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Cavallotto


Era il 1946, e il secondo conflitto mondiale si era appena concluso: è da allora che i Cavallotto, viticoltori da cinque generazioni, hanno iniziato a vinificare in proprio le uve coltivate, arrivando a imbottigliare i vini per venderli sotto proprio nome. L’iniziativa fu voluta, in particolare, dai fratelli Olivio e Gildo Cavallotto, che con la loro scelta diedero il via di fatto ufficialmente alla storia moderna della cantina Cavallotto, diventando a tutti gli effetti i primi coltivatori diretti della zona a dedicarsi alla vinificazione e allo stesso tempo alla commercializzazione dei propri vini.
La tenuta vitivinicola Cavallotto sorge a Castiglione Falletto, in Piemonte, e appartiene al territorio di uno dei comuni più importanti delle Langhe, all’interno del quale si incontrano alcuni tra i cru più prestigiosi di tutta la denominazione del Barolo. La stessa azienda Cavallotto può contare proprio su uno dei cru di maggior rilievo, Bricco Boschis, esteso su una superficie di 23 ettari di vigneti. Oggi sono i figli di Olivio – Laura, Giuseppe e Alfio Cavallotto - a reggere saldamente le redini dell'azienda. Oltre al vigneto Bricco Boschis, i Cavallotto hanno acquistato nel 1989 il 60% dello storico cru Vignolo. Entrambi i cru sono dedicati alla coltivazione del nebbiolo da Barolo. L’azienda, tuttavia, possiede anche altri appezzamenti, come per esempio cinque ettari coltivati a dolcetto (Vigna Melera e Vigna Scot), due ettari di barbera (Vigna del Cuculo), ai quali infine si aggiungono i restanti tre ettari coltivati a grignolino, freisa, pinot nero e chardonnay.
In vigna, le scelte agronomiche sono attente e rispettose al massimo di ambiente, ecosistema e natura, e quello che viene adottato tra i filari è un innovativo sistema di viticoltura biologica, secondo il quale le piante, allevate a guyot, raggiungono una densità di 5mila ceppi per ettaro, sono gestite mantenendo basse le rese per ettaro, e vengono curate assecondando il ritmo delle stagioni. In cantina, gli spazi sono funzionali e pensati per accompagnare nel migliore dei modi il percorso delle uve verso la trasformazione in vino. Al netto di tutto, il risultato è dato da vini semplicemente eccellenti, capaci meglio di qualunque altro di rappresentare la più alta essenza enologica delle terre delle Langhe.