CHÂTEAU LE PIN
Cantina · Bordeaux, Pomerol
Il vigneto grande come un giardino
Pomerol, Rive Droite · Merlot
Territorio
Pomerol, riva destra della Gironda
Vitigno
Merlot
Vino icona
Le Pin, Pomerol
A Bordeaux i grandi nomi hanno castelli, secoli di storia e classificazioni ufficiali. Le Pin non ha niente di tutto questo: nessun château, un vigneto delle dimensioni di un orto e una storia che comincia solo nel 1979, quando la famiglia belga Thienpont comprò poco più di un ettaro nel cuore di Pomerol. Eppure oggi è spesso il Merlot più caro del mondo, conteso nelle aste al pari di etichette con quattro secoli di nobiltà alle spalle. Il nome viene da un pino solitario che cresceva accanto alla cantina. Tutto il resto lo hanno fatto la piccolissima dimensione, il terroir di Pomerol e la critica, che dall'annata 1982 in poi lo ha trasformato in un mito.
Il capostipite dei vini di garage
Per anni Le Pin è stato prodotto nel seminterrato di una fattoria, in quantità minime: circa ottomila bottiglie l'anno, una frazione di quanto fa un grande château. Proprio questa artigianalità estrema lo ha fatto considerare il predecessore dei cosiddetti vini di garage, prodotti in micro-lotti con cura maniacale. Il vigneto sorge sull'altopiano argilloso e ghiaioso di Pomerol, la stessa culla dove il Merlot dà i suoi frutti più celebri, a fianco del vicino Vieux Château Certan, anch'esso dei Thienpont. Nel 2011 una nuova cantina firmata da architetti belgi ha sostituito la vecchia casa colonica. Lo stile di Le Pin è l'opposto della severità di certi Bordeaux: è aperto, generoso, seducente da giovane, ma capace di invecchiare a lungo.
Cosa aspettarsi da una bottiglia
Le Pin non è un vino da tavola: è un oggetto da collezione e da grande occasione, uno dei Merlot più desiderati al mondo. Le annate storiche vanno cercate per la loro rarità, mentre le più recenti chiedono pazienza: un rosso di Bordeaux di questo livello dà il meglio dopo diversi anni di bottiglia, quando i tannini si distendono e il frutto lascia spazio a note di tartufo e sottobosco. È un rosso da servire con carni importanti e piatti di tartufo, in bicchieri ampi che ne assecondino il profilo generoso. Chi colleziona i grandi rossi francesi lo conosce già come una delle vette assolute: data la disponibilità sempre limitatissima, ogni bottiglia in catalogo è di fatto un'occasione a sé.
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