Alla scoperta del Franciacorta Satèn: cos'è, come si fa, come abbinarlo

Di Redazione

Calici di Franciacorta Satèn

Bollicine · Franciacorta DOCG

La bollicina che punta tutto sulla morbidezza

Tra le bollicine italiane, il Franciacorta Satèn è quella che punta tutto sulla morbidezza. Metodo classico lombardo come gli altri Franciacorta, si distingue per tre scelte precise: solo uve bianche, una pressione più bassa in bottiglia e un dosaggio sempre Brut. Il risultato è una bollicina cremosa, dalla spuma soffice, che al palato ricorda la seta.

Cos'è il Franciacorta Satèn

Si tratta di una tipologia di Franciacorta DOCG imbottigliata con una pressione più bassa rispetto agli altri: sotto le 5 atmosfere, contro le 5-6 abituali di uno spumante metodo classico. Meno pressione significa bollicine più delicate e una sensazione più cremosa in bocca.

Le altre regole sono altrettanto precise. Si fa solo con uve bianche: Chardonnay, sempre maggioritario, ed eventualmente Pinot Bianco fino a un massimo del 50%. Niente Pinot Nero, quindi, e niente versione rosé. Ed esiste in un solo dosaggio, il Brut.

E il nome? Non viene dal dialetto locale, come si legge spesso. Satèn è un marchio registrato dal Consorzio Franciacorta, pensato per evocare il satin, il raso, e la seta: un modo per dire in una parola quella morbidezza al palato che è la firma della tipologia.

Franciacorta DOCG '61 Satèn Berlucchi

Dove è cominciato tutto

Franciacorta DOCG '61 Satèn - Berlucchi

24,00 € · il '61 del primo Franciacorta

Spuma soffice, perlage finissimo, frutta a polpa gialla e agrume candito. Il nome ricorda il 1961, anno del primo metodo classico della zona, uscito proprio da questa cantina: un Satèn da cui partire.

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Come si produce il Franciacorta Satèn

La produzione segue il disciplinare del Franciacorta DOCG. Dopo la vendemmia le uve vengono pressate delicatamente, e il mosto fiore fermenta in acciaio o, talvolta, in barrique. Il vino base viene poi imbottigliato con l'aggiunta di lieviti e zuccheri, per la seconda fermentazione in bottiglia.

Qui sta il segreto del Satèn. La pressione finale dipende dalla quantità di zucchero aggiunta a questo punto: dosandone meno, la fermentazione produce meno anidride carbonica e la pressione resta più bassa. Il risultato è un perlage più fine e cremoso.

Il Satèn deve restare sui lieviti per almeno 24 mesi, che diventano 30 per il Satèn millesimato. In questo periodo sviluppa complessità aromatica e la sua caratteristica cremosità. Dopo la sboccatura, il vino viene rabboccato con la liqueur d'expédition, sempre entro il limite del dosaggio Brut: al massimo 12 grammi di zucchero per litro.

Il dettaglio tecnico

Quanto resta sui lieviti un Franciacorta? Almeno 18 mesi per il Franciacorta senza annata, 24 per Satèn e Rosé, 30 per il millesimato, 60 per la Riserva. Sono tempi più lunghi di quelli minimi dello Champagne senza annata, fermo a 15 mesi. Per il confronto completo tra le due denominazioni c'è la nostra guida sulla differenza tra Champagne e Franciacorta.

Franciacorta Satèn Millesimato DOCG Monogram 2019 Castel Faglia

Satèn millesimato · almeno 30 mesi

Franciacorta Satèn Millesimato DOCG "Monogram" 2019 - Castel Faglia

34,00 € · vendemmia 2019

Giallo paglierino con riflessi verdognoli, naso intenso di fiori bianchi e frutta matura. Un Satèn da una sola annata: più tempo sui lieviti, più profondità, la stessa morbidezza.

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Caratteristiche organolettiche

Nel calice il Franciacorta Satèn si presenta giallo paglierino brillante, con un perlage finissimo e persistente. Al naso offre note delicate di fiori bianchi, agrumi e pane tostato, a volte con sentori di vaniglia o frutta secca. In bocca il tratto distintivo è la morbidezza: cremoso ma fresco, con un finale elegante e persistente.

Abbinamenti gastronomici

Proprio perché è morbido e con bollicine delicate, il Satèn accompagna bene piatti dal gusto fine, che una bollicina più incisiva rischierebbe di coprire.

Antipasti: pesce crudo, carpacci e tartare, dove la cremosità del vino accompagna la dolcezza del pesce.

Primi piatti: risotti delicati, paste con sughi bianchi o ai frutti di mare.

Secondi: pesce al forno, carni bianche, formaggi freschi o di media stagionatura.

Aperitivo: con finger food raffinati è una scelta sicura. E grazie alla sua morbidezza non stanca il palato, quindi regge bene anche tutto il pasto. Altre idee sono nella nostra guida su come abbinare il Franciacorta.

Franciacorta Brut Satèn DOCG Ca' de Pazzi

Il Satèn da tutto pasto

Franciacorta Brut Satèn DOCG - Ca' de Pazzi

20,00 € · per crudi e risotti

Paglierino luminoso, bollicine fini, profumi di acacia, tiglio e pompelmo. Delicato quanto basta per un carpaccio di pesce, fresco abbastanza da arrivare fino al secondo.

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Temperatura di servizio e conservazione

Per apprezzare al meglio il Satèn, servilo tra i 6 e gli 8 °C. Più freddo, la sua morbidezza si spegne; più caldo, perde freschezza. Conservalo in cantina, al riparo dalla luce e a temperatura costante, intorno ai 12-15 °C.

Domande frequenti

Che cos'è il Satèn?

Satèn indica una tipologia di Franciacorta DOCG fatta solo con uve bianche (Chardonnay ed eventualmente Pinot Bianco), imbottigliata a pressione più bassa e sempre Brut. Resta sui lieviti almeno 24 mesi ed è la più morbida e cremosa tra le bollicine della denominazione.

Che differenza c'è tra Brut e Satèn?

Anche il Satèn è Brut, quindi la differenza vera è con il Franciacorta Brut classico. Il Satèn usa solo uve bianche, ha una pressione più bassa e resta sui lieviti almeno 24 mesi invece di 18. Il Brut classico può contenere Pinot Nero ed è più vivace nella bollicina.

Cosa significa "Satèn"?

Satèn è un nome registrato dal Consorzio Franciacorta per richiamare il satin, il raso, e la seta. Descrive la sensazione morbida e setosa che la bassa pressione dà al vino in bocca; non è una parola dialettale.

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Franciacorta Satèn

Dai Satèn senza annata ai millesimati: la nostra selezione della bollicina più morbida della Franciacorta.

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