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I Clivi


Da Treviso all’Africa occidentale, per poi ritornare nel Collio del Friuli: dopo un diploma in ragioneria e dopo essere stato alle dipendenze del padre come oste nella piccola trattoria di provincia, Ferdinando sceglie di andare alla scoperta del mondo, accettando l’incarico di una ditta francese di trasporti. Questo il punto di partenza, da cui Ferdinando ha preso le mosse per arrivare a conoscere il vino, e quindi la Borgogna e Bordeaux, la Champagne e i friulani storici, i Barolo e la Toscana. A metà degli anni ’90, poi, un desiderio che si trasforma in realtà, con l’acquisto di una piccola vigna di due ettari lungo le pendici meridionali del Monte Quarin.
Dall’altra parte un’altra storia che cresce e si intreccia con quella di Ferdinando: è Mario, che dopo una laurea in Economia a Milano ritorna nelle terre del Friuli, e comincia quasi per gioco a sporcarsi le mani, lavorando tra i filari e impegnandosi a tempo pieno.
Nel frattempo, ai due ettari si aggiunge un altro vigneto, e si dà il via alle prime vinificazioni, esclusivamente a opera dei soli lieviti indigeni quando ancora di lieviti indigeni non ne parla nessuno. Scelte precise e intelligenti, ai tempi, che vedevano friulano e verduzzo, e friulano e malvasia unirsi in blend, mentre di contro tra i rossi è solo il merlot che tiene alta la bandiera tanto del cru di Brazan quanto del vigneto di Galea.
Un passo avanti ed ecco le prime sperimentazioni, libere e creative, espressive di quello che è il vino secondo le proprie convinzioni e al meglio delle proprie possibilità, con le prime barbatelle di ribolla gialla che trovano dimora.
Fatica e sudore, che non sempre fanno rima con successo, ma sempre sono affiancate da convinzioni che parlano di nessuna chiarifica, di pressatura soffice per ottenere e lavorare il solo mosto fiore, di malolattica in base alla stagione e di lunghissimo riposo sulle fecce fini, e quindi le prime vinificazioni separate dei singoli cru.
La storia moderna parla di un’espressione pura e vera del territorio, con “I Clivi” e con Ferdinando e Mario Zanusso, padre e figlio, che sono sempre in movimento, provenienti da lontano e in cammino verso il futuro.