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Podere Còncori


Da sempre l’Italia si caratterizza per la grande varietà di vitigni coltivati all’interno dei propri confini: un ventaglio ampelografico davvero ampio, che vede sempre in prima linea una fitta schiera di vignaioli intenti a recuperare vigneti antichi, talvolta in territori davvero isolati. La Garfagnana, piccolo appezzamento di terreno situato tra le montagne circostanti la provincia di Lucca, le Alpi Apuane e l’Appennino, è uno di questi. Uno spazio di passaggio per coloro che, in epoche antiche, partendo dal fiume Serchio desideravano giungere all’interno della Pianura Padana per poi dirigersi verso l’Europa settentrionale. Un’area impervia dunque, in passato però fortemente contesa per il proprio valore strategico; scarsamente popolata, la zona della Garfagnana presenta un paesaggio quasi incontaminato, che con i suoi piccoli borghi fiabeschi rappresenta un richiamo irresistibile per un turismo attento e di nicchia. In questo splendido contesto, più precisamente a Gallicano in provincia di Lucca, ha sede l’azienda agricola Podere Còncori, frutto del grande lavoro unito alla temerarietà del proprietario Gabriele de Prato, ex oste che nel 1999 decise di mollare tutto per dedicarsi alla produzione di vino con un progetto davvero ambizioso: recuperare vecchi vigneti, oramai completamente abbandonati, portandoli alle vette della qualità della produzione vitivinicola toscana. Gli ettari coltivati sono circa 4, collocati ad un’altezza considerevole, a circa 400 metri sul livello del mare; si lavorano syrah, pinot nero, ciliegiolo, carrarese, pinot bianco e chenin blanc, seguendo i principi della biodinamica, come attesta la certificazione riconosciuta da Demeter. Frutto di questa scommessa sono quattro vini “puliti”, rispettosi dell’ecosistema e fortemente espressivi del terroir di provenienza. Prodotti eleganti e che incuriosiscono, come il Rosso Melograno, espressione di quel pizzico di follia che domina la mente di Gabriele, perché, come diceva il grande filosofo Bertrand Russell: “L'equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è molto più interessante.”