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VINI BIANCHI ALTO ADIGE

Guidando lungo la Val d'Adige si capisce subito qualcosa di essenziale: il fondovalle è coperto di mele. La vite sta sui pendii, arroccata fino a 1.000 metri, perché i meleti sono troppo redditizi per cedere spazio. È questa pressione verso l'alto che ha plasmato i bianchi dell'Alto Adige: vigne ripide, esposizioni precise, escursioni termiche che rallentano la maturazione e conservano un'acidità che pochi altri bianchi italiani possono vantare. Una regione che fino al 1918 era Austria — il tedesco è ancora la prima lingua, i paesi hanno due nomi — e che produce per il 62% vini bianchi, anche se nell'immaginario collettivo l'Alto Adige è ancora territorio di rossi leggeri.

Gewürztraminer, Terlano, Valle Isarco: tre caratteri distinti

Il paese di Termeno — in tedesco Tramin — ha dato il nome al Gewürztraminer: il vitigno più riconoscibile dell'Alto Adige, con i suoi profumi intensi di rosa, litchi e spezie, nasce letteralmente qui. È un bianco che non lascia indifferenti: o lo ami per la sua personalità immediata, o lo trovi eccessivo. La sottozona di Terlano è l'altra faccia della regione — l'unica dedicata esclusivamente ai bianchi — e il suo Pinot Bianco è tra i più longevi d'Italia: strutturato, con acidità precisa, capace di evolvere per dieci anni e oltre. La Valle Isarco, a est, ospita piccole aziende su vigneti fino a 1.000 metri: qui Riesling, Sylvaner e Kerner danno vini cristallini, con una tensione minerale che ricorda più l'Alsazia che il Mediterraneo. Il Kerner — con soli 115 ettari totali — è il nome da tenere a mente per i prossimi anni: la sua capacità di maturare bene in quota lo rende sempre più interessante per i produttori che cercano freschezza senza dover salire ulteriormente.

Come scegliere tra stili così diversi

L'Alto Adige non ha un bianco solo: ha uno spettro che va dall'aromatico carico del Gewürztraminer all'austerità quasi nordica del Riesling di Valle Isarco, passando per la precisione del Pinot Bianco di Terlano e la morbidezza del Pinot Grigio da pianura. Per l'aperitivo e i piatti delicati — pesce di lago, crudités, formaggi di malga freschi — Pinot Bianco e Sylvaner sono la scelta più versatile. Il Sauvignon Alto Adige merita un discorso a parte: qui, a differenza di molte altre regioni italiane, mantiene una finezza e una precisione aromatica difficili da trovare altrove — erba fresca, pompelmo, un finale quasi salino — e si abbina bene su pesce strutturato, crostacei, capesante. Il Gewürztraminer vuole piatti con carattere: cucina speziata, formaggi erborinati, foie gras, dessert non stucchevoli. I bianchi di Valle Isarco — più acidi, più verticali — reggono i piatti della tradizione altoatesina meglio di qualsiasi altro: canederli in brodo, speck, zuppe di verdure. I vini con l'indicazione della singola vigna — le Lagen, le menzioni geografiche aggiuntive introdotte dal consorzio — rappresentano il vertice: piccole produzioni, rese basse, affinamento prolungato. Da acquistare con qualche anno di anticipo.

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