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Casa Setaro


Nel territorio del comune di Trecase, lungo le pendici di quello che è il secondo vulcano più grande d’Italia, nel mezzo del Parco Nazionale del Vesuvio ricco di biodiversità e caratterizzato da un ecosistema unico al mondo, si trova l’azienda vitivinicola “Casa Setaro”, da sempre a conduzione familiare, e soprattutto da sempre impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni della Campania. Oggi realtà che, tra quelle regionali, riesce meglio di qualsiasi altra a conciliare e coniugare le più antiche tradizioni con le più moderne innovazioni, l’azienda vede le sue redini rette da Massimo Setaro, coadiuvato dai figli e dalla moglie Mariarosaria. Alla base di tutto ci sono valori antichi, trasmessi di generazione in generazione, quali l’amore per la natura, la passione e la dedizione per il proprio lavoro, e la profonda conoscenza delle proprie terre: questo il punto d’inizio, da cui a “Casa Setaro” si parte per arrivare a produrre etichette che, in qualche maniera, riescano a trasmettere al calice quella magia di sensazioni che provano la mente, le mani e il cuore di chi le produce. Suddivisi in tre distinti appezzamenti, i circa sette ettari vitati di cui la cantina al momento dispone accolgono le varietà di piedirosso, aglianico, falanghina e caprettone, coltivate in parte secondo l’antica forma di allevamento della pergola vesuviana, e in parte a spalliera. Su terreni lavici ricchi di minerali, e sfruttando caratteristiche microclimatiche uniche al mondo, stagione dopo stagione, vengono vendemmiati grappoli pregiati e schietti, che in cantina sono trasformati in vini altrettanto eccezionali. In locali scavati direttamente nella roccia vulcanica del Vesuvio, dove temperatura e umidità rimangono costanti durante tutto l’anno, ogni processo produttivo viene meticolosamente monitorato. Dai bianchi ai rossi, fino ad arrivare ai Lacryma Crhisti del Vesuvio, sono vini inimitabili, quelli di “Casa Setaro”, che prendono i nomi di “Don Vincenzo”, “Campanelle”, “Munazei” e “Terramatta”, per arrivare al calice a sorprendere per intensità, profondità, lunghezza, bevibilità e aderenza territoriale.