Refosco dal peduncolo rosso: caratteristiche e abbinamenti ideali

Di Redazione

Oggi siamo tra le colline del Friuli-Venezia Giulia, a caccia di un rosso dal nome curioso: il Refosco dal peduncolo rosso. Vitigno autoctono, spigoloso da giovane, capace di cambiare faccia con qualche anno di affinamento. Ecco da dove viene, che vino aspettarsi e come portarlo in tavola.

1. In principio era il Refosco

La storia di questo vitigno è molto antica, tanto che le sue origini precise sono ancora oggi discusse. In Friuli si coltiva da secoli: la tradizione vuole che lo lodasse già Plinio il Vecchio e che fosse il vino preferito di Livia, moglie dell'imperatore Augusto.

Per una traccia scritta più solida bisogna arrivare al Medioevo: negli Annali del Friuli di Francesco di Manzano compare una citazione che risale al 1390.

E la genetica? Le analisi del DNA condotte a San Michele all'Adige hanno rivelato un rapporto di parentela diretto, di tipo genitore-figlio, con il Marzemino, altro vitigno storico del Nord Italia. Con il Terrano, invece, i legami sono di famiglia ma non di discendenza: ne parliamo tra poco.

Dagli anni Ottanta i produttori friulani sono tornati a curarlo con molta più attenzione, in vigna e in cantina. Resta comunque un rosso di nicchia: nel 2015 gli ettari censiti erano appena 1.267. Non a caso compare spesso tra i vitigni rossi italiani meno noti, quelli che vale la pena conoscere.

2. Perché si chiama Refosco "dal peduncolo rosso"?

Qui la risposta è molto più semplice. Tutto sta nel peduncolo, la parte terminale del raspo che collega il grappolo al resto della pianta. Nel Refosco ha un colore rosso porpora ben visibile, e da qui arriva il nome.

Grappolo di Refosco dal peduncolo rosso con il caratteristico peduncolo porpora

Quel dettaglio serve anche a distinguerlo dai cugini. Refosco, infatti, non indica un solo vitigno ma una famiglia di varietà rosse diverse tra loro, coltivate tra Friuli, Slovenia e Croazia, che danno vini piuttosto simili.

Il membro più pregiato della famiglia è proprio il Refosco dal peduncolo rosso. Poi c'è il Refosco d'Istria, che in Italia si chiama Terrano, in Slovenia Refošk e in Croazia Teran. C'è infine il Refosco Nostrano, una varietà profumata legata alla zona di Faedis, nei Colli Orientali.

Occhio alle etichette: Terrano e Refosco dal peduncolo rosso vengono confusi di continuo, ma restano due vitigni distinti. Lo stesso vale per la Cagnina di Romagna, a volte presentata come sinonimo di Refosco: in realtà nasce da uve Terrano.

3. Che tipo di vino è il Refosco?

Nel bicchiere si riconosce subito: colore rosso profondo, profumi di prugna e frutta scura, spesso un accenno di mandorla. Al palato ha corpo medio o pieno e un'acidità alta, a volte difficile da tenere a bada.

Il motivo sta in vigna. Il Refosco matura molto tardi e, se l'annata non lo aiuta, arriva alla vendemmia con un'acidità ancora vivace. In compenso resiste bene alle piogge autunnali e al marciume, un vantaggio concreto per un'uva che deve restare a lungo sulla pianta.

Per smussare gli spigoli molti produttori scelgono l'affinamento in legno. Il lento contatto con l'ossigeno rende i tannini più morbidi e stabili, mentre la botte aggiunge note speziate, tostate o di vaniglia. Con qualche anno di bottiglia il frutto scuro si fa più maturo e il sorso si distende.

Insomma, grazie all'azione del tempo il Refosco si trasforma: da rosso nervoso e ribelle a vino di struttura, che tiene il passo dei migliori rossi friulani. Il modo più semplice per capirlo è assaggiare un'annata con qualche anno sulle spalle.

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4. Il terroir del Refosco dal peduncolo rosso

La patria del Refosco in Italia è senza dubbio il Friuli, seguito dal Veneto orientale. In Friuli compare in quasi tutte le denominazioni rosse, dalla DOC Friuli ai Colli Orientali. In Veneto lo si trova a Lison-Pramaggiore, DOC condivisa con il Friuli, e nei Colli di Conegliano.

Per orientarsi basta una distinzione: collina o pianura. A sud di Udine, infatti, il vigneto friulano si divide in due fasce molto diverse tra loro.

Le colline. Colli Orientali e Collio poggiano sul cosiddetto flysch di Cormons, strati alternati di marne calcaree e arenarie. I vigneti in collina danno vini con più personalità, e proprio i Colli Orientali sono considerati la zona più promettente per il Refosco.

La pianura. Più a sud si stende una pianura alluvionale di sabbia, ciottoli e ghiaia portati da Tagliamento, Natisone, Judrio e Isonzo. Qui si trovano le DOC Friuli Grave, Latisana, Aquileia e Isonzo: Refosco in genere più diretti, con un'eccezione, perché i migliori Isonzo reggono il confronto con la collina.

Una curiosità: nella DOC Friuli Aquileia il Refosco è la spina dorsale del Rosso, che deve contenerne almeno il 50%. Quanto ai prezzi, sullo scaffale Tannico si va dai 7 euro di un Latisana ai 41 di un Cialla con dieci anni sulle spalle.

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Rubino intenso con riflessi violacei, more e amarene in apertura e un frutto profondo. Stessa annata del Latisana: aprili insieme e il confronto tra pianura e collina diventa concreto.

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4.1 Diverso il terroir, diverso il Refosco

Scendendo nel dettaglio, ci sono tre zone da conoscere. L'ultima è un falso amico che crea parecchia confusione.

1. Friuli Colli Orientali: il cuore collinare del Refosco, dai dintorni di Udine fino al confine sloveno. Qui i produttori puntano sempre di più sui vitigni autoctoni e sulle sottozone storiche dove sono cresciuti. Oltre confine, il distretto di Capodistria è considerato altrettanto promettente.

2. Cialla: piccola sottozona storica dei Colli Orientali, legata al Refosco dal peduncolo rosso e allo Schioppettino, che trova casa anche nella vicina Prepotto. In etichetta la trovi come Friuli Colli Orientali Cialla.

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Granato intenso con riflessi rubino, naso caldo e profondo di mora e frutti di bosco maturi. Un riferimento per gli appassionati: il Refosco di sottozona, con l'età giusta per mostrare tutta la sua complessità.

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3. Carso: piccola DOC di appena 53 ettari su un altopiano ghiaioso tra Gorizia e Trieste, al confine con la Slovenia. Qui però il protagonista è il Terrano, che dà rossi scuri, tannici e molto acidi, capaci di trarre beneficio dall'affinamento in botte.

Il Refosco dal peduncolo rosso è ammesso nel disciplinare, ma chi cerca il "Refosco del Carso" nella maggior parte dei casi sta cercando un Terrano. Vale la pena assaggiarlo proprio per sentire la differenza tra i due cugini.

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Rubino con riflessi violacei, naso fine e fruttato di viola, mirtilli e ciliegie. Accanto a un Refosco dei Colli Orientali chiarisce in un sorso perché i due vitigni non vanno confusi.

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5. Con cosa abbinare il Refosco?

Come altri rossi friulani, il Refosco chiama a gran voce la cacciagione: cinghiale in umido, lepre, capriolo. L'acidità vivace ripulisce il palato dai sughi lunghi e grassi, mentre il frutto scuro tiene testa ai sapori selvatici.

Al secondo posto ci sono i primi con sughi ricchi, come il ragù di lepre o le tagliatelle ai funghi. Il vero asso nella manica è il ragù bianco. L'acidità del pomodoro rischierebbe di pestarsi i piedi con quella del vino, mentre un ragù in bianco viene rinfrescato dal Refosco.

Se invece vuoi andare sul classico, puoi abbinare il Refosco alle carni rosse: il rischio di sbagliare è quasi nullo, visto che si tratta del tipico abbinamento tra rosso strutturato e carne.

Un consiglio pratico per scegliere la bottiglia: le versioni giovani e scattanti vanno a nozze con piatti grassi e saporiti. Quelle con qualche anno di affinamento reggono anche cotture lunghe, come un brasato.

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Rubino tendente al violaceo, mora selvatica e sottobosco al naso, sorso sapido e delicatamente tannico. Da tenere in cantina per il ragù bianco della domenica e per la grigliata di carne.

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Tutti i Refosco dal peduncolo rosso

Dalla pianura del Latisana alle colline di Cialla: la nostra selezione di Refosco, dalle annate giovani a quelle già pronte per la cacciagione.

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