Storia della Franciacorta: alle origini del metodo classico all'italiana

Di Chiara Bolzani

Franciacorta

Franciacorta: molto più di un vino. È uno stile, un territorio, un consorzio, un marchio e una denominazione, tutto insieme.

Per capire come una piccola area in provincia di Brescia sia diventata il riferimento italiano per gli spumanti metodo classico, bisogna partire dalle sue origini.

Perché la Franciacorta si chiama così?

La Franciacorta occupa le colline subito a est di Brescia, chiusa a nord dal lago d'Iseo, a ovest dal fiume Oglio e a sud dalla Pianura Padana. Qui la vite si coltiva da tempo immemore, oggi in 19 comuni.

Il nome "Franzacurta" compare per la prima volta in un documento del 1277, ed è la trasformazione del medievale "Francae Curtes": le "corti franche", cioè comunità esentate da alcune imposte grazie alla loro posizione privilegiata.

Il territorio della Franciacorta in provincia di Brescia

Ma quando è nata la Franciacorta?

Quelle esenzioni sono legate soprattutto alla presenza dei monasteri, a partire dall'XI secolo, con l'arrivo dei monaci cluniacensi. Grazie alle terre che amministravano, alle bonifiche e a una fiorente attività agricola, soprattutto vinicola, le loro comunità ottennero privilegi fiscali.

Già allora il vino, da bevanda legata al rito, era diventato una preziosa merce di scambio. E i monasteri, che avevano terre, tempo e conoscenze per affinare la tecnica, ne erano tra i principali produttori.

Chi è nato prima, il Franciacorta o lo Champagne?

Nel 1570 un medico bresciano, Girolamo Conforti, pubblica un trattato sulle proprietà terapeutiche del vino "mordace", cioè frizzante, prodotto nella zona. È la prova che le bollicine hanno radici antiche da queste parti, prima ancora dei tempi in cui visse Dom Pérignon, il presunto inventore dello Champagne.

Attenzione però a non confondere le cose. Quei vini erano frizzanti in modo naturale, non spumanti metodo classico: la storia del Franciacorta come lo conosciamo comincia solo nel 1961. Lo Champagne moderno, invece, nasce nel primo Ottocento. Per il confronto completo c'è la nostra guida sulla differenza tra Champagne e Franciacorta.

Franciacorta Brut DOCG Girolamo Conforti

Un nome che viene dal 1570

Franciacorta Brut DOCG - Girolamo Conforti

17,50 € · Brut

Paglierino, perlage fine e persistente, naso floreale che scivola su frutta delicata. La cantina porta il nome del medico bresciano che per primo scrisse dei vini "mordaci" della zona.

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Chi ha inventato il vino Franciacorta?

Siamo negli anni Sessanta, tra boom economico e fermento sociale. E in Franciacorta nasce una rivoluzione enologica.

Un giovane enologo, Franco Ziliani, e l'imprenditore bresciano Guido Berlucchi si conoscono e si fanno una domanda semplice: perché non provare a fare spumanti alla maniera francese? Nel 1961 escono le prime bottiglie, ancora da perfezionare, di "Pinot di Franciacorta": il primo spumante metodo classico mai prodotto nella zona.

In etichetta c'era scritto "Méthode Champenoise", e la cosa può stupire, visto quanto i francesi siano gelosi delle loro bollicine. All'epoca però si poteva. Solo dalla fine degli anni Ottanta l'Unione Europea ha riservato quell'espressione alla sola Champagne, lasciando a tutti gli altri "metodo classico" o "metodo tradizionale".

Franciacorta Extra Brut DOCG 61 Berlucchi

Dove è cominciato tutto

Franciacorta Extra Brut DOCG "’61" - Berlucchi

22,00 € · Extra Brut

Paglierino chiaro con riflessi verdognoli, spuma cremosa e perlage fine. Il nome ricorda il 1961, anno delle prime bottiglie: il modo più diretto per brindare alla storia della denominazione.

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Qual è il metodo del Franciacorta?

Dopo anni di prove ed esperimenti, il Franciacorta diventa DOC nel 1967 e DOCG nel 1995, prima DOCG italiana riservata allo spumante metodo classico.

Da sapere: in etichetta non servono altre indicazioni. Non si scrive né "spumante" né "metodo classico", ma semplicemente Franciacorta: un territorio, un vino.

Parlare di metodo classico significa parlare di una bollicina che nasce da una seconda fermentazione in bottiglia, esattamente come per lo Champagne. Per i dettagli di ogni passaggio c'è la nostra guida sulla spumantizzazione con il metodo classico.

Quali sono i vitigni del Franciacorta?

Le uve ammesse sono Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco ed Erbamat, un vitigno bianco autoctono entrato nel disciplinare di recente, in proporzioni diverse a seconda della tipologia.

Quanti tipi di Franciacorta ci sono?

Franciacorta: la tipologia più classica, fresca e armonica, perfetta per tutto il pasto. Resta almeno 18 mesi sui lieviti prima della messa in commercio. Giallo paglierino, a volte con riflessi dorati, bollicina fine e persistente, sentori di crosta di pane e lievito accompagnati da agrumi, frutta a polpa bianca e mandorla. In bocca è fresco e sapido.

Franciacorta Rosé: qui il Pinot Nero, vinificato con un breve contatto con le bucce, dà colore, nerbo e intensità, ed è assemblato con Chardonnay e/o Pinot Bianco. Servono almeno 24 mesi sui lieviti. Il colore va dal rosa pallido al salmone intenso, e i profumi si arricchiscono di frutti rossi come le fragoline di bosco. Più strutturato, sta bene anche con piatti saporiti.

Franciacorta Rosé DOCG Monogram Castel Faglia

Rosé · almeno 24 mesi sui lieviti

Franciacorta Rosé DOCG "Monogram" - Castel Faglia

27,00 € · Rosé

Rosato con riflessi aranciati, perlage fine, frutti di bosco in primo piano. Il Pinot Nero dà colore e nerbo: un rosé che regge anche piatti saporiti.

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Franciacorta Satèn: si fa solo con uve bianche, Chardonnay in prevalenza ed eventualmente Pinot Bianco, senza Pinot Nero. Esiste solo nel dosaggio Brut, fino a 12 grammi di zucchero per litro, e resta almeno 24 mesi sui lieviti. La pressione più bassa, sotto le 5 atmosfere, rende la bollicina cremosa e setosa. Tutti i dettagli sono nella nostra guida al Franciacorta Satèn.

Le tipologie possono avere anche un'ulteriore classificazione:

Franciacorta Millesimato: almeno 30 mesi sui lieviti e almeno l'85% di uve dell'annata indicata. È un vino più ricco e intenso, che racconta il carattere di una vendemmia.

Franciacorta Riserva: l'attesa sale ad almeno 60 mesi sui lieviti, con note complesse ed evolute date dal lungo affinamento.

Franciacorta DOCG Brut Millesimato Millé 2020 Muratori

Millesimato · almeno 30 mesi sui lieviti

Franciacorta DOCG Brut Millesimato "Millé" 2020 - Muratori

32,00 € · vendemmia 2020

Paglierino con sfumature verdognole, naso fragrante e profondo. Una sola annata e più tempo sui lieviti: il salto di complessità rispetto al Brut senza annata si sente.

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Non solo bollicine: Curtefranca DOC e IGT Sebino

La Franciacorta offre anche vini fermi, rossi e bianchi, da Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Carmenère, Merlot, Chardonnay e Pinot Bianco. Due denominazioni li valorizzano: Curtefranca DOC, un tempo chiamata Terre di Franciacorta, e IGT Sebino.

Il Curtefranca esiste in versione rossa, da Merlot, Cabernet Franc o Carmenère e Cabernet Sauvignon, e in versione bianca, da Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero. I rossi sono intensi, vinosi e fruttati, da abbinare ad antipasti all'italiana, umidi, arrosti e selvaggina. Il Curtefranca Bianco è delicato e fresco, per antipasti leggeri, primi delicati, pesce e formaggi freschi. La DOC prevede anche la menzione Vigna, con il nome del vigneto in etichetta e regole più severe.

Il Sebino IGT consente quattro tipologie (bianco, rosso, novello e passito) e un'ampia scelta di uve, tra cui anche Nebbiolo e Barbera. Il disciplinare più flessibile lascia spazio a interpretazioni diverse, dai vini freschi da bere subito a quelli più importanti.

La Franciacorta oggi: verso il primato delle bollicine?

Oggi la Franciacorta è un sistema di grande successo. Qualità alta, comunicazione mirata e la coesione dei produttori, con eventi come il Festival di Franciacorta, l'hanno resa il riferimento del metodo classico italiano. I numeri raccontano la crescita: dagli 800 ettari di fine Novecento si è passati a circa 2.900 nel 2020, con 16 milioni di bottiglie l'anno.

Non mancano le sfide. La concorrenza del Prosecco, molto più economico, e l'espansione dei vigneti verso la pianura, che ha fatto crescere la produzione e abbassato il prezzo delle uve, spingono la denominazione a difendere la sua identità.

Il Franciacorta è l’erede dello Champagne?

Che l'eredità francese ci sia, è evidente: nel metodo, nei vitigni principali, perfino nella capacità di comunicare. Proprio questo modello, però, è diventato anche un limite: per crescere sui mercati internazionali, il Franciacorta deve raccontarsi sempre più per ciò che ha di proprio, a partire dal territorio e da un vitigno come l'Erbamat, che in Champagne non esiste.

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