Qual è il miglior vino Sangiovese? Alla scoperta del vitigno più coltivato d'Italia
Il Sangiovese: vino ricco, profumato, intenso.
Vitigno iconico dell’enologia italiana, capace di offrire vini da un estremo - Brunello e Super Tuscan - all’altro - vini più spensierati, quotidiani. Proprio questa sua versatilità è il motivo per cui il Sangiovese è il vitigno più coltivato d’Italia.
Ma da Sangiovese a Sangiovese c’è un terroir di mezzo, andiamo a scoprire le origini del vitigno e le zone specifiche che danno vita ai migliori Sangiovese d’Italia.
Storia del Sangiovese, dalla Toscana all’Appennino
Vitigno di origine toscana, esteso ampiamente nell’Appennino tosco-emiliano. Ha trovato ampia diffusione in tutta l’Italia centrale distinguendosi in biotipi diversi.
Il Sangiovese annovera, infatti un numero incredibile di parenti o più specificatamente di cloni, ognuno adatto ad uno scopo diverso:
- vino da invecchiamento
- leggero da pasto
- più strutturato, meno strutturato
- tannico o poco tannico
Insomma un vitigno camaleontico che si adatta all’ambiente e ai desiderata dei produttori.
Quali sono i cloni del Sangiovese?
Per citare i più famosi: il Sangiovese Grosso, da cui si produce il Brunello a Montalcino, o il Morellino, con il quale si produce il Morellino di Scansano, ma anche il Prugnolo Gentile a Montepulciano.
In quale regione nasce il Sangiovese?
Il Sangiovese è davvero un vitigno speciale, con una storia lunghissima alle spalle.
Le sue origini sono ancora in parte misteriose, ma dagli studi sappiamo che viene coltivato in Italia da secoli.
La tesi dell’Asia Minore
Secondo gli studiosi potrebbe avere origini autoctone, radicate cioè nel territorio toscano da migliaia di anni. Alcuni pensano che discenda dal Ciliegiolo, altri da ceppi provenienti dall'Asia Minore importati magari dai Greci o dai Romani, ma più probabilmente dagli Etruschi.
La tesi etrusca
Una delle tesi più avvalorate è quella che attribuisce al Sangiovese origini antichissime. Approdato in Italia per mano degli Etruschi il vitigno si sarebbe poi diffuso ampiamente, e non è un caso, proprio nei territori da questi acquisiti, senza particolari difficoltà, grazie alla sua estrema adattabilità.
Perché il vino Sangiovese si chiama così?
Troviamo la prima citazione della sua esistenza con il nome di “Sangiogheto” in un trattato dell’agronomo Giovanni Soderini pubblicato nel ‘600.
Il nome pare discenda dal latino sanguis Jovis, “sangue di Giove” come era solito essere chiamato dai Romani - forse per l’irruenza e robustezza dei vini ottenuti dal Sangiovese.
Ad avvalorare questa tesi troviamo anche il dialetto romagnolo dove “sanzve's” , sembrerebbe, infatti, derivare dal Monte Giove o Colli Jovis, una collina che si trova nell'entroterra riminese. Ma la denominazione allude anche al “Sanctus Zeus”, il dio Giove dei Romani.
Fin qui tutto fila sull’origine del nome, ma sull’origine del vitigno? Preparati a un thriller enologico degno di un noir di Chandler.
Il Sangiovese ha origine dal Ciliegiolo?
Due sono le versioni più diffuse, entrambe avvalorate da studi ampelografici che collegano il Sangiovese al Ciliegiolo, un’altra uva autoctona dell’Italia centrale.
Da una parte, si sostiene che il Ciliegiolo sia addirittura il genitore del Sangiovese insieme al Calabrese Montenovo, uva calabrese che oggi è sull’orlo dell’estinzione. Questa tesi sarebbe avvalorata anche dal fatto che tracce di ciliegiolo siano state ritrovate in vigneti più antichi del Sangiovese.
L’altra tesi porta alla conclusione opposta, sarebbe il Sangiovese il ceppo originario e da lui deriverebbero Ciliegiolo e altri vitigni simili.
Quello che sappiamo è che ricerche recenti hanno rivelato che il Sangiovese è geneticamente correlato ad altri vitigni italiani, come appunto il Ciliegiolo ma anche il Colorino, e che potrebbe essere uno dei genitori del famoso vitigno Montepulciano. Inoltre, si è scoperto che ha legami con molte altre varietà locali, il che suggerisce una lunga storia di coltivazione e selezione naturale in Italia (fatto che si sposa bene alla teoria della diffusione per mano etrusca del vitigno).
Il Sangiovese è insomma un’uva estremamente prolifica in termini di cloni, una differenziazione che è frutto sia della sua lunga storia, sia dei processi di adattamento, avvenuti nel tempo, nei diversi territori dove è coltivata. Parlare, quindi, dell'espressione del Sangiovese nell'ambito di un territorio, significa anche considerare il relativo clone.
Per capire con un paragone la grande adattabilità di questa uva potremmo compararla allo Chardonnay, che ovunque venga piantato, regala sempre grandi soddisfazioni, si modifica, si adatta ma resta fedele a se stesso.
Così come il Sangiovese.
Paese che vai, Sangiovese che trovi
Sangiovese di Romagna
Così cantava il celebre Casadei, il Re del liscio:
“evviva la Romagna, evviva il Sangiovese!”
La Romagna rispecchia l’espressione del Sangiovese in tutta la sua spensieratezza: schietto e ruvido, ma al contempo delicato e aperto.
Accompagna le feste, le celebrazioni e i piatti tipici del territorio come salumi e tortellini in primis.
Il Sangiovese in Toscana
In Toscana, al contrario, il Sangiovese si veste di austerità, serietà e saggezza.
Doti che lo portano a volare alto con le espressioni massime che questa vite può dare, attraverso il Brunello di Montalcino o il Rosso di Montepulciano.
Per non parlare dei blend, con i bordolesi Merlot e Cabernet, per dare vita agli ormai celebri Super Tuscan, oggi considerati tra i capolavori dell’enologia italiana o con i tipici toscani, colorino e canaiolo che ne esaltano i profumi e il colore.
In due esempi abbiamo già mostrato la grande capacità del vino sangiovese di identificarsi e fondersi con il territorio che lo ospita, spensierato e giovane in Romagna, serioso e agée in Toscana.
Nel resto d’Italia
In Italia, resta sul podio per ettari di superficie vitata, molto diffuso quindi, in quasi tutte le regioni, Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio, e al Sud persino in Calabria, ma il primato lo detiene ovviamente la Toscana.
Il Sangiovese si trova in numerose DOCG: Brunello di Montalcino, Chianti, Morellino di Scansano, Conero, Torgiano Rosso Riserva, senza dimenticarci delle innumerevoli DOC e dei mitici Super Tuscan.
Il Sangiovese nel mondo
Nei secoli il vitigno ha viaggiato in lungo e in largo per il globo.
Si è accasato prima in Francia, soprattutto in Corsica, dove è chiamato Nielluccio.
Vi sono poi appezzamenti anche in Romania, in Spagna, Turchia e qualcosina persino in Svizzera.
Fuori dall’Europa il Sangiovese si è diffuso grazie ai tanti italiani che dalla fine dell’ottocento in poi sono andati in cerca di fortuna oltreoceano. E in valigia non potevano certo mancare delle barbatelle per poter coltivare la vite e non sentire la mancanza del calore della propria terra attraverso un buon bicchiere di vino.
Ed è così che troviamo il Sangiovese anche in Argentina, zona di Mendoza, in Brasile, Cile, USA, stati di Washington e California, ma anche down under, in Nuova Zelanda e Australia dove si producono interessanti espressioni.
Come per altri vitigni internazionali il Sangiovese si è adattato alla grande, dando il meglio in climi temperati, specie in terreni argillosi.
Ma che tipo di vino è il Sangiovese?
Caratteristiche principali del vino Sangiovese:
- capacità di invecchiamento
- gusto pieno, rotondo e ricco.
Si diceva che in ogni territorio il Sangiovese si esprime con diverse sfumature pur mantenendosi fedele alla sua natura.
La gamma è ampissima, tuttavia il Sangiovese è sempre molto riconoscibile per le sue qualità olfattive: violetta, ciliegia, iris, rosa, amarena, mora, prugna e pomodoro accompagnate da una buona freschezza, e poi tè, timo, tartufo, funghi, maggiorana, muschio, sottobosco, per citarne alcuni.
Ha questo sottile richiamo terroso e al legno come sandalo, tabacco, caffè.
L’insieme è fine, il tannino è poderoso, ma di consistenza setosa, sono i fiori ad emergere e i frutti rossi a dare spinta all’acidità, il vino è caldo, ma mai troppo rotondo, con un’elevata acidità che lascia non di rado un retrogusto amarognolo.
Il colore è intenso e deciso, con toni che vanno dal rubino al violaceo tendente al granato con l’invecchiamento.
I migliori vini Sangiovese
Il Sangiovese si declina in tanti vini diversi, sia in monovitigno che in blend.
Vitigno della tradizione toscana e della Romagna, è stato oggetto e soggetto di rivoluzione enologica e preso come ponte tra la tradizione e l’innovazione. Stiamo parlando dei Super Tuscan, che negli anni ‘60 hanno dato luce a vini che sono ormai nel gotha mondiale: Sassicaia, Ornellaia e Tignanello, solo per citarne alcuni. Vini dove il Sangiovese convive in blend a Cabernet Sauvignon e Merlot, per un taglio bordolese reinterpretato in guisa toscana.
Il Sangiovese che non ti aspetti
Sapevate che il Re dei Rossi è vinificato anche in bianco?
Proprio così: in Romagna e in Toscana alcuni vignaioli lo usano per fare vini bianchi e bollicine.
Il Sangiovese in bianco sottolinea la sua complessità aromatica attraverso sentori di amarena non ancora matura, fiori di arancio e ginestra.
Ha un gusto pieno e ricco. Si abbina perfettamente a carni bianche, formaggi freschi e a primi a base di ragu’ bianco.
E non solo, lo si trova anche in versione frizzante, spumante sia metodo charmat che metodo classico, bianco e rosé!
Con cosa abbinare il Sangiovese?
Al Sangiovese si può abbinare ogni piatto della tradizione, ma l’abbinamento territoriale è senza dubbio quello vincente.
Ad un Sangiovese di Romagna si abbina alla perfezione un piatto di gramigna alla salsiccia.
Se fosse Superiore, quindi più strutturato?
Una lasagna al forno o un arrosto, mentre con un Riserva, si potrebbe anche pensare ad uno stracotto o un cinghiale alle spezie, ma anche ai formaggi stagionati come al Formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone.Se invece fossimo in Toscana, abbineremmo il Chianti Classico a della carne anche alla brace. Quindi arrosti di carne di maiale, manzo e pollame, ma anche con stracotti a base di lepre e con formaggi locali stagionati. Il Brunello invece lo destiniamo alla cacciagione, con primi a base di ragu’ di cinghiale o pici all’anatra, e alla classica Fiorentina come secondo.
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