Vini dell'Etna: caratteristiche, storia e vitigni più importanti

Di Chiara Bolzani

Vigneti sulle pendici dell'Etna

Se pensi alla Sicilia, cosa ti viene in mente? Noto al tramonto, con i suoi palazzi che si accendono di luce dorata, o la folla colorata della Vucciria e di Ballarò.

Ma c'è un altro luogo che definisce l'isola: l'Etna, "a muntagna", come la chiamano con affetto e rispetto i siciliani. Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, è il vulcano attivo più alto d'Europa e domina tutta la costa orientale. Sulle sue pendici nascono due vini che hanno cambiato l'immagine del vino siciliano, un tempo associato più alla quantità che alla qualità: l'Etna Rosso e l'Etna Bianco.

Ma come hanno fatto i viticoltori etnei a domare i suoli vulcanici? Partiamo dall'inizio.

Lo sviluppo della viticoltura lungo i versanti dell’Etna

Sulle pendici della muntagna, strato dopo strato di lava, la vite si coltiva da tempi antichissimi. A introdurla furono i coloni greci, e i Romani ne ampliarono la coltivazione.

Fino all'inizio del Novecento i vini dell'Etna erano molto richiesti nel Nord Europa, soprattutto per tagliare vini più deboli. Le uve si vinificavano nei palmenti, cantine scavate nel pendio che sfruttavano la gravità e il fresco naturale. Dal porto di Riposto le botti partivano via nave, anche verso la Francia.

Poi il declino. Non per colpa della fillossera: nei suoli vulcanici l'insetto non riesce a vivere, e per questo sull'Etna sopravvivono ancora viti centenarie a piede franco. A pesare furono piuttosto il crollo del commercio e lo spopolamento delle campagne. Molti vigneti, soprattutto quelli più alti e difficili da raggiungere, furono abbandonati.

Nel 1968 nasce l'Etna DOC, la prima della Sicilia. La vera rinascita arriva però nei primi anni Duemila, quando alcuni pionieri, tra cui Andrea Franchetti di Passopisciaro, comprano vigne sul versante nord. Da lì la corsa è stata impressionante: tra il 2011 e il 2020 i produttori sono passati da 176 a 383 e la superficie vitata è più che raddoppiata, oltre gli 11.000 ettari.

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Etna Rosso

Dal Nerello Mascalese dei versanti più alti ai rossi di contrada: la nostra selezione di Etna Rosso.

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L’importanza dei versanti e delle contrade

"Versante" è la parola che sull'Etna indica le diverse aree della montagna in cui si fa vino, ognuna con il suo microclima, la sua storia e il suo stile. La DOC disegna una specie di falce attorno alla vetta, sui versanti nord, est e sud.

Dove è ripartito tutto

Versante Nord

Uve protagoniste

Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio

Carattere

alta quotafreschezzaeleganza

Comuni

Randazzo, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Passopisciaro.

Qui si trovano alcuni dei vigneti più alti dell'Etna, fino e oltre i 1.000 metri. È il versante da cui, nei primi anni Duemila, è partita la rinascita moderna del vulcano, ed è la patria dei rossi più eleganti e profumati da Nerello Mascalese. Molte delle contrade più citate stanno qui.

La casa del Carricante

Versante Est

Uve protagoniste

Carricante, Nerello Mascalese

Carattere

brezze marinepioggebianchi longevi

Comuni

Milo, Zafferana Etnea, Sant'Alfio.

Aperto verso il mare, è il versante più piovoso e il regno del Carricante. Il comune di Milo è il solo da cui può nascere l'Etna Bianco Superiore: è considerato il cru indiscusso per i bianchi etnei complessi e capaci di invecchiare.

Il lato più caldo

Versante Sud

Uve protagoniste

Nerello Mascalese, Carricante

Carattere

solepienezzafrutto maturo

Comuni

Belpasso, Paternò, Santa Maria di Licodia, Biancavilla.

Più esposto al sole, dà in genere vini dal frutto più maturo e pieno. La DOC comprende qui quattro comuni, ed è l'area dove la viticoltura sta tornando dopo decenni di abbandono.

Il versante ovest resta fuori dalla DOC: dopo la fillossera vi si coltivava pochissima vite, anche se oggi le sue uve vengono spesso vendute ai produttori del versante nord. È il lato più selvaggio e meno esplorato del vulcano.

All'interno dei versanti, la denominazione è suddivisa in contrade: 133, che prendono il nome dai piccoli borghi e sono il primo passo verso un vero sistema di cru. Ogni contrada nasce da colate laviche diverse, per età e composizione, e il nome in etichetta dice già molto del vino.

Il dettaglio da sapere

La forma di allevamento tradizionale è l'alberello etneo, spesso su terrazze sostenute da muretti di pietra lavica. Nei vigneti più antichi le viti sono piantate a quinconce, una griglia in cui ogni pianta è equidistante dalle vicine: una tecnica storica che alcuni agronomi del vulcano stanno salvando dall'oblio. Molti impianti moderni sono invece a spalliera o a cordone speronato.

I vitigni vulcanici: gli autoctoni

Sono cinque le uve che definiscono l'Etna. Alcune sono autoctone in senso stretto, come il Nerello Mascalese e la Minnella; altre, come il Carricante, crescono qui da così tanto tempo che fanno ormai parte dell'identità del vulcano.

Il Nerello Mascalese

Uva rossa più importante dell'Etna, il Nerello Mascalese ha un nome che richiama la piana di Mascali, ai piedi del vulcano. Le analisi del DNA lo hanno rivelato figlio di Sangiovese e Mantonico Bianco. Nel 2020 se ne contavano circa 3.080 ettari, con moltissime viti vecchie.

Dà vini dal colore scarico, ma sorprendentemente strutturati e longevi: ciliegia, fragolina, spezie ed erbe mediterranee, con una trama tannica fitta. Per questo viene spesso paragonato al Pinot Nero o al Nebbiolo. Ha una grande vigoria, e il suo carattere cambia molto con l'annata, l'altitudine e il versante.

Il Nerello Cappuccio

Compagno storico del Mascalese, chiamato anche Nerello Mantellato, dà vini più morbidi e pronti prima. Per questo si usa soprattutto in assemblaggio, per arrotondare il sorso. La sua identità è stata a lungo confusa: le analisi del DNA hanno rivelato che circa il 70% delle viti chiamate Nerello Cappuccio in Sicilia sono in realtà Carignan.

Il Carricante

Ed eccoci ai bianchi. Il Carricante è l'altro protagonista del vulcano, e il suo nome dice molto: dal siciliano "caricanti", capace di riempire i carri, per la sua produttività. Negli ultimi anni rese più basse e una selezione attenta hanno spostato l'attenzione sulla qualità.

Cresce soprattutto sul versante est, nelle contrade più alte e fresche, e trova a Milo il suo cru. Dà bianchi dall'acidità tesa, con profumi di fiori bianchi, ginestra e frutta a polpa bianca, e una sapidità spiccata. Sono vini che migliorano con qualche anno di bottiglia.

Il Catarratto

Con oltre 30.000 ettari, il Catarratto è il vitigno più coltivato di tutta la Sicilia, soprattutto in provincia di Trapani. Sull'Etna si esprime in modo diverso: più fresco e agrumato, è il compagno più frequente del Carricante nell'Etna Bianco.

La Minnella

Rara e coltivata quasi solo sul vulcano, la Minnella Bianca si trova soprattutto nei vecchi vigneti. Cresce mescolata al Nerello Mascalese e al Carricante, e delle sue origini non si sa quasi nulla. Nell'Etna Bianco entra in piccole quote, per aggiungere morbidezza e profumi di frutta bianca e fiori; qualche produttore la vinifica anche in purezza. Chi la coltiva custodisce un pezzo di storia del vulcano che rischiava di sparire.

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Etna Bianco

Carricante e Catarratto, dalle contrade del versante est fino a Milo: la nostra selezione di Etna Bianco.

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I vitigni vulcanici: gli internazionali

Anche sull'Etna, nel corso del tempo, sono arrivati vitigni da fuori. Il più antico è la Grenache, qui chiamata Alicante, presente sul vulcano da oltre un secolo. Poi i classici francesi: Chardonnay, Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon, con cui gli stessi pionieri del Duemila hanno sperimentato prima di concentrarsi sulle uve locali.

Un dettaglio importante: questi vitigni non rientrano nell'Etna DOC. I vini che li usano escono di solito come Terre Siciliane IGT. L'identità del vulcano, e della denominazione, resta legata alle varietà autoctone.

Etna Rosso ed Etna Bianco: le caratteristiche

Etna Rosso

L'Etna Rosso nasce per almeno l'80% da uve Nerello Mascalese, con il Nerello Cappuccio fino al 20%. L'altitudine, fino e oltre i 1.000 metri, e le forti escursioni termiche tra giorno e notte preservano l'acidità e profumi fini e intensi.

Come sono questi vini? Il colore va dal rubino al granato con gli anni. Al naso frutti rossi e neri, fiori, spezie ed erbe mediterranee; in bocca il corpo è medio, i tannini fitti ma eleganti, la chiusura lunga e sapida. La tendenza è usare il legno con misura, in botti grandi o in acciaio, perché il vitigno e il suolo parlino per primi.

Con cosa abbinarlo? Grazie a struttura e acidità si abbina a tante preparazioni: agnello al forno, maiale, formaggi stagionati, ma anche piatti di pesce più strutturati come il tonno o il pesce spada. Per scegliere la bottiglia giusta c'è la nostra guida all'Etna Rosso tra contrade, altitudine e uve.

Etna Bianco

L'Etna Bianco nasce da almeno il 60% di Carricante, completato da Catarratto e da piccole quote di altre uve locali come la Minnella. La versione Superiore può nascere solo nel comune di Milo, sul versante est.

Si presenta paglierino, a volte con riflessi verdognoli. Al naso pesca e pera, fiori di campo, erbe aromatiche; in bocca è fresco e sapido, con un'acidità vivace che lo rende longevo. Non a caso è tra i più celebri bianchi sapidi e minerali d'Italia, insieme agli altri bianchi vulcanici.

Con cosa abbinarlo? Pesce, crostacei, antipasti leggeri, formaggi freschi e piatti di verdure; le versioni con qualche anno sulle spalle reggono anche piatti più ricchi. Le nostre bottiglie preferite sono nei migliori Etna Bianco.

Le cantine da conoscere

Tra i produttori che hanno fatto la storia recente del vulcano ci sono Benanti, tra i nomi storici del versante est, e Passopisciaro, tra i pionieri del versante nord. Sempre a nord lavorano Tenuta delle Terre Nere, Graci e Pietradolce, oltre a Frank Cornelissen con i suoi vini artigianali.

Da conoscere anche I Custodi delle Vigne dell'Etna, impegnati nel recupero delle vigne storiche e delle tecniche tradizionali, e Terrazze dell'Etna, che produce anche metodo classico da uve etnee. Degustare i loro vini è il modo più diretto per capire quanto possa cambiare lo stesso vitigno da una contrada all'altra.

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I vini dell'Etna

Etna Rosso, Etna Bianco, Rosato e metodo classico: tutta la nostra selezione dal vulcano.

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