Storia e caratteristiche del Pinot nero, l’enfant terrible dei vitigni

Di Redazione

L'enfant terrible del vino. È forse la definizione più azzeccata per il Pinot Nero, uno dei vitigni più celebri al mondo, nel bene e nel male. È un'uva a bacca rossa capricciosa e imprevedibile, che stringe col suo terroir un legame fortissimo. Nel suolo sbagliato dà vini scialbi e piatti; in quello giusto firma alcuni dei rossi più pregiati del pianeta. Ma da dove arriva, e perché fa impazzire tanto i produttori quanto chi lo beve?

Le origini del vitigno

Per capire il Pinot Nero bisogna andare in Borgogna, la sua terra d'origine. È il più antico e importante membro della famiglia Pinot, e ha una storia così lunga da renderlo uno dei vitigni fondativi dell'enologia europea. Da qui il Pinot Nero è stato trapiantato in quasi tutte le regioni vinicole del mondo, escluse le più calde, dove passa in fretta dall'essenza alla marmellata.

La sua antichità si misura anche in un altro modo: nei secoli il Pinot Nero ha generato un numero enorme di varianti. Se ne contano oltre mille forme diverse, tanto che dà il nome a un intero gruppo di vitigni, i cosiddetti Noirien. Poche uve possono vantare una simile impronta genetica sulla viticoltura mondiale.

La curiosità: un padre molto prolifico

  • Dall'incrocio spontaneo tra il Pinot e un'uva umile e poco nota, il Gouais Blanc, sono nate almeno 21 varietà diverse.
  • Tra queste figurano nomi enormi: Chardonnay, Aligoté e Gamay. Il Pinot è quindi, di fatto, un antenato di alcuni dei bianchi e rossi più bevuti d'Europa.
  • Analisi del DNA lo collegano anche, come nonno o genitore, a vitigni come Teroldego, Lagrein e persino il Syrah.

La famiglia Pinot e perché si chiama così

Pinot non è un vitigno solo, ma una famiglia. I membri più conosciuti sono quattro: il Pinot Nero, il Pinot Bianco, il Pinot Grigio e il Pinot Meunier. Questi ultimi tre non sono uve indipendenti nate chissà dove: sono mutazioni del Pinot Nero, il capostipite. Il Pinot Grigio e il Pinot Bianco nascono da mutazioni del colore della buccia. Il Meunier è invece una mutazione così particolare da condividere con il Pinot Nero la stessa pianta, in quella che i botanici chiamano chimera.

E il nome? Viene dal francese pin, pino. I grappoli del Pinot sono piccoli, serrati e affusolati, con una forma che ricorda da vicino quella di una pigna. Un dettaglio semplice, ma che ne ha fissato il nome per sempre.

Come si vinifica e invecchia

L'acino di Pinot Nero ha una buccia molto sottile. È una caratteristica decisiva, perché rende il vitigno fragile in vigna, esposto a muffe e marciumi, ma allo stesso tempo capace di essere vinificato sia in rosso sia in bianco.

Nella vinificazione in rosso, quella più celebre, la macerazione sulle bucce estrae il colore rubino e i profumi. Il Pinot Nero è però notoriamente più difficile da vinificare di altri vitigni: richiede attenzione costante e un aggiustamento della tecnica a ogni annata, perché perdona poco. Grazie alla sua acidità e alla sua struttura fine, i migliori esemplari possono invecchiare per molti anni, evolvendo lentamente.

C'è poi la vinificazione in bianco, dove la storia del Pinot Nero si intreccia con quella dello Champagne. Private delle bucce, le uve danno un vino bianco che è uno dei pilastri delle grandi bollicine francesi. Uno spumante prodotto solo da uve a bacca nera come Pinot Nero e Meunier prende il nome di blanc de noirs, letteralmente "bianco da uve nere".

Che sapore ha il Pinot Nero

Domanda legittima, ma dalla risposta difficile. Tutti i vitigni esprimono il territorio, ma nessuno come il Pinot Nero: il legame è così stretto che parlare di caratteristiche "assolute" è quasi impossibile. Detto questo, una bussola c'è, ed è la Borgogna, l'espressione più nobile del vitigno e il modello a cui tutti gli altri si ispirano.

In generale, ad accomunare i Pinot Nero di tutto il mondo è una certa dolcezza del frutto. A questa si aggiungono livelli di tannino e colore più bassi rispetto ad altri grandi rossi francesi come Cabernet e Syrah. Se il Cabernet parla alla testa, il Pinot seduce i sensi: è un vino trasparente, sensuale, seducente da giovane e capace di evolvere con grazia.

Il profilo sensoriale, in breve

  • Colore: rubino vivo da giovane, vira al granato e poi a tinte più pallide, quasi mattone, con l'età.
  • Naso (giovane): frutta rossa come lampone e ciliegia, tocchi speziati di pepe e cannella.
  • Naso (evoluto): la frutta diventa confettura, arrivano il sottobosco, il tartufo, note animali di cuoio.
  • Palato: tannini fini che si ammorbidiscono col tempo, ma sempre una freschezza viva che è la sua firma.

Dove nasce il Pinot Nero in Italia

In Italia il Pinot Nero ha trovato casa soprattutto al Nord, dove il clima fresco ricorda la Borgogna. Due le zone storicamente più legate al vitigno, entrambe premiate con una DOC dedicata: l'Alto Adige e l'Oltrepò Pavese.

In Alto Adige il Pinot Nero arriva con gli Asburgo nell'Ottocento e diventa uno dei rossi più rappresentativi della regione, con profumi intensi di bacche rosse, violetta e chiodi di garofano. Nell'Oltrepò Pavese sbarca nel 1865, per mano del conte Carlo Giorgi di Vistarino, e inizialmente viene vinificato in bianco per gli spumanti. Oggi l'Oltrepò ospita la più estesa superficie di Pinot Nero d'Italia, con versioni ferme dai profumi di ciliegia, viola e spezie.

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Come si abbina il Pinot Nero a tavola

Acidità vivace e tannini morbidi fanno del Pinot Nero un compagno di tavola versatile. Con la carne dà il meglio: un filetto di manzo succoso, un pollo ruspante alla griglia, dove il frutto rosso e le spezie del vino incontrano la carne. E se ami il pesce, prova il salmone o il tonno scottati: il contrasto tra frutta rossa e sapori affumicati è sorprendente.

La versatilità non finisce qui. Il Pinot Nero è un partner naturale dei formaggi stagionati, dal grana al pecorino fino al gorgonzola, dove la freschezza del vino bilancia la ricchezza del formaggio. E poi c'è l'abbinamento d'elezione, quello con i funghi: un risotto cremoso o dei porcini alla griglia richiamano alla perfezione le note terrose e di sottobosco di questo vino.

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