Vini Friulani: caratteristiche, denominazioni e storia

Di Redazione

Vigneti del Friuli Venezia Giulia

Guida Tannico

I vini del Friuli Venezia Giulia

Dalla Ribolla Gialla al Refosco: la regione che ha inventato il bianco italiano moderno

4+12

DOCG e DOC totali

1960s

la rivoluzione Schiopetto

87 ha

tutto lo Schioppettino del mondo

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Una terra di confine, tre culture, un solo vino

Il Friuli Venezia Giulia confina con l'Austria a nord e la Slovenia a est, ed è da sempre un incrocio di culture italiana, germanica e slava. Nonostante gli endorsement di papi, imperatori e principi nei secoli, la storia enologica della regione è rimasta in ombra fino alla fine degli anni Sessanta.

Fu allora che il produttore Mario Schiopetto introdusse la filosofia enologica tedesca e la fermentazione a temperatura controllata, dando all'Italia i suoi primi bianchi freschi, fruttati e moderni. Fu una svolta che creò una vera moda, alimentata soprattutto dai vitigni internazionali arrivati in regione durante la dominazione asburgica dell'Ottocento: Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, i due Cabernet, Merlot, Pinot Nero.

Quella moda si è un poco affievolita, e l'interesse è tornato sui vitigni autoctoni. Bianchi come Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Verduzzo e Picolit; rossi come Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Pignolo e l'acidissimo Tazzelenghe. Una posizione geografica contesa da Romani, Bizantini, Veneziani e Asburgo ha lasciato in eredità un numero di varietà che poche altre regioni italiane possono vantare.

Curiosità · Il metodo che ha cambiato l'Italia

Prima di Mario Schiopetto, i bianchi italiani erano spesso ossidati e poco espressivi. Portando in Friuli le tecniche di cantina tedesche, in particolare il controllo della temperatura di fermentazione, Schiopetto ha reso possibile un vino bianco fresco, pulito e fruttato. Uno standard che nel giro di pochi anni si è diffuso in tutta Italia. È uno dei rari casi in cui si può indicare un singolo produttore come il punto di svolta di un intero paese.

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Collina e pianura: la geografia del vino friulano

A sud di Udine, oltre la quale il clima rende la viticoltura poco praticabile, si aprono due fasce di territorio ben distinte. La prima è quella collinare, dove si trovano il Collio e i Colli Orientali del Friuli, su marne calcaree, il celebre "flysch di Cormons".

La seconda fascia è la pianura alluvionale, attraversata dai fiumi Tagliamento, Natisone, Judrio e Isonzo. È divisa in cinque DOC da ovest a est: Lison-Pramaggiore, condivisa col Veneto, Latisana, Friuli Grave, Friuli Aquileia e Isonzo. Le colline danno vini di maggiore personalità, ma l'Isonzo, confinante col Collio, si distingue tra le zone di pianura: i suoi vini migliori possono competere alla pari con quelli collinari.

Approfondimento · Il Collio merita un capitolo a parte

Confine invisibile tracciato nel 1918, catasto dei cru del 1767, la rivoluzione di Mario Schiopetto: la storia del Collio è così densa da meritare una guida tutta sua. La trovi qui: I vini del Collio.

I vitigni autoctoni, uno per uno

Il Friuli ha attraversato una lunga stagione dominata dai vitigni internazionali. Oggi la scena è tornata a raccontare le uve di casa. Ecco le protagoniste.

Bianco · L'autoctono più celebre

Ribolla Gialla

Acidità vibrante, profilo agrumato e floreale. È il simbolo del ritorno agli autoctoni: chi la vinifica con macerazione sulle bucce, come Josko Gravner, ne racconta la faccia più antica e territoriale.

Bianco · L'ex Tocai

Friulano

Colore paglierino, profumi di fiori bianchi, finale tipico di mandorla amara. È il bianco quotidiano della regione, pensato per essere bevuto giovane, perfetto sul prosciutto di San Daniele.

Rosso · L'orgoglio ritrovato

Schioppettino

Colore intenso, corpo medio, un naso che ricorda la violetta insieme a una speziatura pepata che richiama i rossi del Rodano. Rischiò l'estinzione dopo la fillossera; un decreto europeo del 1978 ne autorizzò di nuovo la coltivazione.

Rosso · L'autoctono più diffuso

Refosco dal Peduncolo Rosso

Il rosso autoctono più coltivato della regione, riconoscibile dal caratteristico peduncolo rosso del grappolo. Colore fitto, acidità sostenuta, sentori di frutti di bosco e una nota leggermente selvatica.

Rosso · La rarità dei Colli Orientali

Pignolo

Il nome viene dai grappoli piccoli e serrati, difficili da lavorare. Dà vini tannici e strutturati, capaci di invecchiare a lungo: uno dei rossi più seri e meno conosciuti della regione.

Internazionali · I residenti storici

Pinot Grigio, Sauvignon & Chardonnay

Arrivati con gli Asburgo, sono stati per decenni la vera cassa di risparmio dei vignaioli friulani. Sui suoli di marna e arenaria della regione, assumono un taglio spesso più fresco e affilato che altrove.

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I grandi dolci: Picolit e Ramandolo

I Colli Orientali custodiscono due vini da meditazione a DOCG, entrambi ottenuti da uve vendemmiate tardi o appassite. Il Picolit prende il nome dalla scarsità stessa dei suoi acini: un fenomeno di aborto floreale che riduce naturalmente la resa, rendendolo un vino raro fin dalla vigna. Dà un dolce delicato, mai stucchevole, tra i più eleganti d'Italia.

Il Ramandolo, da uve Verduzzo appassite nella zona di Nimis e Tarcento, ha una storia curiosa. Per anni il nome è stato usato genericamente per qualsiasi Verduzzo dolce dei Colli Orientali, finché la DOCG non ha corretto l'anomalia, riservandolo solo a quelle due località. Il risultato è più ricco e dorato del Picolit, con un carattere quasi mielato.

Curiosità · Una mappa nella mappa

Dentro i Colli Orientali esistono micro-zone storicamente legate a un solo vitigno. Cialla per Ribolla Gialla, Verduzzo, Refosco e Schioppettino; Rosazzo per Ribolla Gialla e Pignolo; Prepotto, patria elettiva dello Schioppettino; Faedis per il raro Refosco Nostrano. Sono la prova che il Friuli, dietro l'apparente semplicità delle sue DOC, nasconde una geografia del vino fatta di dettagli minuscoli.

Le denominazioni principali

Quattro DOCG e dodici DOC, tra collina e pianura. Ecco le più importanti da conoscere.

DOC · Gorizia e Udine

Collio e Colli Orientali

Le due zone collinari più prestigiose, sullo stesso suolo di flysch. Qui nascono i bianchi più fini della regione e alcuni dei rossi più interessanti da vitigni autoctoni.

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DOC · Pordenone e Udine

Friuli Grave

La DOC più estesa della regione, oltre il 50% della produzione friulana totale. Il nome condivide la stessa radice etimologica del Graves di Bordeaux: suoli ghiaiosi depositati dai fiumi nei millenni.

DOC · Confine col Collio

Friuli Isonzo

La più interessante delle DOC di pianura. Confinante col Collio, i suoi migliori vini possono competere alla pari con quelli collinari, un'eccezione nella geografia della regione.

DOC · Trieste

Carso

Zona di confine con la Slovenia, celebre per il Terrano, rosso autoctono dal carattere rustico e sapido, e per i suoli calcarei e ferrosi che danno vini identitari e mai banali.

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Le cantine da conoscere

Tra i nomi che hanno costruito la reputazione internazionale del Friuli ci sono Livio Felluga e Jermann, storici ambasciatori dei bianchi friulani nel mondo. C'è poi Gravner, il produttore che ha riportato l'attenzione internazionale sulla macerazione e sugli orange wine.

A questi si affiancano realtà come Volpe Pasini, Vie di Romans e Lis Neris, tra i più solidi interpreti della denominazione Isonzo, e Radikon, tra i pionieri dei vini naturali in Italia. Un ecosistema di piccoli e grandi produttori che continua a raccontare, ognuno a modo suo, la stessa terra di confine.

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