Chianti


Il Chianti rappresenta probabilmente la zona simbolo, più di Bolgheri e Montalcino, che ha fatto conoscere la Toscana al mondo, a cui si deve il merito di aver convertito i vini italiani da vini da pasto a vini di alto artigianato.

Il successo di questa zona inizia a partire dagli anni ‘70, quando alcuni produttori ebbero l’impulso di produrre dei grandi vini rossi toscani. Su tutti, un grande lavoro iniziale è stato svolto da Castello di Ama e Fattoria di Felsina i quali, grazie alla forte tradizione e alle giuste strategie, riuscirono ad elevare la qualità dei vini rossi della zona.
Fino al XIX secolo, il Chianti veniva elaborato con la maggioranza di uve canaiolo, con sole piccole aggiunte di sangiovese o di malvasia. Fu il conte Bettino Ricasoli, proprietario della maison de négoce Ricasoli, che nella seconda metà dell’800 mise a punto una nuova formula per il Chianti, inserendo il sangiovese in netta predominanza (ben 70%), con un apporto del 15% di canaiolo nero e del 10% di uve bianche atte ad equilibrare le durezze dell’uva principale.
Altra pratica che fu utilizzata è quella del cosiddetto “governo”, che consiste nel mettere una parte dei grappoli in fase di vendemmia per farli appassire, e poi aggiungerli al mosto fermentato. La seconda fermentazione apporta un contenuto alcolometrico più elevato e maggiore rotondità.

Oggi, il territorio del Chianti è costituito anche di uve internazionali a bacca rossa, che vengono utilizzate in percentuali minori in assemblaggio con lo stesso sangiovese all’interno della DOCG oppure vengono utilizzate in tagli particolari per elaborare grandi vini rossi al di fuori della denominazione, quali Solaia e Tignanello.

La zona del Chianti è la più ampia in termini produttivi tra tutte le denominazioni italiane, con una produzione di ben 750 mila ettolitri. Per questa ragione, i terreni e le conseguenti caratteristiche del vino, variano molto da zona a zona.
Ciò ha portato all’identificazione di 8 zone differenti all’interno della denominazione: prima su tutti Chianti Classico, nelle province di Siena e Firenze, che dal 1980 ha acquisito la DOCG autonoma. Rufina, dove nascono i Chianti più eleganti: la maggior parte delle vigne appartengono ai Frescobaldi e Antinori. Di rilievo minore sono Montespertoli, Colli Fiorentini, Colli Aretini, Colli Senesi e Colli Pisani, che danno vita a Chianti meno strutturati e complessi. Il cru Montalbano copre, invece, l’area di Carmignano, la più antica denominazione della Toscana.

Sin dal Medio Evo, la zona del Chianti Classico, la più suggestiva tra tutte, identifica i comuni di Radda, Gaiole e Castellina, i quali formarono un’unione politica e militare chiamata Lega del Chinati. Nel 1716, Cosimo III de’ Medici, gran duca di Firenze, dona ad esse anche il comune di Greve. Il disciplinare degli anni ‘80 ha poi indicato anche i comuni, di secondaria importanza, di San Casciano, Barberino, Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi.
Si può affermare che i migliori vini della zona del Chianti Classico provengono dalle colline di Gaiole e dalle parcelle situate a mezza collina a sud di Greve e a nord di Radda e Castellina.
Il Consorzio del Chianti Classico, il cui simbolo è identificato dal noto gallo nero, ha svolto un notevole lavoro nella promozione delle cantine della sottozona, nella ricerca dei cloni di sangiovese e nel reimpianto delle vigne, avvenuto in massa nei decenni ‘60 e ‘70.

I produttori del Chianti che hanno svolto un ruolo centrale nel successo del territorio sono senz’altro Marchesi Antinori, Marchesi de’ Frescobaldi, Castellare di Castellina, Montevertine, Fattoria di Fèlsina, Barone Ricasoli, Borgo Salcetino, Monteraponi, Fontodi, Castello di Monsanto, Banfi.