Cosa si intende con Barbera Superiore?
Fino a poco tempo fa, il Barbera era spesso relegato in secondo piano rispetto ai rossi piemontesi più celebri a base Nebbiolo, come Barolo e Barbaresco. Negli ultimi anni, complice un cambio di paradigma nel mondo del vino, i rossi più snelli e meno tannici come sa essere il Barbera si sono ritagliati uno spazio sempre maggiore.
Oggi ci concentriamo sulla sua massima espressione: la versione Superiore. Vediamo cosa la distingue dalla versione base, quali caratteristiche organolettiche porta con sé e quanto deve invecchiare prima di finire in bottiglia.
Il Barbera d'Asti Superiore
La menzione DOCG "Superiore" identifica i vini di maggior pregio della denominazione Barbera d'Asti, ottenuti da uve Barbera per almeno il 90%. Per fregiarsi di questo nome, il vino deve raggiungere una gradazione alcolica minima del 12,5% e maturare almeno 14 mesi, di cui 6 in botti di legno.
All'interno della Superiore esistono due sottozone che alzano ulteriormente l'asticella: Tinella, nella parte centro-meridionale della denominazione, e Colli Astiani (o Astiano), a est della città di Asti. Entrambe richiedono un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 6 in legno, e una gradazione minima del 13%. I vini che ne derivano sono più strutturati: colore rubino che vira al granato con l'invecchiamento, profumo intenso e via via più etereo, palato secco e corposo.
Una precisazione sul Nizza
Chi conosce il Barbera d'Asti potrebbe aspettarsi di trovare qui anche il Nizza. Fino a qualche anno fa era proprio così: una terza sottozona, la più calda e vocata della denominazione. Dal 2019 però il Nizza è diventato una DOCG a sé stante, uscendo formalmente dal disciplinare del Barbera d'Asti Superiore. Resta comunque il vertice qualitativo del vitigno in zona Asti, solo con un nome e un disciplinare propri.
Al netto delle differenze tra sottozone, il tratto comune dei Barbera d'Asti Superiore resta la capacità di invecchiare bene: la maggiore struttura e la pienezza aromatica ne fanno il top di gamma della denominazione.
Il Barbera d'Alba Superiore
Anche il Barbera d'Alba ha la sua versione Superiore, ottenuta da uve Barbera in purezza per almeno il 90%. La denominazione può essere accompagnata dalla menzione "vigna" seguita dal toponimo. In questo caso le uve devono provenire da vigneti di almeno 7 anni, con rese più basse, e raggiungere una gradazione minima naturale del 12% vol., come stabilito dal disciplinare.
Il vino deve maturare per almeno 12 mesi, di cui almeno 4 in botte di legno, prima di poter essere commercializzato. Questo passaggio in legno regala al Barbera d'Alba Superiore un colore rosso rubino intenso e aromi che si arricchiscono di note speziate accanto al frutto. Al palato risulta asciutto, armonico e con una struttura sostenuta dal contenuto alcolico e dalla maturazione in botte.
Nato nel cuore delle Langhe e del Roero, il Barbera d'Alba Superiore è tra i vini capaci di esprimere al meglio il potenziale di invecchiamento di questo vitigno. Un'eccellenza della produzione piemontese che vale la pena scoprire oltre l'ombra di Barolo e Barbaresco.
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Dalla versione Superiore alle sottozone più vocate: la nostra selezione di Barbera d'Asti e d'Alba.
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