VINI ROSSI CAMPANIA

Duemila anni fa il vino più celebrato di Roma veniva dalla Campania: era il Falerno, cantato dai poeti latini. Oggi la regione è conosciuta soprattutto per i bianchi, ma i suoi rossi raccontano la stessa varietà di terre. Sui vulcani intorno a Napoli, sulle colline calcaree dell'Irpinia, nelle pianure del Sannio e lungo la costa di Amalfi crescono vitigni che esistono quasi solo qui, a cominciare dall'Aglianico e dal Piedirosso. Per avere il quadro completo della regione c'è la selezione dei vini campani, bianchi compresi.

Taurasi e l'Aglianico dell'Irpinia

L'Aglianico è il grande rosso della Campania, e la sua espressione più longeva è il Taurasi, DOCG di diciassette comuni dell'Irpinia. Il disciplinare chiede tre anni di affinamento, uno in legno, e quattro per la Riserva. Le colline irpine sono in gran parte calcaree e salgono oltre i 700 metri verso i Monti Picentini. È soprattutto la quota a dare al Taurasi l'acidità e la tenuta nel tempo che lo distinguono dagli altri rossi del Sud. Fino ai primi anni Novanta una sola cantina lo esportava; oggi i produttori sono sessanta. Nel Sannio, più a nord, la seconda DOCG rossa della regione è l'Aglianico del Taburno.

Piedirosso, il rosso dei vulcani

Se l'Aglianico è potenza, il Piedirosso è leggerezza: un rosso di colore meno carico, profumato di ciliegia e pepe, con un tannino morbido che lo rende versatile a tavola. Cresce sulle sabbie vulcaniche del Vesuvio e dei Campi Flegrei, dove succede una cosa rara: la fillossera, il parassita che alla fine dell'Ottocento distrusse i vigneti europei, in questi suoli non sopravvive. Le viti crescono così a piede franco, sulle proprie radici, come prima della grande epidemia. Sul Vesuvio il Piedirosso è alla base del Lacryma Christi rosso, mentre sulla Costiera Amalfitana, nella zona di Tramonti, si trovano vigne a pergola che superano i cento anni.

Falerno, Cilento e gli altri rossi campani

Nel Casertano, il Falerno del Massico porta ancora il nome del vino dei Romani e nasce da Aglianico e Piedirosso. La stessa provincia custodisce autoctoni riscoperti di recente, come il Pallagrello e il Casavecchia. Più a sud, nel Cilento, l'Aglianico dà vini meno noti di quelli irpini ma spesso sorprendenti, prodotti in piccole quantità tra i templi di Paestum e l'entroterra montuoso.

A cosa abbinare i vini rossi campani

La regola più sicura è abbinarli alla cucina campana. Il Taurasi e l'Aglianico più strutturati sono fatti per il ragù napoletano cotto per ore, l'agnello irpino al forno e il caciocavallo stagionato, dove il tannino trova grassi e sapidità con cui confrontarsi. Il Piedirosso, più leggero, accompagna bene la pizza, le salsicce con i friarielli e perfino i primi di mare saporiti, servito leggermente fresco. Per altri piatti, ci sono gli abbinamenti dell'Aglianico.

Quanto costa un vino rosso campano

Tra 10 e 15 euro si trovano i Piedirosso, i Lacryma Christi e gli Aglianico IGT, pronti da bere. Tra 15 e 25 euro salgono gli Aglianico di zona, dal Taburno al Cilento. Il Taurasi parte intorno ai 25 euro e le Riserve e i cru da singola vigna superano i 40. Qui il prezzo riflette i tre o quattro anni di affinamento obbligatori e una capacità di invecchiamento tra le più lunghe del Sud.

Domande frequenti sui vini rossi campani

Quali sono i vini rossi più famosi della Campania?

Il più famoso è il Taurasi, considerato l'espressione più alta dell'Aglianico. Seguono l'Aglianico del Taburno, il Lacryma Christi del Vesuvio e il Falerno del Massico. Tra i vitigni, Aglianico e Piedirosso sono i due rossi simbolo della regione, che però è conosciuta anche per i suoi bianchi, dal Fiano al Greco di Tufo.

Quali sono i vini tipici di Caserta?

Il più storico è il Falerno del Massico, erede del vino più celebre dell'antica Roma, prodotto da Aglianico e Piedirosso. Il Casertano è anche la patria di due autoctoni recuperati negli ultimi decenni, il Pallagrello e il Casavecchia, e del bianco Asprinio di Aversa.

Quali sono le DOCG rosse della Campania?

Sono due, entrambe a base Aglianico: il Taurasi, in Irpinia, e l'Aglianico del Taburno, nel Sannio. Le altre due DOCG campane, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, sono bianche.

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