Vini Valdostani: storia e caratteristiche di un terroir unico

Di Redazione

Guida Tannico

I vini della Valle d'Aosta

Il vigneto più alto d'Europa: vitigni autoctoni, eroismo di montagna e una sola DOC

Mappa dei vigneti della Valle d'Aosta

~470

ettari vitati in tutto

1

sola DOC regionale

1.200m

le vigne di Morgex, tra le più alte

01

La viticoltura eroica della Valle d'Aosta

La Valle d'Aosta è la più piccola regione vinicola d'Italia, un fazzoletto di nemmeno cinquecento ettari di vigna incastonato tra le montagne più alte d'Europa. Eppure è anche una delle più affascinanti, perché qui fare vino è un atto di resistenza: le vigne si arrampicano su terrazzamenti scoscesi, sorretti da chilometri di muretti a secco, dove ogni operazione si fa a mano perché nessuna macchina può salire. Non a caso si parla di "viticoltura eroica".

Le radici sono antiche: la vite era coltivata già dai Salassi, l'antico popolo alpino della valle, e furono poi i monasteri a custodire la tradizione per oltre mille anni, fino al colpo della fillossera nell'Ottocento. La rinascita è recente, e porta una firma collettiva: dagli anni Settanta le cantine sociali hanno riunito i piccolissimi proprietari, permettendo di valorizzare un patrimonio che altrimenti sarebbe andato perduto vigna dopo vigna.

Oggi la Valle d'Aosta è un piccolo scrigno di biodiversità: un crocevia di lingue e di culture, italiana e francese, e un mosaico di vitigni autoctoni che non si trovano in nessun altro luogo al mondo. I numeri restano minuscoli, ma la qualità e l'identità di questi vini di montagna conquistano sempre più appassionati.

Curiosità · La vigna che la fillossera non raggiunse

A Morgex e La Salle, ai piedi del Monte Bianco, le vigne di Prié Blanc crescono fino a 1.200 metri, tra le più alte d'Europa. A quell'altitudine il terreno e il freddo hanno tenuto lontano l'insetto della fillossera: le viti crescono ancora a piede franco, sulle proprie radici originali, senza portinnesto. Molte vengono coltivate basse, quasi striscianti sul suolo, per sfruttare il calore della terra e proteggersi dalle gelate. Un vino che nasce dove la vite, in teoria, non dovrebbe nemmeno sopravvivere.

I vitigni autoctoni valdostani

L'85% del vigneto è a bacca rossa, ma la vera ricchezza della Valle d'Aosta sono i suoi autoctoni rari, affiancati da varietà alpine di montagna. Ecco i protagonisti.

Rosso · L'autoctono principe

Petit Rouge & Fumin

Il Petit Rouge è il vitigno più coltivato della valle, base dei rossi di Torrette e Chambave: profumato, fragrante, di bella freschezza alpina. Il Fumin, più scuro e tannico, è la scommessa qualitativa della regione, capace di rossi strutturati e longevi.

Bianco · La perla alpina

Petite Arvine & Prié Blanc

La Petite Arvine, arrivata dal vicino Vallese svizzero, è il grande bianco valdostano: agrumi, fiori bianchi e una sapidità salina inconfondibile. Il Prié Blanc di Morgex regala bianchi tesi e di montagna, persino in versione spumante metodo classico d'alta quota.

Rosso · I grandi nomi adottati

Nebbiolo & Gamay

Nella Bassa Valle il Nebbiolo (qui chiamato Picotendro) dà i rossi austeri di Donnas e Arnad-Montjovet, parenti di montagna del Barolo. Il Gamay, di origine francese, si è perfettamente acclimatato, regalando rossi fragranti e di pronta beva.

I dolci e gli internazionali

Muscat di Chambave

Il Moscato di Chambave, soprattutto nella versione passita flétri, è uno dei dolci più preziosi delle Alpi. Ben acclimatati anche Pinot Nero e Chardonnay, che qui trovano espressioni fresche e montane.

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Le tre valli e le grandi cantine

Tutti i vini della regione rientrano in un'unica denominazione, la DOC Valle d'Aosta (o Vallée d'Aoste), che raccoglie al suo interno numerose sottozone legate ai singoli comuni e vitigni. I vigneti seguono il corso della Dora Baltea, e si dividono idealmente in tre fasce di altitudine, ciascuna con un carattere proprio.

L'Alta Valle, o Valdigne, è il regno delle quote estreme, con Morgex e La Salle e il loro Prié Blanc d'alta montagna. La Valle Centrale, attorno ad Aosta, è il cuore degli autoctoni, con le sottozone di Torrette, Nus e Chambave. La Bassa Valle, più mite, al confine col Piemonte, è la terra del Nebbiolo di Donnas e Arnad-Montjovet.

È qui che lavorano cantine di grande valore. Les Crêtes è tra le più note e premiate della regione; Grosjean è una storica realtà familiare votata agli autoctoni; Ottin si è imposta per i suoi Petite Arvine e Pinot Nero di montagna. E nell'estremo ovest, la Cave Mont Blanc custodisce le vigne più alte ai piedi del massiccio.

Curiosità · Un crocevia di tre frontiere

La Valle d'Aosta è un piccolo mondo di confine, e questo si sente nel bicchiere. La sua ampelografia mescola vitigni italiani (il Nebbiolo che sale dal Piemonte), francesi (il Gamay) e svizzeri (la Petite Arvine, arrivata dal Vallese), specchio di una terra dove si è sempre parlato più di una lingua. Persino i nomi dei vini oscillano tra italiano e francese, come la doppia dicitura ufficiale Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste. È forse l'unica regione vinicola italiana dove ordinare un calice può significare attraversare tre culture alpine in un sorso solo.

Domande frequenti sui vini valdostani

Qual è il vino tipico della Valle d'Aosta?

Tra i rossi, il Petit Rouge è il vitigno più diffuso, base dei vini di Torrette. Tra i bianchi spicca la Petite Arvine e il raro Prié Blanc di Morgex, da vigne tra le più alte d'Europa. Nella Bassa Valle è importante anche il Nebbiolo di Donnas.

Quanti tipi di vino DOC ci sono in Valle d'Aosta?

Esiste una sola DOC regionale, la Valle d'Aosta (o Vallée d'Aoste), che però comprende numerose sottozone legate ai comuni e ai singoli vitigni, come Torrette, Chambave, Nus, Donnas, Arnad-Montjovet e Blanc de Morgex et de La Salle.

Quali sono i migliori vini rossi della Valle d'Aosta?

I rossi più interessanti nascono dagli autoctoni Petit Rouge e Fumin, quest'ultimo capace di vini strutturati e longevi, e dal Nebbiolo della Bassa Valle (Donnas, Arnad-Montjovet). Ottimi anche i Pinot Nero di montagna di alcuni produttori.

Perché si parla di viticoltura eroica?

Perché in Valle d'Aosta le vigne crescono su pendii ripidissimi e terrazzamenti di montagna, fino a 1.200 metri di quota, dove ogni lavoro si fa a mano e nessuna macchina può operare. È una viticoltura faticosa e di alto rischio, premiata dall'unicità dei vini che ne nascono.

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