Untitled-1

Jean-Baptiste Boudier


L’esordio della prima annata è avvenuto nel 2015, anno in cui Jean-Baptiste Boudier ha ricavato le sue prime etichette dai sui tre ettari vitati - un ettaro di Pernand Vergelesses blanc, un ettaro di Pernand Vergelesses rouge 1er Cru “Les Fichots” e un ettaro di Bourgogne Rouge, Aloxe-Corton e Pernand Vergelesses blanc 1er Cru “Sous Frétille”. Come avrete capito, il palcoscenico è quello della Borgogna, per cui ci troviamo in Francia. È qui dove, per l’appunto Jean-Baptiste Boudier, dopo essersi diplomato in viticoltura ed enologia e dopo aver portato a termine numerose esperienze come tirocinante e apprendista, inizia a lavorare fianco a fianco insieme al padre, proprietario del domaine di famiglia esteso complessivamente su circa sette ettari. Tra padre e figlio, tuttavia, le visioni diverse e le divergenze sono state da subito evidenti, per cui la decisione del padre (a diritto saggia, lungimirante e rispettosa) è stata quella di affidare tre dei sette ettari vitati familiari a Jean-Baptiste, per dargli la possibilità di sperimentare in autonomia viticoltura e vinificazione.
Queste sono le origini di quello che oggi è il domaine “Jean-Baptiste Boudier”, che per sua stessa definizione non si descrive come un vitivinicoltore “organico”, ma allo stesso tempo ci tiene a sottolineare che lavora con un grande rispetto per l'ambiente, per la natura, per la biodiversità e per l’ecosistema <> dice lui. In vigna, a ogni singola pianta sono dedicate maniacali cure e attenzioni e anche in cantina i passaggi produttivi sono seguiti con estremo scrupolo.
Dopo la vendemmia, non appena le uve sono state raccolte e inizia il processo di vinificazione, sono curati tutti i più piccoli dettagli e allo stesso tempo non mancano le sperimentazioni. Per i rossi, per esempio, Jean-Baptiste ha provato la fermentazione a grappolo intero, in acciaio inossidabile e con lieviti indigeni, seguendo un’estrazione molto delicata e con zolfo aggiunto molto basso. Per i bianchi, invece, i grappoli interi vengono pressati lentamente e delicatamente, il mosto viene leggermente travasato e la fermentazione alcolica inizia in vasca ma termina in botte. Le aggiunte di zolfo sono ancora più basse. Nascono in questa maniera vini straordinari, che parlano di essenza, di varietale e di territorio. Etichette eccellenti.