Vitigni autoctoni dell'Alto Adige: Schiava, Lagrein e Kerner

Di Redazione

Vigneti Alto Adige, zona di Bolzano/Termeno

Guida Tannico

Vitigni autoctoni dell'Alto Adige

Schiava, Lagrein e Kerner: tre vitigni, una sola famiglia genetica

In Alto Adige il vitigno più coltivato oggi non è autoctono: è il Pinot Grigio, arrivato con gli Asburgo nell'Ottocento. Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Una nuova generazione di produttori, tra Girlan e Merano, ha iniziato a ridurre le rese e a vinificare a grappolo intero le vecchie vigne. Così la Schiava, da rosso leggero e anonimo, sta diventando un vino elegante e complesso, spesso da singola vigna.

Il vitigno che il Pinot Grigio ha superato

Quasi due terzi delle vigne dell'Alto Adige sono controllate da cooperative, che raccolgono l'uva di migliaia di piccoli viticoltori e ne indirizzano la produzione verso le varietà più commerciabili. È uno dei motivi principali per cui gli autoctoni della regione hanno ricevuto per decenni un'attenzione scarsa, nonostante rappresentino l'identità più autentica del territorio.

Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Una nuova generazione di produttori tra Girlan e Merano ha iniziato a ridurre le rese e a lavorare con fermentazione a grappolo intero su vecchie vigne. Sta trasformando la Schiava da rosso leggero e anonimo a un vino elegante e complesso, spesso da singola vigna.

Schiava

Il nome stesso, che in italiano significa "schiava", ha un'origine incerta: secondo alcuni studiosi indicherebbe radici slave del vitigno. In tedesco si chiama Vernatsch, e non è un'unica varietà ma una famiglia di quattro. Schiava Grossa, la più diffusa e produttiva; Schiava Gentile, più aromatica e di qualità superiore; Schiava Grigia e Schiava Lombarda, entrambe marginali.

La Schiava Grossa ha un ruolo che va oltre l'Alto Adige: è stata usata per creare numerosi incroci tedeschi, tra cui il Kerner, ed è genitore del Muscat of Hamburg. Per decenni, complice l'irrigazione intensiva e le rese alte, ha prodotto vini pallidi e senza carattere. Nelle mani dei produttori più attenti di oggi, invece, torna a essere un rosso capace di eleganza vera.

Il dettaglio da sapere

Cinque delle sei sottozone del disciplinare Alto Adige DOC sono storicamente legate alla Schiava: Colli di Bolzano, Meranese, Santa Maddalena, Valle Isarco e Valle Venosta. Solo Terlano, dedicata esclusivamente ai bianchi, fa eccezione. È un segnale di quanto questo vitigno fosse un tempo centrale nell'identità vinicola della regione.

Il rosso leggero che sta tornando elegante

Schiava

Vitigno

Schiava Grossa (Vernatsch)

Nel bicchiere

ciliegiaviolamandorla

Zona

Bolzano, Merano, Santa Maddalena, Caldaro.

Rosso rubino chiaro e luminoso, profumi di ciliegia, fragolina di bosco e viola, un tocco di mandorla amara nel finale. Leggero e fresco, va servito leggermente fresco e si presta a essere bevuto quasi come un rosso da aperitivo.

Lagrein

Se la Schiava è il rosso leggero dell'Alto Adige, il Lagrein ne è l'esatto opposto: colore fitto, tannino presente, un carattere che si avvicina più ai rossi del Sud che ai vini alpini. Cresce soprattutto intorno a Bolzano e Merano, dove il microclima sub-mediterraneo di alcune vallate protette gli permette di raggiungere piena maturazione.

La scoperta più sorprendente riguarda la sua genealogia. L'analisi del DNA ha dimostrato che il Lagrein è un incrocio naturale tra il Teroldego trentino e la Schiava Gentile altoatesina. È dunque, in un certo senso, figlio della stessa Schiava che gli altoatesini bevono da secoli. La parentela non finisce qui, perché la genealogia risale fino al Pinot, di cui il Lagrein è pronipote, e alla Syrah, di cui è cugino.

Il dettaglio da sapere

Bozner Gries, una zona vicino a Bolzano, è considerata localmente un cru storico del Lagrein, al punto da essere menzionata come tale anche senza una vera e propria classificazione ufficiale. Il vitigno dà anche un rosato intenso e profumato, chiamato Lagrein Rosato o Kretzer, spesso sottovalutato rispetto alla versione rossa.

Il figlio inatteso della Schiava

Lagrein

Vitigno

Lagrein (incrocio Teroldego × Schiava Gentile)

Nel bicchiere

frutti di boscoviolatannino fitto

Zona

Bolzano e Bozner Gries, Merano.

Rosso rubino intenso quasi impenetrabile, profumi di frutti di bosco, viola e una nota leggermente amara sul finale. Struttura piena e tannino deciso: un rosso alpino con un anima da vino del sud.

Kerner

Il Kerner non è un vitigno autoctono in senso stretto: è un incrocio tedesco, creato nel centro di ricerca di Weinsberg tra Riesling e Trollinger. Trollinger è il nome con cui i tedeschi chiamano proprio la Schiava Grossa già raccontata in questo articolo. È dunque, in modo del tutto inaspettato, un altro parente della Schiava, arrivato in Alto Adige da fuori ma diventato negli ultimi anni uno dei bianchi più interessanti della regione.

Con appena 112 ettari coltivati, resta un vitigno di nicchia, ma gli osservatori del settore lo considerano la prossima grande scommessa qualitativa dell'Alto Adige. La Valle Isarco, con le sue vigne fino a mille metri di altitudine, è la zona dove il Kerner trova l'espressione più convincente, in stile molto vicino al Riesling da cui discende.

Il dettaglio da sapere

Il Kerner matura tardi ed è molto resistente al gelo, qualità che i viticoltori apprezzano quanto i suoi profumi. Il risultato è un bianco che ricorda il Riesling nel profilo aromatico, con in più una nota erbacea distintiva che lo rende riconoscibile anche a chi beve Riesling da anni.

Il bianco che nasconde un altro parente della Schiava

Kerner

Vitigno

Kerner (incrocio Riesling × Trollinger/Schiava Grossa)

Nel bicchiere

agrumierbe aromaticheminerale

Zona

Valle Isarco, vigne fino a 1.000 metri di altitudine.

Giallo paglierino intenso, profumi vivaci di agrumi ed erbe aromatiche, un tocco minerale che tradisce l'altitudine dei vigneti. Fresco, sapido, con un'acidità che ricorda da vicino il Riesling.

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