Vini Trentini: la guida completa, storia e denominazioni più importanti
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Giulio Ferrari e il Trentodoc Le valli e i loro vitigni Trento DOC e Teroldego Le cantine di riferimentoLa viticoltura trentina si concentra quasi interamente nella Valle dell'Adige, intorno alla città di Trento. In appena 9mila ettari vitati convivono sette denominazioni diverse, grazie a un clima alpino mitigato dalle Dolomiti e dall'influenza mite del vicino Lago di Garda.
Giulio Ferrari e il Trentodoc
A inizio Novecento, il giovane enologo Giulio Ferrari, formatosi all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, iniziò a produrre spumante metodo classico in una zona che fino ad allora non aveva alcuna tradizione in materia. Il marchio ufficiale Trentodoc è arrivato solo molto più tardi, nel 2007, ma il lavoro di Ferrari ha di fatto anticipato di decenni la nascita di uno dei distretti spumantistici più solidi d'Italia.
Oggi il consorzio riunisce circa quaranta cantine, tutte accomunate dall'uso esclusivo del metodo classico, la stessa tecnica di rifermentazione in bottiglia dello Champagne.
Il dettaglio tecnico
Il nome "Trentodoc" nasce nel 2007 come marchio collettivo, decenni dopo l'intuizione pionieristica di Giulio Ferrari. È un caso raro in cui la denominazione ufficiale arriva a consacrare una tradizione già consolidata, invece di crearla.
Le valli e i loro vitigni
Quattro valli, quattro vocazioni diverse per lo stesso territorio.
Vitigno autoctono
Piana Rotaliana
Vitigno
Teroldego
Nel bicchiere
Comuni chiave
Mezzocorona, Mezzolombardo.
Sulla piana alluvionale a nord di Trento cresce il Teroldego, vitigno che qui trova la sua unica espressione davvero significativa in Italia. Dà vita a rossi strutturati e concentrati, ben diversi dai vini più semplici e immediati che caratterizzano gran parte della produzione trentina.
Vitigno tradizionale
Vallagarina
Vitigno
Marzemino
Nel bicchiere
Curiosità
Citato nel Don Giovanni di Mozart.
Lungo il fiume Adige, verso sud, si estende la Vallagarina, terra d'elezione del Marzemino. È un vino pensato per un consumo immediato più che per l'invecchiamento, ma la sua notorietà va oltre il bicchiere: Mozart lo cita esplicitamente nel libretto del Don Giovanni.
Le altre due valli
A ovest, la Valle dei Laghi produce Nosiola, unico vitigno bianco autoctono trentino, oltre a Schiava. A est, la Val di Cembra è il territorio di elezione del Müller Thurgau, che qui trova una delle sue espressioni italiane più convincenti.
Trento DOC e Teroldego: i due volti della denominazione
Uno spumante già affermato, un rosso ancora da riscoprire.
Metodo classico
Trento DOC
Vitigni
Chardonnay, Pinot Nero
Nel bicchiere
Da abbinare a
Aperitivo, risotti, pesce di lago.
Il territorio già solido: prodotto esclusivamente da Chardonnay e Pinot Nero, il Trento DOC gode oggi di un riconoscimento internazionale consolidato, grazie soprattutto al lavoro di continuità delle grandi case storiche fondate a inizio Novecento.
Rosso ancora sottovalutato
Teroldego Rotaliano DOC
Vitigno
Teroldego
Nel bicchiere
Da abbinare a
Carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati.
Il vero margine di scoperta oggi è qui: nonostante un profilo profondo e riconoscibile, il Teroldego resta molto meno conosciuto del Trento DOC, anche fuori dall'Italia. Chi cerca un rosso alpino diverso dai soliti nomi trova nel Teroldego uno dei vitigni autoctoni più sottovalutati del nord Italia.
Le cantine di riferimento
Sul fronte del Trentodoc, Ferrari porta ancora il nome del suo fondatore, mentre Letrari e Cavit coprono sia gli spumanti metodo classico sia i vini fermi della zona, compresi Teroldego e Marzemino.
Sul fronte dei rossi, Elisabetta Foradori ha portato il Teroldego verso l'agricoltura biodinamica, mentre San Leonardo lavora su un uvaggio bordolese diventato un riferimento per i rossi trentini fuori dagli schemi tradizionali.
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