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Sangiovese

Il Sangiovese è un vitigno a bacca rossa diffuso in tutto il centro Italia, soprattutto in Romagna, in Toscana e in Umbria, dove è alla base di vini come il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Rosso di Montefalco. In questa sezione della nostra enoteca troverai il miglior Sangiovese per le tue cene e le tue grigliate. È il vitigno più coltivato in Italia e, a seconda delle zone di produzione, dà vita a vini con specifiche caratteristiche organolettiche: il colore è rosso rubino e al naso si percepiscono le tipiche note di ciliegia, iris, rosa, amarena, violetta, ma anche felce, sottobosco, muschio, e terra, al palato invece è di medio corpo, con un tannino ben presente che tende a diventare setoso durante l’invecchiamento. Se invecchiato a lungo sviluppa sentori di cuoio, tabacco, cacao e cioccolato, mentre con l’affinamento in legno acquisisce spesso aromi di noce moscata e pepe nero, vaniglia, cannella, liquirizia. Il Sangiovese ha una gradazione alcolica moderata ed è tra i vitigni più diffusi in Italia dove occupa almeno l’11% della superficie viticola e conta almeno 160 varietà. Lo si trova alla base di alcuni dei vini più importanti d’Italia: in Toscana dove è tradizionalmente più diffuso le uve sangiovese sono quelle utilizzate in percentuale maggiore per il Chianti Classico, che ne eredita le principali qualità aromatiche. In questa regione viene distinto in due grandi famiglie: in provincia di Siena, in un’area collinare incontaminata, è impiegato in gran parte il Sangiovese Grosso, chiamato a Montalcino Brunello di Montalcino, uno dei rossi più importanti, famoso in tutto il mondo per la sua eleganza e la sua longevità, e conosciuto invece nella zona di Montepulciano con il nome di Prugnolo Gentile, alla base del Rosso e del Nobile di Montepulciano; mentre nel resto della Toscana è utilizzato il Sangiovese Piccolo. La denominazione Brunello di Montalcino, con cui localmente si indentificava quella che si pensava fosse una varietà diversa dal Sangiovese salvo scoprire in seguito che si trattava dello stesso tipo di uva, con il tempo diventò l’espressione ufficiale per indicare un vino prodotto in purezza da uve Sangiovese. Attraversando l’Appennino è celebre il Sangiovese di Romagna, rotondo e fruttato, mentre in Umbria viene usato per il Rosso di Montefalco e per la denominazione Torgiano.
Nelle province di Bologna, Forlì, Ravenna e Rimini trova invece dimora il Sangiovese superiore, una delle tipologie previste dalla denominazione Romagna DOC. Secondo il disciplinare i vitigni ammessi per la produzione del vino Romagna DOC Sangiovese superiore sono per almeno l’85% Sangiovese e per il resto altre varietà a bacca nera. Dal colore rosso rubino, al naso è delicato con note di piccoli frutti rossi e neri, sentori di spezie e qualche accenno minerale, mentre al palato è caratterizzato da una morbida tannicità. Si tratta di un vitigno longevo, di grande forza e particolarmente adatto a terreni argillosi, calcarei e asciutti; non sopporta le temperature troppo rigide e quindi i climi settentrionali, ama invece i territori caldi e le zone costiere. Ed ecco perché la Maremma Toscana è il luogo ideale nonché patria d’elezione per la sua coltivazione. Il Sangiovese prodotto in Toscana offre un ventaglio di sensazioni diverse in base ai disciplinari, al lavoro in cantina e al luogo in cui le uve sono state coltivate.
L’origine del nome del vitigno è incerta: secondo la leggenda è stato chiamato Sanguis Jovis (“sanguegiovese”, ovvero “sangue di Giove”) da un monaco del convento di Sant’Angelo di Romagna, alle pendici del Monte Giove, durante un banchetto in onore di Papa Leone XII.
Altri sostengono che derivi da “sangiovannese” perché originario di San Giovanni Valdarno; non mancano le teorie secondo le quali invece il nome risalirebbe all’espressione dialettale "san giovannina" con cui si identificava un tipo di uva che matura molto precocemente in genere intorno a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista.
Anche la sua provenienza è avvolta dal mistero: per avere le prime informazioni certe bisogna tornare molto indietro nel tempo, almeno fino al XVI secolo quando l’agronomo e gentiluomo Giovan Vettorio Soderini lo nominò per la prima volta nel suo trattato "La coltivazione delle viti": «il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare», diceva, definendolo «iVitigno sugoso e pienissimo di vino […] che non fallisce mai”. Studi recenti hanno rivelato inoltre che il vino Sangiovese, nonostante la sua storica presenza nelle zone della Romagna e in Toscana, avrebbe avuto un ruolo chiave nella diffusione di alcune varietà coltivate nel Sud Italia, in particolare Sicilia e Calabria. Nerello mascalese, Gaglioppo di Cirò e ancora al Mantonicone sono solo alcuni dei “figli” nati dall’incrocio del Sangiovese con il Mantonico di Bianco.
Qualcuno non esita a rintracciarne la paternità nel Ciliegiolo o nel Calabrese di Montenuovo o addirittura nel Negrodolce, antica varietà del Sud Italia scoperta di recente. Questione ancora molto dibattuta quella della parentela con il Ciliegiolo, visto che secondo alcuni questo vitigno sarebbe al contrario il risultato dell'incrocio del Sangiovese con il Moscato Violetto. Il Sangiovese si abbina benissimo in particolare ai primi piatti ai sughi di carne e ai secondi di carne; uno dei migliori accostamenti è con la carne alla brace: dalla semplice bistecca all'hamburger. Ma chi non ha mai accompagnato una fiorentina al sangue con un bel Chianti Classico? Da non sottovalutare gli abbinamenti con le lasagne al forno, le empanadas argentine, il tartufo, il roast beef o il pulled pork. Nelle sue versioni più leggere invece, il Sangiovese si presta ad un accostamento insolito come quello con piatti di pesce, specialmente pesce azzurro e caciucco alla livornese. La versione riserva si sposa con la selvaggina nobile, dal cinghiale al fagiano. Cerca in questa selezione di vini online la tua versione di Sangiovese preferita!

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