvignon della Valle del Maipo e i freschi Sauvignon Blanc delle valli costiere.

Che vino è il Carmenère?

È un rosso da un'antica uva bordolese, quasi scomparsa in Francia con la fillossera e ritrovata in Cile nel 1994, dove per un secolo era stata scambiata per Merlot. Dà vini morbidi e profondi, con note di frutta nera, pepe e un caratteristico tocco erbaceo-balsamico.

Quali sono i migliori vini rossi cileni?

I rossi più rinomati nascono nella Valle del Maipo da Cabernet Sauvignon, spesso in assemblaggio bordolese, e dal Carmenère della Valle Central. Le etichette d'autore come Almaviva e Seña competono ormai con i grandi crus internazionali.

Perché i vini cileni hanno un buon rapporto qualità-prezzo?

Il clima ideale e costante riduce i rischi della viticoltura, mentre i vigneti a piede franco e i costi di produzione contenuti permettono di offrire vini di buona qualità a prezzi accessibili. È uno dei motivi del successo internazionale del vino cileno.

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