Vitigni autoctoni del Lazio: Cesanese, Malvasia Puntinata e Bellone
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Un manoscritto del 1888 e una rinascita recente Cesanese Malvasia Puntinata BelloneIl Lazio del vino vive quasi tutto all'ombra di Frascati, la denominazione più conosciuta della regione, storicamente dominata dalla Malvasia e da un Trebbiano poco distintivo. Ma la maggior parte delle 27 DOC laziali fatica a distinguersi, e proprio in questo scenario un po' anonimo, due vitigni autoctoni raccontano una storia diversa.
Un manoscritto del 1888 e una rinascita recente
Nel 1888 l'agronomo Camillo Mancini pubblicò "Lazio Viticolo e Vinicolo", un monografo in cui elogiava il Cesanese come uno dei vitigni più notevoli d'Italia. Il testo cadde nell'oblio per oltre un secolo, fino a quando una nuova generazione di produttori biologici e biodinamici lo ha riscoperto. Vi hanno trovato la conferma e l'ispirazione per una rinascita che stava già cominciando sul campo.
Il triangolo Piglio – Affile – Olevano Romano (a sud-est di Roma, tra le province di Frosinone e Roma) è effettivamente l’epicentro della rinascita qualitativa del Cesanese. Qui si concentrano le tre denominazioni principali (Cesanese del Piglio DOCG, Cesanese di Affile DOC e Cesanese di Olevano Romano DOC) e la maggior parte dei produttori che negli ultimi 15-20 anni hanno riportato il vitigno a livelli di interesse nazionale e internazionale. Prima della fillossera il Cesanese era davvero importante e diffuso anche nelle zone vicine ai Castelli Romani, dove oggi predominano i bianchi. Dopo la crisi fillosserica e per gran parte del Novecento i bianchi dei Castelli (soprattutto Frascati) hanno dominato la scena produttiva e commerciale del Lazio, mentre il Cesanese è stato a lungo relegato a vino locale, spesso dolce o frizzante. Oggi il rapporto si è invertito in termini di prestigio e attenzione critica: il Cesanese è considerato il vitigno più dinamico e promettente del Lazio, mentre Frascati, pur restando la denominazione bianca più nota e storicamente prestigiosa, viene spesso giudicato non all’altezza rispetto al proprio potenziale storico e territoriale.
Cesanese
Esistono due varietà distinte sotto questo nome: il Cesanese di Affile, leggermente più raro e considerato superiore, e il più comune Cesanese Comune, dai chicchi più grandi. Insieme occupano appena 446 ettari in tutta Italia, una superficie minuscola per un vitigno che meriterebbe più attenzione.
Il Cesanese di Affile ha anche un avamposto a sorpresa fuori dal Lazio: viene coltivato a Passopisciaro, sull'Etna, grazie alla visione di Andrea Franchetti. Un vitigno del Centro Italia che ha trovato casa anche sulle pendici del vulcano siciliano, un legame unico che quasi nessuna guida racconta.
Il dettaglio da sapere
Il Cesanese può essere fermo o leggermente frizzante, a seconda della tradizione locale e della cantina. Questa doppia natura, oggi meno diffusa, era comune nei Castelli Romani prima che la fillossera cambiasse per sempre gli equilibri della viticoltura laziale.
Il rosso riscoperto dei Colli Romani
Cesanese
Vitigno
Cesanese Comune / Cesanese di Affile
Nel bicchiere
Zona
Piglio, Affile, Olevano Romano, provincia di Frosinone e Roma.
Rosso rubino luminoso, profumi floreali di viola, frutti di bosco e agrumi, tocchi di spezie. Un rosso fresco e strutturato al tempo stesso, capace di reggere piatti robusti della tradizione romana senza mai appesantire.
Malvasia Puntinata
Il nome deriva dalle piccole macchie scure che appaiono sulla buccia a piena maturazione: un segno distintivo che la separa subito dalle altre Malvasie italiane. Ed è proprio lei, più del Trebbiano, a dare vera personalità al Frascati quando una cantina decide di metterla al centro della scena produttiva.
Già nei secoli XVII e XVIII era considerata superiore ai Trebbiani locali, capace di dare vini più profumati e corposi. Ma la scoperta più sorprendente arriva dal DNA. La Malvasia del Lazio non discende da un'altra Malvasia, come si potrebbe pensare. È un incrocio naturale tra Moscato di Alessandria e Schiava Grossa, lo stesso vitigno leggero che in Alto Adige dà vini rossi semplici e beverini. Due genitori che non hanno nulla a che fare con il porto greco di Monemvasia da cui il nome "Malvasia" deriva. Questo rende la Puntinata geneticamente indipendente da quasi tutte le altre varietà che portano lo stesso nome in Italia.
Il dettaglio da sapere
Dagli anni '60 agli anni '90 i Castelli Romani hanno privilegiato la quantità sulla qualità. Le fraschette servivano un Frascati semplice, prodotto in grandi volumi dalle cooperative, spesso dalla più economica e produttiva Malvasia di Candia invece della Puntinata. Solo dai primi anni Duemila una nuova generazione di produttori ha invertito la rotta, puntando di nuovo sulla Puntinata e riportando la denominazione verso la qualità che aveva prima di quel lungo periodo di appiattimento.
Il bianco che fa davvero Frascati
Malvasia Puntinata
Vitigno
Malvasia del Lazio (Malvasia Puntinata)
Nel bicchiere
Zona
Frascati, Monte Porzio Catone, Castelli Romani.
Giallo paglierino con riflessi dorati, profumi di mela gialla, gelsomino e mandorla. Freschezza e sapidità marcate, con una struttura che tiene testa a piatti più elaborati di quanto la reputazione "leggera" di Frascati lasci pensare.
Bellone
Il Bellone potrebbe essere il vitigno laziale con la storia scritta più antica. Secondo l'interpretazione di Andrea Bacci nel 1596, corrisponderebbe alla "Uva Pantastica" già descritta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, quasi duemila anni fa. Non è una certezza filologica assoluta, ma è la traccia più solida che un vitigno del Lazio possa vantare in tutta la letteratura latina sul vino.
Il nome Cacchione, con cui è conosciuto nelle zone costiere di Anzio e Nettuno, richiama scherzosamente le dimensioni generose dei suoi acini. Nel Novecento ha rischiato l'estinzione, soppiantato dal Trebbiano più produttivo, prima di tornare protagonista della riscoperta degli autoctoni laziali degli ultimi decenni.
Il vitigno citato da Plinio
Bellone
Vitigno
Bellone (sinonimo Cacchione)
Nel bicchiere
Zona
Anzio, Nettuno, Colli Albani, provincia di Roma e Latina.
Giallo dorato, profumi intensi di frutta a polpa gialla e agrumi, con la sapidità data dai terreni costieri e vulcanici a fare da sfondo, non da protagonista. Un bianco di corpo e longevo, lontano dall'immagine di vino leggero che si associa spesso ai bianchi laziali.
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