Vini Siciliani: i vitigni e le DOC più importanti

Di Redazione

Vigneti in Sicilia

Guida Tannico

I vini siciliani

Dall'Etna a Pantelleria: vitigni, denominazioni e stili di un'isola-continente

~98.000

ettari vitati

23

denominazioni DOC

1.000m

i vigneti più alti sull'Etna

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Tremila anni di storia del vino in Sicilia

La vite in Sicilia c'era già prima che arrivassero i Greci, ma furono loro, dall'VIII secolo a.C., a trasformare la viticoltura locale in qualcosa di serio. I Romani, più interessati al grano, la misero in secondo piano; le dominazioni successive la rilanciarono. Poi, a inizio Novecento, la fillossera e la peronospora rasero al suolo il patrimonio viticolo dell'isola, costringendo a ricostruire quasi tutto.

La vera svolta moderna arriva alla fine degli anni Ottanta. Cantine come Planeta e Tasca d'Almerita iniziano a produrre vini dall'imballaggio curato e dal taglio internazionale, capaci di competere sui mercati esteri. Il loro successo attira investimenti dal nord Italia, ma anche un'ondata di vini industriali che sfruttano il nome "Sicilia" senza elevarne la reputazione.

La risposta dei produttori seri arriva nel 2011 con la creazione della DOC Sicilia, che copre l'intera isola e introduce controlli di resa, analisi di laboratorio e commissioni d'assaggio. Una mossa decisiva: oggi il Grillo bianco e il Nero d'Avola rosso non possono nemmeno comparire in etichetta se il vino non è DOC.

Lo sapevi?

La Sicilia è spesso definita "un continente del vino". Non è retorica: dai vigneti quasi alpini dell'Etna a mille metri, fino a Pantelleria — più vicina alla Tunisia che a Trapani, con clima subtropicale — l'isola racchiude una varietà di mesoclimi che nessun'altra regione italiana possiede. Lo stesso vitigno cambia volto a poche decine di chilometri di distanza.

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L'Etna, la montagna del vino

Negli ultimi due decenni l'Etna è diventato il territorio siciliano più cercato dagli appassionati di tutto il mondo, con investimenti enormi e un afflusso di nuovi produttori. Le ragioni stanno nel terroir: suoli vulcanici di lava e cenere, escursioni termiche violente tra giorno e notte, altitudini estreme che regalano ai vini freschezza e finezza rare per il sud Italia.

L'Etna Rosso, da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, ha colore tenue, tannino fine e un profilo che ricorda i grandi rossi di montagna più che i corposi vini meridionali. L'Etna Bianco, basato sul Carricante, è teso, salino, di lunga evoluzione: uno dei bianchi italiani con maggiore potenziale di invecchiamento.

Il concetto di contrada — il singolo cru, la singola colata lavica — è qui centrale come in Borgogna: vini dello stesso vitigno cambiano radicalmente da un versante all'altro del vulcano. Molti vigneti sono coltivati ad alberello, e non pochi conservano ceppi a piede franco, scampati alla fillossera grazie ai suoli sabbiosi che l'insetto non ama.

I vitigni siciliani, uno per uno

La Sicilia produce più bianco che rosso, ma sono i suoi autoctoni — bianchi e rossi — a raccontarne meglio l'identità. Ecco i protagonisti, con i loro caratteri e le loro sorprese genetiche.

Rosso · Il principe

Nero d'Avola

Il rosso più piantato dell'isola, noto anche come Calabrese. Dà corpo, colore profondo e frutto di ciliegia matura. Come la Syrah, ha bisogno di siti caldi e ben esposti per dare il meglio. La culla è Pachino, sulla punta sud-orientale. Un tempo imprigionato in stili sovra-concentrati e legnosi, oggi torna più fresco ed elegante.

Rosso · L'aristocratico

Nerello Mascalese

Il grande rosso dell'Etna: fine, fermo, dal colore pallido ma di straordinaria longevità. L'analisi del profilo genetico ha rivelato che nasce dall'incrocio tra Sangiovese e Mantonico Bianco. Molti ceppi sono vecchissimi. Per finezza e trasparenza del terroir viene spesso paragonato al Nebbiolo e al Pinot Nero.

Rosso · Il profumato

Frappato & Perricone

Il Frappato è leggero, fragrante, di profumo intenso: in coppia col Nero d'Avola forma il Cerasuolo di Vittoria. Il Perricone, antico e raro, è invece tannico e ostico da gestire quanto il Nebbiolo. Alcune cantine lo stanno riportando alla luce con risultati sorprendenti.

Bianco · La spina dorsale

Grillo & Catarratto

Il Catarratto è il vitigno più piantato dell'isola, base storica del Marsala. Il Grillo — un tempo confinato anch'esso al vino liquoroso — è oggi protagonista di bianchi secchi sapidi e strutturati, tra i più riconoscibili della Sicilia contemporanea.

Curiosità · L'inganno del Nerello Cappuccio

Le analisi genetiche hanno riservato una sorpresa: il 70% delle viti chiamate "Nerello Cappuccio" in Sicilia sono in realtà Carignan, varietà di origine spagnola. Solo una minoranza dei ceppi è davvero Nerello Cappuccio. Un promemoria di quanto, nella storia viticola dell'isola, identità e sinonimi si siano mescolati nei secoli.

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Marsala: storia di un mito inglese

Il Marsala nasce da un incontro fortunato. Nel 1770 un mercante inglese, John Woodhouse, sbarca nella cittadina di Marsala e nota la somiglianza tra i vini locali e i fortificati spagnoli e portoghesi che conosceva bene. Tre anni dopo "inventa" il Marsala aggiungendo acquavite ai barili destinati all'Inghilterra, per stabilizzarli durante il lungo viaggio in mare.

Il successo è immediato: nel 1798 il vino viene scelto per rifornire la flotta dell'ammiraglio Nelson, e il nome del Marsala viaggia per il mondo. Seguono altri inglesi, come Benjamin Ingham, e poi la grande casa italiana Florio, fondata nel 1833, le cui cantine occupavano un intero chilometro di lungomare.

Dopo decenni di declino e di confusione — complici i famigerati "Marsala speciali" all'uovo e al caffè da cucina — il vino sta vivendo una rinascita guidata da pochi irriducibili e da una generazione nuova ed energica. Esistono tre stili principali (Fine, Superiore, Vergine) e tre colori (Oro, Ambra, Rubino), dal secco al dolce: un patrimonio enologico tutto da riscoprire.

Le denominazioni: una DOCG e 23 DOC

La Sicilia conta una sola DOCG — il Cerasuolo di Vittoria — affiancata da 23 DOC distribuite su tutta l'isola, dalle pendici dell'Etna alle isole minori. Ecco le più rappresentative.

DOCG · Vittoria

Cerasuolo di Vittoria

L'unica DOCG dell'isola, nella Sicilia sud-orientale. Un rosso da uvaggio di Nero d'Avola e Frappato: il primo dà struttura e colore, il secondo profumo e bevibilità. Il nome richiama il colore ciliegia (cerasa) brillante. Una zona diventata anche culla del vino naturale siciliano.

DOC · Catania

Etna

La denominazione più prestigiosa della Sicilia contemporanea. Declinata in Rosso (Nerello Mascalese e Cappuccio), Bianco (Carricante) e Rosato. Vigneti su terrazze laviche fino a mille metri, molti a piede franco. Il riferimento delle contrade ne fa la Borgogna del Sud.

DOC · Messina

Faro & Mamertino

La DOC Faro, sullo stretto di Messina, era quasi abbandonata fino agli anni Novanta, quando la tenuta Palari ne ha rilanciato i rossi eleganti da Nerello Mascalese e Cappuccio, su terrazze ripide. Mamertino, già apprezzata dai Romani, vive una rinascita grazie agli investimenti dei produttori sul Nocera locale.

DOC · Siracusa

Noto & Eloro

Noto ed Eloro, nel siracusano, sono il regno del Nero d'Avola più maturo e potente. La sottozona Pachino, sulla punta estrema dell'isola, è considerata il luogo di nascita del vitigno e dà alcune delle sue espressioni più intense.

I grandi vini dolci siciliani

Il clima caldo e ventoso della Sicilia è perfetto per l'appassimento. Da qui nascono alcuni dei vini dolci più celebri d'Italia, dal passito vulcanico al moscato delle isole.

Passito di Pantelleria

La massima espressione dello Zibibbo (Moscato d'Alessandria) appassito al sole dell'isola. Aromi di albicocca secca, miele, scorza d'agrume. Il dolce siciliano più iconico.

Malvasia delle Lipari

Dall'arcipelago eoliano, da uve Malvasia con una piccola parte di Corinto Nero. Dolce, floreale, con note di frutta candita e fichi. Delicatissimo, da fine pasto o meditazione.

Marsala dolce

Le versioni Dolce e Ambra del Marsala, affinate per anni in legno con metodo soleras. Note di datteri, caramello, frutta secca tostata. Eccellente da dessert o con formaggi erborinati.

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