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CHABLIS

Chablis è tecnicamente Borgogna, ma è più vicina geograficamente alle vigne della Champagne che ai grand cru della Côte d'Or: Beaune dista oltre 100 km, Reims è quasi dietro l'angolo. Questo isolamento ha conseguenze dirette sul vino: il clima è più freddo, più continentale, più rischioso. Le gelate primaverili sono una minaccia costante, e fino agli anni Ottanta la zona ha vissuto decenni di instabilità commerciale. Poi sono arrivati i sistemi di protezione antigelo e, con loro, la certezza del raccolto. Oggi Chablis è una delle denominazioni bianche più riconoscibili al mondo: uno Chardonnay che non assomiglia a nessun altro Chardonnay.

Acciaio o legno: la scelta che divide Chablis in due

Chablis è l'unica grande zona al mondo dove lo Chardonnay non finisce automaticamente in barrique. È anzi l'area dove il dibattito tra acciaio e legno è più acceso e più importante per chi compra. Le versioni in acciaio esprimono il carattere più puro del territorio: acidità tesa, mineralità affilata, quello che i francesi chiamano goût de pierre à fusil, il sapore della pietra focaia. Domaine Louis Michel è il riferimento storico di questo stile. Chi usa la barrique — Dauvissat, Raveneau — cerca una complessità diversa, una trama più ampia, senza coprire il terroir ma aggiungendovi qualcosa. In entrambi i casi, il vino che esce è Chablis: riconoscibile, non scambiabile con nulla. La regola pratica: se vuoi capire il territorio nella sua forma più netta, cerca l'acciaio. Se vuoi qualcosa che regga più anni e sviluppi complessità nel tempo, il legno è un valore aggiunto.

Da Petit Chablis a Grand Cru: come leggere l'etichetta

La piramide di Chablis ha quattro livelli e la differenza non è solo di pregio: è anche di suolo e di posizione. Il Petit Chablis viene dalle zone più esterne e in quota, su un substrato più giovane: vini leggeri, da bere giovani, buon rapporto qualità-prezzo. Il Chablis Village è il livello più ampio della denominazione — molto variabile, dipende tutto dal produttore. I Premier Cru — 79 denominazioni di vigneto, tra cui Mont de Milieu, Montée de Tonnerre e Fourchaume — vengono dai versanti meglio esposti della vallée du Serein: danno al meglio intorno ai dieci anni. I sette Grand Cru (Les Clos, Vaudésir, Valmur, Blanchot, Les Preuses, Bougros, Grenouilles) occupano un'unica collina a sud-ovest di Chablis, sul substrato kimmeridgiano più antico: sono vini da 15 anni e oltre. Il termine "kimmeridgiano", usato ovunque come etichetta di qualità, indica in realtà l'età del substrato sottostante — un periodo del Giurassico tra 152 e 157 milioni di anni fa — non una proprietà del suolo. I Grand Cru stanno sulle esposizioni più favorevoli di quel substrato: è da lì che viene quella tensione minerale che li rende irripetibili altrove.

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