VINI ROSSI PUGLIA

La Puglia è la seconda regione italiana per quantità di vino prodotto, dopo il Veneto, eppure solo una piccola parte di quel vino arriva in bottiglia con una denominazione di origine. Per decenni gran parte delle uve è finita in cisterna, venduta sfusa per dare corpo e colore ai vini del Nord. C'è anche un paradosso: con i contributi europei per estirpare i vigneti, a sparire sono state spesso proprio le vecchie vigne ad alberello, le meno produttive e le migliori. Il vino rosso pugliese di qualità esiste, ed è sempre più facile da trovare, ma bisogna sapere dove guardare: vitigni autoctoni, zone precise, vigne vecchie.

I vini rossi pugliesi, da nord a sud

La regione si allunga per centinaia di chilometri e ogni zona ha il suo vitigno. A nord, nella Daunia, domina il Nero di Troia, dalla trama tannica fine e dal profilo più austero. Sull'altopiano della Murgia lo stesso vitigno dà i rossi di Castel del Monte, la denominazione che prende il nome dal castello ottagonale di Federico II. Nei primi anni Dieci ha ottenuto anche una DOCG per la Riserva. Poco più a sud, Gioia del Colle è la patria del Primitivo di collina, più fresco e teso. Scendendo verso Taranto si entra nel regno del Primitivo di Manduria, caldo e generoso. In fondo alla penisola, nel Salento, il protagonista è il Negroamaro, coltivato ad alberello tra due mari. Le brezze dell'Adriatico e dello Ionio gli danno vini robusti e speziati, con la loro espressione più classica nel Salice Salentino.

Come riconoscere un buon rosso pugliese

Visto quanto vino anonimo esce dalla regione, qualche segnale in etichetta aiuta a scegliere. Il primo è il vitigno: Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia e Susumaniello raccontano la Puglia meglio di un taglio con uve internazionali. Il secondo è la zona: una DOC precisa come Gioia del Colle, Castel del Monte o Salice Salentino dice più di un generico IGT Puglia. Il terzo è la vigna: quando la retroetichetta cita l'alberello o le viti vecchie, di solito c'è dietro una resa bassa e un frutto più concentrato. Vale la pena guardare anche agli autoctoni riscoperti, come il Susumaniello, quasi scomparso fino a pochi anni fa e oggi tra le novità più interessanti del Salento.

Quanto costa un vino rosso pugliese

La Puglia resta una delle regioni con il miglior rapporto tra prezzo e qualità. Tra 8 e 12 euro si trovano i rossi del Salento e i Primitivo d'ingresso, pronti da bere. Tra 15 e 25 euro entrano le DOC più curate e le selezioni da vigne vecchie. Sopra i 30 euro si trovano le riserve e i cru di Primitivo di Manduria e Negroamaro, dove il prezzo riflette rese basse e lunghi affinamenti.

Domande frequenti sui vini rossi pugliesi

Quali sono i vini rossi pugliesi più famosi?

Il più conosciuto è il Primitivo di Manduria, seguito dal Salice Salentino a base Negroamaro. Tra gli appassionati crescono il Castel del Monte da Nero di Troia e il Primitivo di Gioia del Colle, più fresco di quello di Manduria. Tra le novità, il Susumaniello è l'autoctono che sta attirando più attenzione.

Quali sono le DOC della Puglia per il vino rosso?

La regione conta una trentina tra DOC e DOCG. Per i rossi le più importanti sono Primitivo di Manduria, Gioia del Colle, Castel del Monte, Salice Salentino, Copertino e Cacc'e Mmitte di Lucera. Sopra tutte c'è l'IGT Puglia, divisa in cinque IGT regionali da nord a sud: Daunia, Murgia, Valle d'Itria, Tarantino e Salento.

Che differenza c'è tra Primitivo e Negroamaro?

Il Primitivo matura presto e dà vini caldi, morbidi e ricchi di frutta scura, a volte con un alcol importante. Il Negroamaro, tipico del Salento, è più scuro e austero, con note speziate e balsamiche e un finale leggermente amarognolo. Spesso i due si trovano insieme nei rossi del Salento.

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