Vini Piemontesi: caratteristiche e vitigni più importanti

Di Redazione

Vigneti delle Langhe, Piemonte

Guida Tannico

I vini del Piemonte

Dal Nebbiolo delle Langhe all'Alto Piemonte: la regione del re dei vini

~42.000

ettari vitati

59

DOC e DOCG

1266

prima menzione del Nebbiolo

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Storia e territorio del Piemonte

Il Piemonte è una delle regioni vinicole più importanti d'Italia, al pari della Toscana, ma con un'anima diversa: qui il vigneto è frammentato in migliaia di piccole proprietà, in media meno di due ettari ciascuna. È una viticoltura di famiglie, di colline, di parcelle. Le radici risalgono ai Greci e si consolidano in epoca romana e medievale, fino alla devastazione della fillossera a metà Ottocento.

Il cuore della regione sono le colline meridionali, le Langhe e il Monferrato attorno ad Alba e Asti, dove pendenze, marne calcaree e nebbie autunnali danno vini di qualità assoluta. A nord, ai piedi delle Alpi, l'Alto Piemonte custodisce una tradizione antica e oggi in pieno ritorno. Curiosità unica in Italia: il Piemonte è l'unica regione che ha rinunciato del tutto all'IGT, scegliendo di etichettare ogni suo vino almeno come DOC.

Curiosità · Il vitigno fragile

Il Nebbiolo è un'uva antica e geneticamente "stanca": secoli di coltivazione concentrata in un'area ristretta l'hanno reso particolarmente sensibile ai virus della vite. Eppure è proprio qui il paradosso — alcuni grandi produttori coltivano deliberatamente cloni colpiti da virus, perché regalano fino al 50% di sostanze fenoliche in più, quindi più colore, aroma e materia. Un difetto che diventa firma stilistica.

I vitigni del Piemonte, uno per uno

Il Piemonte è terra di rossi autoctoni di grande carattere, ma anche di bianchi e bollicine in piena ascesa. Ecco i protagonisti, dal re Nebbiolo agli emergenti.

Rosso · Il re

Nebbiolo

Responsabile dei vini più longevi della regione. Curioso: pur dando vini di enorme struttura, ha colore pallido come il Pinot Nero e vira presto al granato. Profumi di rosa, catrame e ciliegia, acidità e tannino imponenti. Esigentissimo sui suoli. Al nord prende il nome di Spanna.

Rosso · I quotidiani

Barbera & Dolcetto

La Barbera è il rosso del cuore piemontese: acidità vibrante, frutto succoso, dal quotidiano al cru ambizioso. Il Dolcetto, nonostante il nome, dà rossi secchi, morbidi e di pronta beva, perfetti sulla cucina di tutti i giorni. Insieme al Nebbiolo formano la triade rossa della regione.

Bianco · Gli emergenti

Cortese, Arneis & Erbaluce

Il Cortese è l'anima del Gavi, fresco e agrumato. L'Arneis, semplice curiosità a inizio anni Ottanta, oggi è un bianco di culto del Roero. L'Erbaluce del Canavese si declina in secco, spumante e dolce. A loro si aggiunge il Timorasso, riscoperto e prezioso, nelle colline tortonesi.

Aromatici e bollicine

Moscato & Alta Langa

Il Moscato d'Asti è il dolce aromatico più amato d'Italia, delicato e a bassa gradazione. L'Alta Langa è invece il metodo classico piemontese da Chardonnay e Pinot Nero, in piena ascesa. Completano il quadro Ruchè, Brachetto, Freisa e Grignolino.

Barolo e Barbaresco, i fratelli del Nebbiolo

Sulle colline tra Alba e il fiume Tanaro nascono i due vini che hanno reso il Piemonte celebre nel mondo, entrambi da Nebbiolo in purezza ma con caratteri ben distinti, dettati da pochi metri di differenza nei suoli.

DOCG · Cuneo

Barolo

Potente, austero, di lunghissimo invecchiamento. Il nome comparve sulle etichette solo a metà Ottocento, con l'arrivo delle bottiglie di vetro: prima si vendeva solo in botte. Oggi è suddiviso in cru ufficiali, le MGA, come in Borgogna. Le sue colline si dividono in due anime: i suoli più sabbiosi danno vini profumati, quelli più compatti vini tannici e longevi.

DOCG · Cuneo

Barbaresco

Il "fratello" spesso considerato più elegante, dalle colline a nord-est di Alba. Stesso vitigno, ma la vicinanza al Tanaro porta a maturazioni leggermente più precoci e a tempi di affinamento più brevi. Da qui la fama di vino più pronto — fama in parte ingannevole, perché i grandi Barbaresco invecchiano splendidamente.

Curiosità · La "guerra del Barolo"

Tra gli anni Settanta e Novanta le Langhe furono spaccate da una vera faida enologica. Da un lato i "modernisti", che accorciavano le macerazioni e affinavano in piccole barrique francesi per vini più morbidi e scuri; dall'altro i "tradizionalisti", fedeli alle lunghe macerazioni e alle grandi botti, convinti che il legno nuovo soffocasse il profumo gentile del Nebbiolo. A distanza di decenni il dibattito si è ricomposto: molti ex modernisti sono tornati alle botti grandi e a macerazioni anche di sessanta giorni.

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L'Alto Piemonte e le altre zone

A nord, tra Vercelli e Novara, il Nebbiolo prende il nome di Spanna e dà vini più snelli ed eleganti, su suoli vulcanici e di origine glaciale. Pochi sanno che nell'Ottocento queste colline erano molto più vitate delle Langhe, e i loro vini più ricercati di Barolo e Barbaresco. Le due denominazioni di riferimento sono il Gattinara e il Ghemme, accanto a piccole gemme come Boca, Bramaterra e Lessona.

Più a ovest, il Canavese custodisce l'Erbaluce e il raro Carema, Nebbiolo di montagna su terrazzamenti vertiginosi al confine con la Valle d'Aosta. Il Roero, sulla sponda sabbiosa del Tanaro, dà Nebbiolo più immediato e ottimo Arneis. Le colline tortonesi sono la patria del Timorasso, mentre il Monferrato spazia dalla Barbera alle bollicine.

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