I vini del Chianti: storia, vitigni, caratteristiche

Di Redazione

Vigneti del Chianti in Toscana

Guida Tannico

Chianti

Come una formula ottocentesca ha reso il Sangiovese il vino rosso più conosciuto d'Italia

Con 15.500 ettari tra sei province toscane, il Chianti è una delle denominazioni più estese d'Italia e probabilmente quella che più di tutte ha fatto conoscere il vino italiano nel mondo. Il merito, più che a un singolo territorio, va a una formula messa a punto da un barone toscano nell'Ottocento. Se vuoi partire da una bottiglia, i Chianti DOCG del catalogo Tannico coprono tutte le tipologie, dall'annata alla Riserva.

La formula di Ricasoli e il governo

Sulla composizione del Chianti prima dell'Ottocento si sa poco. Le descrizioni settecentesche parlano di un vino in cui dominava il Canaiolo, con quote minori di Sangiovese, Mammolo e Marzemino. Fu il barone Bettino Ricasoli, in una lettera del 1872, a mettere il Sangiovese al centro: gli attribuiva profumo e vigore, e affidava al Canaiolo il compito di ammorbidirlo.

La Malvasia, nella sua idea, andava bene solo per i vini da bere giovani, mentre la sconsigliava per quelli destinati a invecchiare. Un'altra pratica storica è il governo all'uso toscano: si mettevano da parte uve della vendemmia a seccare, si pigiavano a novembre e il loro succo veniva aggiunto al vino appena fermentato. Ripartiva così una fermentazione lenta, che alzava di poco il grado alcolico e lasciava nel vino giovane un filo di anidride carbonica.

Il dettaglio tecnico

Quando nel 1967 arrivò la DOC, le regole presero la formula di Ricasoli alla lettera, e anche oltre: tra il 10 e il 30% di uve bianche obbligatorie e Sangiovese in purezza vietato. Oggi il Chianti DOCG chiede almeno il 70% di Sangiovese e ammette fino al 10% di uve bianche, tranne nei Colli Senesi dove non sono consentite.

Chianti e Chianti Classico: non sono la stessa cosa

Due DOCG distinte, con zone e regole diverse. Il confronto completo è nella nostra guida Che vino è il Chianti.

La denominazione più estesa

Chianti DOCG

Vitigni

Sangiovese min. 70%, altre uve rosse, bianche fino al 10%

Nel bicchiere

ciliegiaversatileaccessibile

Da abbinare a

Primi piatti al pomodoro, carni bianche, pizza.

La DOCG Chianti comprende otto sottozone tra le province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Pistoia e Prato, più un'area più vasta che produce Chianti senza indicazione di zona. Proprio perché è così ampia, terreni, microclimi e stili cambiano molto da una bottiglia all'altra.

La zona storica, DOCG autonoma dal 1996

Chianti Classico DOCG

Vitigni

Sangiovese min. 80%

Nel bicchiere

viola mammolastrutturatolongevo

Da abbinare a

Brasati, selvaggina, formaggi stagionati.

Nel Medioevo Radda, Gaiole e Castellina formavano la Lega del Chianti. Nel 1716 il granduca Cosimo III de' Medici delimitò per editto quei tre territori insieme a Greve, Panzano compreso: una delle prime zone vinicole delimitate per legge al mondo. Da allora quella è la zona del Classico, che dal 1996 non è più una parte del Chianti ma una denominazione a sé.

Le otto sottozone del Chianti

Tutte fuori dalla zona del Classico, ognuna con regole e carattere propri.

A nord-est di Firenze

Rufina

Caratteristica

La più piccola delle otto, con la reputazione più solida per longevità

Nel bicchiere

acidità vivafrescolongevo

Cantine di riferimento

Frescobaldi, con Nipozzano e Montesodi.

La Rufina era già segnalata come zona di qualità superiore nell'editto del 1716, che la chiamava Pomino. I vigneti salgono dai 200 ai 700 metri su galestro, alberese e calcare, gli stessi suoli del Classico. A queste quote si attribuiscono l'acidità e la tenuta nel tempo che distinguono i suoi vini, anche se non tutte le etichette moderne le mostrano.

Accanto a Carmignano

Montalbano

Caratteristica

Quote più alte e clima più fresco, vini più leggeri

Nel bicchiere

agilefrescoda bere giovane

Il vicino illustre

Carmignano, DOCG autonoma dal 1990.

Il Montalbano dà Chianti di corpo più leggero e acidità più alta, pensati per essere bevuti presto. Negli anni Trenta ci finì dentro anche Carmignano, che però riottenne una denominazione propria nel 1975. Carmignano impone Cabernet Sauvignon o Franc fino al 20%: il consorzio lo lega a una tradizione medicea, per cui mancano però prove documentali.

Le altre sei sottozone

Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colli Aretini, Colline Pisane, Montespertoli e Terre di Vinci completano la mappa. I Colli Senesi hanno le regole più strette tra le sottozone: niente uve bianche, rese massime più basse e gradazione minima dell'11,5%. Trovi le sottozone in catalogo tra i Chianti DOCG.

La ribellione che ha cambiato le regole

Con la DOC del 1967 chi voleva fare un grande rosso nel Chianti doveva metterci almeno il 10% di uve bianche. Per Piero Antinori e il suo enologo Giacomo Tachis era una regola pensata per la quantità. La risposta fu il Tignanello: niente uve bianche, dal 1975 Cabernet Sauvignon al posto del Canaiolo, affinamento in barrique francesi.

Uscì come semplice vino da tavola, la categoria più bassa sulla carta, ma a prezzi da grande etichetta: è considerato il prototipo dei Super Tuscan. Il primo Sangiovese in purezza affinato in barrique fuori dalle regole arrivò nel 1977 con Le Pergole Torte di Montevertine. La storia parallela del Sassicaia, nato a Bolgheri dove una DOC per i rossi ancora non esisteva, la raccontiamo nella guida ai vini di Bolgheri.

La rivincita del disciplinare

Nel 1996 il Chianti Classico diventò una DOCG autonoma con almeno l'80% di Sangiovese, e oggi la maggior parte dei Classico è fatta di solo Sangiovese o di Sangiovese con uve locali. La ribellione degli anni Settanta ha finito per riscrivere le regole ufficiali, anche quelle del Chianti.

Chi porta il nome della formula originaria è Barone Ricasoli, erede diretta del barone che nel 1872 scrisse le regole da cui tutti, ribelli compresi, sono dovuti partire.

Selezione Tannico

Chianti o Chianti Classico?

Due denominazioni distinte, due selezioni separate.

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