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SAUVIGNON

Il Sauvignon Blanc è uno dei pochi vitigni al mondo capace di sembrare completamente diverso a seconda di dove cresce. Il Sauvignon del Friuli — erbaceo, verticale, con una nota di peperone verde e pompelmo — non assomiglia quasi per niente a quello dell'Alto Adige, che su suoli porfirici e in quota sviluppa aromi floreali e una tensione minerale da fare invidia alla Loira. E la Loira, con i suoi Sancerre e Pouilly-Fumé, è un'altra storia ancora: selce, agrumi, quasi nessuna traccia di erba. Stesso vitigno, tre identità. La scelta dipende da cosa stai cercando — non dal nome sulla bottiglia.

Sauvignon italiano: Friuli e Alto Adige a confronto

In Italia il Sauvignon ha due case. La prima è il Friuli Venezia Giulia — Collio, Colli Orientali, Isonzo — dove i produttori hanno costruito negli ultimi quarant'anni uno stile preciso: erba fresca, pompelmo, foglia di pomodoro, finale sapido. Un Sauvignon da pesce e cucina leggera, da bere giovane e senza cerimonie. La seconda è l'Alto Adige, dove la quota e l'escursione termica cambiano radicalmente il profilo: vini più floreali, con pesca bianca, fiori di sambuco, una mineralità che in versioni come il Sanct Valentin di San Michele Appiano o il Quarz di Terlano diventa un parametro di riferimento assoluto per il Sauvignon italiano. Se non hai preferenze precise, parti dal Friuli per capire il vitigno; passa all'Alto Adige per trovarne la versione più sorprendente.

Sauvignon della Loira e abbinamenti: dove andare da qui

Se vuoi uscire dall'Italia, la Valle della Loira è il riferimento mondiale per capire dove può arrivare il Sauvignon: Sancerre e Pouilly-Fumé su suoli calcarei portano una mineralità di pietra focaia che i Sauvignon italiani non replicano. Sono vini più austeri, meno immediatamente fruttati, adatti a chi cerca complessità più che fragranza. Per chi invece sa già quale Sauvignon vuole ma non sa con cosa abbinarlo — o cerca una bottiglia da aprire su un piatto specifico — la nostra selezione di Sauvignon per abbinamento organizza la scelta per occasione d'uso, dal pesce crudo ai formaggi di capra, dai crostacei alle verdure amare.

Cosa rende il Sauvignon così riconoscibile: la metossipirazina

La nota erbacea del Sauvignon, quella di peperone verde e uva spina che lo rende immediatamente riconoscibile, non è un difetto né una casualità. È prodotta da una molecola specifica, la metossipirazina, presente nelle uve in concentrazioni che variano con il clima e con la maturazione. Nei climi freddi — Loira, Alto Adige in quota, Friuli nelle annate fresche — la metossipirazina si degrada lentamente e rimane in quantità maggiore nel vino, producendo aromi erbacei precisi. Nelle stesse uve raccolte più tardi o in annate più calde, la molecola si riduce con l'esposizione al sole e al calore, e il profilo diventa più fruttato, meno aggressivo. Per questo lo stesso vitigno, nello stesso vigneto, può darsi versioni completamente diverse a seconda dell'annata. È anche, curiosamente, lo stesso meccanismo che lega il Sauvignon al Cabernet Sauvignon: i due vitigni sono geneticamente collegati, con il Sauvignon Blanc che nel Settecento ha contribuito a generare il Cabernet per incrocio spontaneo con il Cabernet Franc, in Bordeaux.

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