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Tre giorni nel Collio: un itinerario da sogno per l'enoturista del weekend

Di Marco Sutter

copertina Collio

Se sei qui, è perché anche su di te il Collio esercita un fascino fatto di sensazioni autentiche, un territorio che parla all’anima e memorie di un tempo passato. I wine lover più appassionati lo sanno, è tutto nella "Ponca" (o flysch). Immagina degli strati antichissimi di argilla e sabbia che si sono compattati nel tempo, che riposano sotto le vigne di questa regione. La Ponca si sbriciola con il sole e la pioggia, liberando sali minerali e sostanze preziose. I più famosi vitigni del territorio ne vengono naturalmente influenzati: Friulano, Malvasia, Ribolla ne guadagnano in sapidità e carattere.

Due consigli. Uno: mentre guidi tra i filari, prenditi il tempo per guardarti bene intorno. Per secoli queste colline sono state il giardino di casa dell'Impero austro-ungarico, quindi vedrai spuntare castelli medievali e ville elegantissime che ti riportano direttamente all'epoca degli Asburgo.

Due: pensa al Collio come al crocevia di culture per antonomasia. Sembra una frase fatta, ma mai come in questo caso viene usata a proposito. Il bello del Collio è che finisce in Slovenia e diventa Brda, ma il suolo e il clima non lo sanno. Qui la cucina goriziana si mescola con quella slovena e friulana: un mix di sapori che ti muove l’acquolina solo al pensiero.

Una Wine Experience nel Collio

Questa nuova Wine Experience che abbiamo preparato vede una collaborazione speciale. Ti lasciamo alle parole di Marco Sutter, giornalista special guest del nostro blog, direttore di diversi magazine a livello nazionale e internazionale, esperto di Wine Tourism e del primo magazine dedicato “Wine Life and Travel Magazine”. Insieme al nostro Fulvio di Lecce, Wine Expert di Tannico, hanno studiato un itinerario enogastronomico lungo un weekend, tra cantine, locande storiche e ristoranti stellati.

Redazione

Giorno 1

Si arriva nel Collio nel pomeriggio, il tempo di sistemarsi e subito si entra nel vivo con due visite in cantina che raccontano l'anima più autentica di questo territorio.

Visita alla cantina I Clivi

Clivi

I Clivi è una di quelle cantine che, se ami i vini autoctoni friulani, non puoi non conoscere. L'azienda è oggi guidata da Mario Zanusso, che ne ha fatto uno dei punti di riferimento assoluti per chi cerca vini territoriali, identitari, con una storia da raccontare bicchiere dopo bicchiere. La particolarità de I Clivi è che il lavoro non si ferma al Collio friulano: Mario spazia fino al Collio sloveno, portando in cantina uve da vigneti che si trovano letteralmente a cavallo del confine. Un confine che, a guardare i vini, sembra quasi non esistere — e questo è già di per sé un messaggio bellissimo. I bianchi di questa cantina hanno una precisione e una profondità che lasciano il segno: Friulano, Malvasia, Ribolla Gialla vinificata con una cura artigianale che si sente nel bicchiere.

Collezione I Clivi

Visita alla cantina Venica & Venica

A pochi chilometri, Venica & Venica racconta una storia di famiglia lunga più di un secolo. Qui si fa vino da generazioni, e si vede: l'approccio è quello di chi conosce il territorio nel profondo, di chi ha visto le stagioni passare sugli stessi vigneti per decenni. I vini di Venica sono i classici del Collio: bianchi di grande struttura, minerali, con quella sapidità tipica della ponka che li rende eleganti e longevi allo stesso tempo. Una visita in cantina qui non è solo una degustazione: è un corso accelerato sulla storia viticola di questa regione. In più, e questa è una notizia molto buona, Venica & Venica ha anche un wine resort di proprietà dove pernottare. Dormire in mezzo alle vigne del Collio, con quella luce dorata del tardo pomeriggio che filtra tra i filari? Difficile immaginare un modo migliore per concludere la prima giornata.

Collezione Venica & Venica
venica

Cena a L’Argine a Vencò

venco

La sera è riservata a uno degli indirizzi più interessanti del Friuli: L'Argine a Vencò, il ristorante stellato di Antonia Klugmann. Se il nome non ti dice niente, preparati a rimediare e fallo presto, perché a Vencò si mangia davvero qualcosa di speciale. Antonia è una chef che ha scelto di tornare al territorio, e lo si sente in ogni piatto. La cucina de L'Argine non è mai banale, mai scontata: parte dalla materia prima locale con erbe, verdure, carni e pesci di produttori selezionati e la porta in una dimensione di fine dining che sorprende senza stancare. Non c'è ostentazione, c'è sostanza. E c'è quel tocco di originalità che fa dire, dopo l'ultima portata, "ecco, non me l'aspettavo".

Giorno 2

La giornata più lunga e ricca dell'itinerario. Cantine da visitare, un pranzo da non perdere, e una cena che è essa stessa una destinazione.

Visita alla cantina Villa Russiz

pianetto vigna

Si inizia la mattina con Villa Russiz, che è una di quelle tappe che vale il viaggio indipendentemente dal vino, anche se poi il vino, per la cronaca, è eccellente. Villa Russiz è una cantina storica che è anche un monumento. La proprietà risale alla seconda metà dell'Ottocento e porta con sé una storia di filantropia, viticoltura e architettura che ha pochi paragoni nel panorama enologico italiano. I bianchi prodotti qui — Sauvignon, Pinot Grigio, Malvasia — sono precisi, eleganti, con quella vocazione al rigore che si respira anche negli ambienti della tenuta.

Collezione Villa Russiz

Pranzo alla Lokanda Devetak 1870

Per il pranzo ci spostiamo alla Lokanda Devetak, una di quelle trattorie storiche che esistono ancora per fortuna del mondo. Qui il tempo sembra essersi fermato nel modo giusto: la cucina è quella della tradizione di confine: jota, carni, formaggi, salumi, con quella densità di sapori che solo i posti con radici vere sanno dare. Ma la vera sorpresa, e il motivo per cui ogni appassionato di vino dovrebbe segnarsi questo indirizzo, è la carta dei vini. Una selezione sterminata, con un focus fortissimo sul territorio: Collio, Carso, Isonzo, ma anche il vicino Carso sloveno. Se ti fidi, e dovresti fartelo, lasciati consigliare dal padrone di casa. Ne vale sempre la pena.

Visita alla cantina Movia

movia

Nel primo pomeriggio, un piccolo salto oltre confine, anche se le distanze qui sono questione di minuti, per visitare Movia, una delle cantine naturali più famose e rispettate di tutta la regione. Movia è slovena, ma è parte integrante della storia del vino di questo angolo d'Europa. La cantina ha abbracciato da decenni una filosofia di viticoltura naturale radicale: niente interventi in vigna e in cantina oltre lo stretto necessario, rispetto totale dei cicli naturali, vini che sono l'espressione più fedele del terroir. I loro orange wine e i loro rossi sono diventati oggetto di culto tra gli appassionati. Una visita qui è quasi un pellegrinaggio per chi ama il vino fatto davvero.

Collezione Movia

Cena e pernotto a La Subida, Trattoria al Cacciatore

La serata si chiude, e ci si ferma a dormire, alla Subida, un indirizzo che nel Collio ha lo stesso peso che un ristorante stellato ha in qualsiasi altra parte d'Italia. Tranne che qui non è solo un ristorante: è un luogo. La Subida è gestita dalla famiglia Sirk, e oggi è Mitja Sirk, ultima generazione, che produce anche vino, a guidare gli ospiti in percorsi gastronomici ed enoici di grandissima qualità. Qui convivono due anime: l'osteria, con la cucina di territorio più autentica e conviviale, e il ristorante stellato, per chi vuole alzare l'asticella senza perdere il calore di casa. La carta dei vini è un viaggio a sé: territoriale, ma aperta con curiosità al resto d'Italia e d'Europa. E dopo cena, si va a dormire in uno degli appartamenti nel bosco circostante, un bosco vero, silenzioso, con quella pace che in città ti scordi esista.

subida

Tip da gastronomo: i prosciutti D'Osvaldo a Cormons

Se passate da Cormons c'è una tappa che nessun appassionato di salumi e gastronomia dovrebbe saltare: i Prosciutti D'Osvaldo. Sono tra i migliori prosciutti d'Italia, prodotti secondo una ricetta artigianale tramandata di generazione in generazione. La stagionatura è lunga, il profumo è inconfondibile, il sapore è di quelli che restano per sempre nei ricordi più belli. Comprate qualcosa da portare a casa: ve ne pentirete se non lo fate.

Giorno 3

L'ultima giornata è dedicata a due nomi che hanno fatto la storia del vino italiano — e mondiale — e a un paio di tappe finali per chiudere in bellezza.

Visita alla cantina Radikon

Radikon

Iniziamo da Radikon, un nome che a Oslavia significa coraggio puro. Stanko Radikon è stato uno dei veri padri fondatori di quello che oggi chiamiamo orange wine.

Mentre tutti cercavano la perfezione tecnica e i vini filtrati, lui ha scelto di tornare alle origini: macerazioni lunghissime sulle bucce, niente solfiti aggiunti e un rispetto per la natura che toglie il fiato.

I suoi vini inizialmente sembravano incomprensibili, ma oggi sono diventati un mito assoluto. Entrare in questa cantina non è una semplice degustazione, è un incontro con una visione del mondo che sfida le regole.

Collezione Radikon

Visita alla cantina Gravner

Proprio lì di fronte — noi consigliamo la combo — troviamo Josko Gravner. Se Radikon è la rivoluzione, Gravner è la saggezza millenaria. Josko ha cambiato tutto quando ha deciso di abbandonare le tecnologie moderne per abbracciare le anfore di terracotta arrivate direttamente dalla Georgia.

Le sue Ribolle Gialle sono vere e proprie poesie liquide che riposano per anni prima di vedere la luce. "Imprescindibile", dichiara semplicemente Fulvio, Wine Expert di Tannico.

Collezione Gravner
Gravner

Pranzo al Ristorante Rosenbar

Rosenbar

Prima di tornare fate un giro a Gorizia, perché è una città di confine con un fascino molto particolare. La sosta a pranzo è al Rosenbar, trattoria storica della città. Cucina tipica, genuina, con quella sovrapposizione di influenze italiane, slovene e mitteleuropee che è il marchio di fabbrica di Gorizia. Un posto alla buona nel senso più bello del termine, dove si mangia quello che c'è, si beve quello che il territorio offre, e si esce soddisfatti.

Visita alla cantina Paraschos

L'ultima tappa enologica del weekend è Paraschos, un'azienda che porta avanti con coerenza e passione la tradizione del vino artigianale nel Collio friulano. Il fondatore, Evangelos Paraschos, è stato allievo di Radikon e Gravner — e si vede, nel rispetto che ha per la ponka e per i suoi vigneti. I vini di Paraschos hanno quella qualità che si riconosce subito nei vini artigianali ben fatti: sono veri, diretti, senza fronzoli. E per chi vuole fermarsi ancora una notte, Paraschos offre anche alcune camere semplici ma belle, perfette per chi vuole dormire davvero nel mezzo del Collio, a contatto con la vigna. Chiudiamo così, in bellezza, il nostro weekend nel Collio. Un territorio che, per chi ama il vino con curiosità e rispetto, è tra le esperienze più intense che l'Italia abbia da offrire. Bianchi straordinari, produttori visionari, cucina di confine autentica e quella sensazione rara di essere in un posto che non ha ancora perso se stesso.

Collezione Paraschos
Paraschos

Stay tuned per il prossimo itinerario

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Chiudiamo così, in bellezza, anche questa gita con le migliori raccomandazioni dei nostri wine expert. Se ti è piaciuto questo itinerario, ti piaceranno anche i prossimi in arrivo, quindi continua a seguirci per non perderti i nostri consigli di viaggio.

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