Cabernet Franc: caratteristiche e curiosità del rosso estivo par excellence

Di Adriano Manca

Molti lo conoscono come il "fratello minore" del Cabernet Sauvignon. È vero l'opposto: il Cabernet Franc è il genitore, e nel 1997 l'analisi del DNA lo ha dimostrato. Incrociandosi con il Sauvignon Blanc ha generato proprio il vitigno che oggi lo mette in ombra. Vale la pena conoscerlo per quello che è: un rosso di frutto croccante e acidità viva, riconoscibile a occhi chiusi per quella sua firma di peperone verde. Qui trovi cosa lo caratterizza, come cambia tra Francia e Italia, e da dove partire per capirlo.

Cos'è il Cabernet Franc, in breve

Il Cabernet Franc è un vitigno a bacca nera che ha probabilmente origine nei Paesi Baschi spagnoli. In Francia la sua storia è antica e ben documentata: era già usato per vini di qualità nel Libournais, attorno a Saint-Émilion e Pomerol, alla fine del Settecento. Nella Loira arrivò ancora prima, selezionato dal cardinale Richelieu e piantato all'abbazia di Bourgueil da un abate di nome Breton, il cui nome è rimasto fino a oggi come sinonimo locale del vitigno. La svolta scientifica arriva però nel 1997: il test del DNA, condotto all'università di Davis, rivela che il Cabernet Sauvignon nasce da un incrocio spontaneo tra Cabernet Franc e Sauvignon Blanc. Il "Franc", quindi, viene prima, e questo spiega perché veniva citato nei testi molto prima del figlio.

Rispetto al figlio più celebre ha buccia più sottile, matura circa una settimana prima e resiste meglio al freddo. Sono queste tre qualità a spiegare perché in Loira, più a nord e più fresca, riesce a maturare e a dare vini in purezza. A Bordeaux, invece, resta quasi sempre un ingrediente dell'assemblaggio insieme a Merlot e Cabernet Sauvignon.

Perché sa di peperone: le pirazine

La nota vegetale che divide gli appassionati non è un difetto, è chimica. Il Cabernet Franc è ricco di pirazine, composti aromatici che ricordano il peperone verde, la foglia di pomodoro e l'erba tagliata. Sono più marcate quando l'uva matura in climi freschi o in annate poco soleggiate. In vigna si tengono a bada con una buona gestione della chioma: meno foglie in eccesso, uve più concentrate, sentore vegetale più misurato.

Al di là del peperone, il quadro tipico è un rosso rubino con riflessi violacei da giovane, profumi di lampone, ribes e ciliegia, un tocco di violetta e pepe. Con l'affinamento arrivano liquirizia, tabacco, cuoio e note affumicate. In bocca la struttura è media, i tannini fini, l'acidità viva: un profilo che punta sulla finezza più che sulla potenza, e che lo rende uno dei rossi più facili da abbinare a tavola.

Loira contro Bordeaux: due stili

Nella Valle della Loira il Cabernet Franc gioca in solitaria e mostra il suo lato più teso. Le denominazioni di riferimento sono Chinon, Bourgueil e Saumur-Champigny, dove i suoli argillo-calcarei e il tuffeau, il calcare tenero del Cretaceo, regalano freschezza e capacità di invecchiamento. Il risultato è un vino più aspro e slanciato, con frutto croccante e quella spina dorsale acida che lo rende più agile e più adatto alla tavola rispetto ai rossi del sud.

Saumur-Champigny Les Poyeux 2023 Domaine des Sanzay

Loira, in purezza

Saumur-Champigny "Les Poyeux" 2023 - Domaine des Sanzay

19,00 € · da servire leggermente fresco

Ciliegia e una traccia minerale, sorso carnoso e tannini setosi. È il Cabernet Franc della Loira nella sua versione più diretta e conviviale, quella che spiega meglio di ogni altra perché questi rossi si bevono a 14 gradi.

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A Bordeaux, e più precisamente nel Libournais di Saint-Émilion e Pomerol, il Cabernet Franc porta profumo e finezza all'assemblaggio dominato dal Merlot. Nel Médoc rappresenta circa il 10% di un vigneto tipico e funziona quasi come un'assicurazione: maturando prima, mette al riparo dal maltempo che può colpire Cabernet Sauvignon e Merlot alla vendemmia. Che possa dare vini di grande longevità lo dimostra Cheval Blanc, il più celebre rosso al mondo a prevalenza Cabernet Franc. Rispetto a quello della Loira, il Cabernet Franc bordolese tende a essere più morbido e meno teso, perché il clima più caldo smorza l'acidità e le note vegetali. Due modi diversi di leggere lo stesso vitigno: verticale e nervoso a nord, più rotondo e integrato a ovest.

Il Cabernet Franc in Italia

In Italia il Cabernet Franc ha due vite. La prima è nel Nord-Est, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, dove trova climi freschi e suoli adatti e viene spesso vinificato in purezza. Qui esce il lato più diretto e riconoscibile del vitigno: frutto rosso, erbe selvatiche, sorso agile. È il punto di partenza ideale, e anche il più accessibile. Un dato per inquadrarlo: nel 2015 in Italia se ne contavano circa 5.590 ettari, contro i 14.220 del più diffuso Cabernet Sauvignon. Una parte di questo passato è anche storia di scambi d'identità, perché diverse vigne ritenute Cabernet Franc si sono poi rivelate Carmenère.

Friuli Colli Orientali Cabernet Franc DOC I Klivi 2023 I Clivi

Friuli, per iniziare

Friuli Colli Orientali Cabernet Franc DOC "I Klivi" 2023 - I Clivi

16,50 € · in purezza, da bere giovane

Rubino vivo, piccoli frutti a bacca rossa e un ricordo di erbe selvatiche che è la firma del vitigno. Sorso fresco e diretto: il modo più semplice, e più onesto, per capire cos'è il Cabernet Franc.

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La seconda vita è in Toscana, dove il Cabernet Franc entra nei tagli bordolesi dei grandi rossi, a Bolgheri come in Maremma, aggiungendo complessità e profumo. Alcuni produttori lo spingono fino alla purezza, ottenendo vini di struttura e lunga tenuta, decisamente più ambiziosi nel prezzo e nell'attesa che richiedono.

Maremma Toscana Cabernet Mandrone di Lohsa 2020 Terre del Poliziano

Toscana, più struttura

Maremma Toscana Cabernet DOC "Mandrone di Lohsa" 2020 - Poliziano

29,90 € · il volto toscano del vitigno

Ciliegia matura, tabacco e cacao, con una traccia vegetale e balsamica sul finale. Qui il Cabernet Franc prende il corpo e il calore della Maremma senza perdere la sua impronta: un rosso da tavola importante che resta sotto i trenta euro.

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Abbinamenti e temperatura di servizio

L'acidità viva e il tannino fine fanno del Cabernet Franc un vino da tavola versatile. Le versioni giovani e fresche della Loira o del Friuli si trovano bene con salumi, carni bianche, pollo arrosto e persino con un pesce robusto come il tonno scottato, dove la freschezza fa da contrappunto. Le versioni più strutturate e affinate in legno reggono carni rosse, brasati e formaggi stagionati.

Un dettaglio che cambia l'esperienza: le versioni giovani danno il meglio servite leggermente fresche, intorno ai 14-15 gradi. A temperatura ambiente rischiano di sembrare più vegetali e slegate, mentre qualche grado in meno esalta il frutto e la beva. Per i vini più importanti e affinati, sali a 16-18 gradi.

Quali bottiglie provare

Il percorso più sensato è partire dal basso e salire di corpo. Una prima bottiglia friulana o un Chinon giovane, sotto i 20 euro, servono a fissare in memoria la firma del vitigno: frutto rosso, erba, acidità. Da lì si può passare a un cru della Loira su tuffeau per capire cosa succede con l'affinamento, e infine a una versione toscana in purezza per vedere quanto lontano può arrivare in struttura. Tre tappe, tre prezzi, lo stesso vitigno letto in tre modi.

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