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Probabilmente il più famoso dei vini italiani, quello del Prosecco è un fenomeno unico, capace di non conoscere la crisi ed anzi continuare a macinare, anno dopo anno, numeri da record. Oltre 300 milioni di bottiglie che vengono esportate in praticamente tutti i paesi che lo hanno portato ad essere per la prima volta nel 2013 lo spumante più bevuto al mondo, un passo oltre al famoso Champagne d'Oltralpe. Un successo che parte da lontano per una DOC particolarmente significativa, un territorio che inizia poco lontano da Trieste, dove è possibile trovare la piccola frazione di Prosecco, e che si spinge fin quasi a Verona e Rovigo attraversando così quasi tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto. Sono infatti ben nove le provincie all'interno delle quali è ammessa la sua produzione, caso unico non immune da un certo numero di critiche per l'eccessiva ampiezza. La sua zona d'elezione è infatti ben definita e si trova all'interno dei confini delle DOCG di Conegliano Valdobbiadene e di Asolo, un'area che copre il territorio degli omonimi comuni interamente in provincia di Treviso. È qui che la glera, così si chiama la varietà a bacca bianca che fa nascere il Prosecco, ha trovato la sua culla; è qui che si trovano i terreni che permettono di trovare nel bicchiere maggiore eleganza e complessità. Non solo, all'interno dello stesso territorio della DOCG è possibile imbattersi in alcune sottozone particolarmente significative, dalla famosa collina di Cartizze fino ad alcune delle Rive che hanno reso grande la denominazione. Oggi le due tipologie che rappresentano il grosso della produzione sono il Brut e l'Extra Dry. Il primo è più secco, è perfetto anche da solo e si presta particolarmente bene come aperitivo. Il secondo è invece più morbido e non è inusuale pensare di utilizzarlo a tutto pasto grazie alla sua naturale vocazione gastronomica.

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