Vitigni autoctoni dell'Umbria: il Grechetto

Di Redazione

Vigneti Umbria, Orvieto

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Vitigni autoctoni dell'Umbria

Grechetto e Trebbiano Spoletino, i bianchi che vivono nell'ombra del Sagrantino

Chiedi a qualcuno di nominare un vino umbro, e la risposta più probabile sarà Sagrantino di Montefalco. Il rosso più tannico d'Italia ha finito per mettere in ombra quasi tutto il resto della produzione regionale, incluso il bianco più identitario della regione. Non aiuta il fatto che l'Umbria sia la quarta regione più piccola d'Italia, e che condivida geologia e clima con la Toscana pur producendo appena un sesto del suo vino. Fin troppo facile restare all'ombra del vicino più ingombrante.

Il bianco che vive nell'ombra del Sagrantino

Il Grechetto cresce nelle stesse zone del Sagrantino, spesso nelle vigne delle stesse cantine che producono anche il rosso più celebre della regione, ma raramente riceve la stessa attenzione. Il nome tradisce un possibile legame con il mondo greco, come capita a molti vitigni del Centro-Sud Italia, anche se qui la questione genetica è meno controversa che altrove.

Il dettaglio da sapere

Va detto con chiarezza: il nome Grechetto viene usato in più regioni per varietà non sempre identiche. Quello che cresce in Umbria, protagonista dei Colli Martani e della zona di Todi, non è la stessa uva del cosiddetto "Grechetto Gentile" emiliano, che in realtà è sinonimo di Pignoletto. Nomi condivisi, genetica diversa.

Orvieto e la muffa nobile

Orvieto è di gran lunga la denominazione più importante dell'Umbria, e il Grechetto ne è ingrediente storico insieme al Procanico, nome locale del Trebbiano Toscano. Per decenni il disciplinare ha lasciato che il Trebbiano, meno interessante ma più produttivo, dominasse l'assemblaggio. Solo di recente le regole hanno imposto una quota maggiore di Grechetto, e alcuni produttori hanno iniziato a imbottigliarlo anche in versione monovarietale.

C'è un motivo geografico che rende Orvieto un caso più unico che raro. La vicinanza ai laghi di Corbara e Bolsena, insieme alle nebbie autunnali tipiche della zona, fa di questa una delle pochissime aree in Italia dove la muffa nobile si sviluppa con regolarità sulle uve. Il risultato, quando i produttori scelgono di raccoglierla, è la muffa nobile umbra: una versione dolce e rara dell'Orvieto che sta lentamente scomparendo dal mercato, nonostante la sua unicità.

Grechetto

Vinificato in purezza, il Grechetto umbro dà vini di buon corpo, con profumi di fiori bianchi e frutta a polpa gialla, spesso pompelmo rosa e mela verde. Con oltre 1.400 ettari coltivati, è il secondo vitigno bianco più diffuso della regione dopo il Trebbiano Toscano. A differenza di quest'ultimo, ha sempre avuto la fama di essere la componente più interessante di ogni assemblaggio in cui compare. È un bianco che regge bene piatti di pasta con crostacei o pesci di lago, tipici della cucina umbra dell'entroterra.

La zona di elezione sono i Colli Martani, tra Todi e Bevagna, e le stesse colline del Montefalco dove nasce il Sagrantino. La stessa terra che produce il rosso più tannico d'Italia dà anche uno dei bianchi più freschi e immediati del Centro Italia. Una prova di quanto sia riduttivo pensare a un solo vino per regione.

Il bianco oltre il Sagrantino

Grechetto

Vitigno

Grechetto (varietà umbra, distinta dal Grechetto Gentile emiliano)

Nel bicchiere

pompelmo rosafiori bianchibuon corpo

Zona

Colli Martani e zona di Montefalco, provincia di Perugia.

Giallo paglierino intenso, profumi di fiori bianchi, pompelmo e mela verde. In bocca è fresco e morbido, con un corpo che gli permette di reggere piatti più strutturati di un semplice aperitivo.

Trebbiano Spoletino

Il nome inganna. Non c'entra nulla con il Trebbiano Toscano che affolla le vigne italiane da nord a sud. Nonostante la parentela suggerita dal nome, il Trebbiano Spoletino è una varietà distinta, autentica dell'Umbria, coltivata su appena 121 ettari concentrati intorno a Spoleto.

Negli anni Duemila rischiava l'estinzione, salvato dall'oblio grazie al lavoro di due nomi di riferimento del vino artigianale italiano, Giampaolo Tabarrini e Paolo Bea, seguiti poco dopo da Cantina Novelli. Oggi la DOC Spoleto lo richiede come componente principale del bianco, e nella versione varietale il disciplinare impone almeno l'85% di questo vitigno.

Il dettaglio da sapere

Anche il Montefalco Bianco richiede almeno il 50% di Trebbiano Spoletino nel disciplinare. Vale a dire che nella stessa zona dove nasce il Sagrantino, anche il bianco della denominazione si affida a questo vitigno salvato dall'estinzione, non al più celebre Grechetto.

Il bianco salvato dall'estinzione

Trebbiano Spoletino

Vitigno

Trebbiano Spoletino (nessuna parentela diretta con il Trebbiano Toscano)

Nel bicchiere

fiori di macchiaagrumisapido

Zona

Spoleto e zona di Montefalco, provincia di Perugia.

Giallo paglierino intenso, profumi fruttati e floreali con note di fiori di macchia mediterranea e agrumi. Ricco di freschezza e sapidità, con una mineralità che lo distingue nettamente dal Trebbiano generico da cui prende solo il nome.

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