Guida ai vini Italiani: storia, origini e vitigni

Di Redazione

mappa vini italiani

Guida Tannico

I vini italiani

Quali sono i più famosi, come leggere le sigle in etichetta e cosa produce ogni regione

76

denominazioni DOCG

331

denominazioni DOC

500+

vitigni autoctoni

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Quali sono i vini italiani più famosi

Se dovessimo indicare i vini che hanno reso l'Italia celebre nel mondo, partiremmo da un gruppo ristretto. Non è un caso che le prime cinque denominazioni a ottenere la DOCG, nel 1980, siano oggi anche le più conosciute: Barolo e Barbaresco in Piemonte, Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano in Toscana. Cinque rossi, due regioni, un'unica idea di prestigio costruita in pochi decenni.

Il paradosso è che i due vitigni dietro questi nomi, il Nebbiolo e il Sangiovese, occupano insieme appena l'uno per cento dei vigneti italiani. Il resto del primato non lo fanno i numeri, ma la varietà: accanto a quei cinque rossi convivono l'Amarone della Valpolicella, le bollicine di Franciacorta e del Prosecco, i bianchi minerali del Friuli e dell'Alto Adige, i rossi vulcanici dell'Etna. L'Italia non ha un solo grande vino, ne ha decine, ed è questa abbondanza la sua vera firma.

In questa guida vedremo come orientarsi: prima la storia che spiega questo primato, poi le sigle in etichetta che ne certificano la qualità, infine un viaggio regione per regione per capire dove cercare cosa.

Curiosità · Le prime cinque DOCG

La DOCG fu istituita nel 1963 ma rimase lettera morta fino al 1980, quando arrivarono le prime cinque: Barolo, Barbaresco, Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Per dodici anni furono le uniche: solo nel 1992 il club cominciò ad allargarsi. Oggi le DOCG sono 76, ma quelle cinque restano il nucleo storico dell'aristocrazia enologica italiana.

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Una storia lunga quasi tremila anni

La viticoltura italiana affonda le radici negli Etruschi, attivi già nell'ottavo secolo avanti Cristo, e nei Greci, la cui eredità sopravvive nei nomi di vitigni come il Greco e l'Aglianico, termine che richiama proprio l'origine ellenica. Furono però i Romani, appassionati e commercianti instancabili, a diffondere tecniche e gusto del vino in tutta l'Europa occidentale.

Dopo il lungo silenzio seguito alla caduta dell'Impero, quando a coltivare la vite restarono soprattutto i monaci per il vino della messa, la rinascita arrivò con i mercanti fiorentini e veneziani del Duecento e Trecento, alcuni dei quali, come Antinori e Frescobaldi, producono vino ancora oggi. La viticoltura moderna però è cosa dell'Ottocento, quando Piemonte e Toscana applicarono tecniche francesi e diedero forma a Barolo, Brunello e Chianti. Dopo la fillossera e due guerre, il dopoguerra puntò sulla quantità, finché negli anni Sessanta la riscoperta degli autoctoni e l'arrivo dei Super Tuscan non riportarono la qualità al centro.

DOC, DOCG e IGT: cosa significano le sigle

La classificazione italiana funziona come una piramide: più si sale, più stretti sono i controlli. Conoscerla aiuta a leggere un'etichetta e a capire cosa si ha nel bicchiere.

La base · 118 denominazioni

IGT (oggi IGP)

Indicazione Geografica Tipica: il vino proviene per almeno l'85% dalla zona indicata. Nata nel 1992, è la categoria più libera, e proprio per questo accoglie alcuni dei vini più originali, quelli che le regole DOC considererebbero "atipici", a partire dai Super Tuscan delle origini.

Il centro · 331 denominazioni

DOC (parte della DOP)

Denominazione di Origine Controllata: introdotta nel 1963 sul modello francese, impone controlli su zona, vitigni, rese e tecniche per tutto il ciclo produttivo. Oggi copre il 45% del vino italiano e rappresenta lo standard di qualità di riferimento.

Il vertice · 76 denominazioni

DOCG (parte della DOP)

Denominazione di Origine Controllata e Garantita: la G aggiunge un'analisi di laboratorio e un esame organolettico a campione. È la cima della piramide, riservata ai vini ritenuti capaci di rappresentare il meglio del proprio territorio.

Le menzioni in più

Classico, Riserva, Superiore

Classico indica la zona di origine storica di una denominazione; Riserva un invecchiamento più lungo del minimo; Superiore un grado alcolico più alto di almeno un punto, spesso con rese più basse. La riforma del 1992 ha poi aggiunto le sottozone, fino al singolo vigneto.

Nord e Centro, regione per regione

Ogni regione italiana coltiva la vite, ma ognuna ha la sua specialità. Ecco la mappa rapida del Nord e del Centro, con il link diretto alla selezione di ciascun territorio.

Nord Ovest · I grandi rossi e le bollicine

Piemonte, Lombardia & Liguria

Il Piemonte dei grandi Nebbiolo, la Lombardia delle bollicine di Franciacorta e dei rossi di Valtellina, la Liguria dei bianchi salini da Vermentino e Pigato.

Nord Est · Bianchi e Prosecco

Veneto, Friuli, Alto Adige & Trentino

Il Veneto dell'Amarone e del Prosecco, il Friuli dei bianchi più fini d'Italia, l'Alto Adige e il Trentino dei bianchi di montagna e delle bollicine Trento.

Centro · Il regno del Sangiovese

Toscana, Marche & Umbria

La Toscana di Chianti, Brunello e Super Tuscan, regina del Sangiovese; le Marche dei bianchi da Verdicchio; l'Umbria del Sagrantino di Montefalco, rosso tra i più tannici d'Italia.

Centro Adriatico · Frizzanti e riscoperte

Emilia Romagna, Abruzzo & Lazio

L'Emilia Romagna dei rossi frizzanti come il Lambrusco, l'Abruzzo del Montepulciano e del Trebbiano, il Lazio che riscopre il Cesanese e i suoli vulcanici.

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Il Sud e le isole, la nuova frontiera

Per anni considerato terra di vino sfuso, il Sud è oggi una delle aree più dinamiche. La Campania custodisce bianchi longevi da Fiano e Greco e il rosso da Aglianico del Taurasi; la Basilicata porta lo stesso Aglianico sulle pendici del Vulture, vulcano spento. La Puglia ha trovato nel Primitivo la sua cifra, mentre Calabria e Molise stanno valorizzando i propri autoctoni più lentamente.

Sulle isole, la Sicilia gioca su due tavoli: i rossi vulcanici e nervosi dell'Etna da un lato, i bianchi e i rossi di pianura dall'altro, oltre ai dolci di Pantelleria. La Sardegna alterna il Vermentino di Gallura ai rossi profondi da Cannonau e Carignano.

Curiosità · Il vino che non poteva chiamarsi vino

Negli anni Settanta alcuni produttori del Chianti, stufi di regole che imponevano uve bianche nei rossi, scelsero di etichettare i loro vini migliori come semplice "vino da tavola", la categoria più bassa. Erano i primi Super Tuscan. Quei vini, oggi tra i più costosi d'Italia, nacquero come ribelli fuori dal sistema: la prova che la qualità, a volte, anticipa le regole.

Passiti, vini liquorosi e grappa

Accanto ai rossi e ai bianchi, l'Italia ha una tradizione ricca di vini da meditazione e distillati, spesso legati alla tecnica dell'appassimento.

L'appassimento

Lasciare disidratare le uve prima di vinificarle ne concentra zuccheri e aromi. Da questa tecnica nasce un rosso secco e potente come l'Amarone della Valpolicella, ma anche numerosi passiti dolci che attraversano tutta la penisola.

I liquorosi

Quando si arresta la fermentazione aggiungendo acquavite, si ottengono i vini liquorosi. La Sicilia ne ha fatto una specialità con il Marsala e con lo Zibibbo dolce, simboli di una tradizione mediterranea di lunga durata.

La grappa

Il distillato italiano per eccellenza nasce dalle vinacce, cioè le bucce e i vinaccioli dell'uva. Tra le zone più note, l'Indicazione Geografica Grappa del Veneto riserva il nome all'acquavite ottenuta, distillata e imbottigliata interamente in regione.

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