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Calabretta


Se è vero che negli ultimi anni si è parlato con sempre maggiore entusiasmo dei vini provenienti dall’Etna, in Sicilia, è anche grazie allo straordinario lavoro portato avanti da piccole realtà come la cantina Calabretta.
Siamo esattamente a Randazzo, comune che domina il versante settentrionale del grande vulcano e da cui si estendono bellissimi vigneti ad alberello piantati su antiche colate laviche. Terrazzamenti perfettamente soleggiati e al tempo stesso caratterizzati da forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Appezzamenti lavorati in modo assolutamente naturale, per cui rame e zolfo sono gli unici elementi “esterni” che possono entrare in vigna, su cui si stanno sperimentando da alcuni anni tecniche biodinamiche.
È grazie a queste peculiarità che qui nascono vini di grandissima eleganza ed espressività, vini tattili, che appartengono a una memoria ormai quasi scomparsa e lontanissimi da ogni possibile omologazione.
Da quattro generazioni la famiglia Calabretta si dedica alla vitivinicoltura, di fatto sin dai primi anni del secolo scorso, quando Gaetano Calabretta, in accordo con la moglie Grazia, scelse di acquistare i primi appezzamenti, dando il via allo stesso tempo al rinnovamento di quelli ereditati.
Fino agli anni ’90 gran parte della produzione era commercializzata nei mercati del nord Italia, ma la svolta importante si ebbe con l’ingresso in azienda di Massimo e Massimiliano Calabretta, che ebbero il merito non solo di riorganizzare la cantina, ma anche di dare il via alla vendita del vino in bottiglia e sotto il proprio brand.
È così che ai vini della tradizione dell’Etna si sono affiancati i monovitigni, e partendo dalle varietà di nerello mascalese, carricante, minnella bianca e nerello cappuccio, le etichette targate “Calabretta”, provenienti dalle contrade di Calderara, Passopisciaro, Solicchiata e Battisti, hanno iniziato ad arrivare sugli scaffali delle enoteche di tutto il mondo.
Vini unici, figli in tutto e per tutto della “montagna sacra”.