Champagne: storia e curiosità

Di Redazione

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Champagne: storia e curiosità

Da un difetto di fermentazione al vino più imitato del mondo

Prima di essere il vino più celebre del mondo, la Champagne era semplicemente una regione agricola. La sua storia enologica comincia con un equivoco linguistico, passa per un difetto di fermentazione considerato per secoli un fastidio, e arriva fino agli imprenditori stranieri che ne fecero un business globale.

Perché si chiama Champagne

Il nome deriva dal latino campania, termine con cui i romani indicavano originariamente la campagna aperta e ondulata a nord di Roma, quella che oggi diamo il nome alla regione italiana Campania. Nel Medioevo la stessa parola venne applicata a una provincia della Francia nord-orientale, dando origine al nome che conosciamo oggi.

La viticoltura nella zona risale ai Greci prima e ai Romani poi, ma per secoli i vigneti attorno a Reims ed Épernay produssero solo vini fermi, leggeri e rosati, ottenuti da uve Pinot Nero. Il vero sviluppo arrivò nel X secolo, per mano degli ordini religiosi che possedevano gran parte delle vigne della regione.

Il dettaglio tecnico

Fino al Seicento non esisteva un generico "vin de Champagne". I vini della Montagne de Reims erano chiamati localmente vins de la montagne, quelli della Vallée de la Marne vins de la rivière, vini di fiume: due identità distinte, non ancora un'unica denominazione.

Da difetto a metodo

Nei rigidi inverni della Champagne, la fermentazione si interrompeva spesso per il freddo e ripartiva in primavera, generando anidride carbonica in bottiglia. Per lungo tempo questo fu considerato un difetto: la pressione era così forte da rompere le bottiglie fragili dell'epoca, tanto che si arrivò a perdere anche metà della produzione ogni anno.

Il monaco benedettino Dom Pérignon, bursaro dell'Abbazia di Hautvillers dal 1668, dedicò la vita a migliorare i vini fermi della zona: potatura severa, rese basse, raccolta accurata. Fu tra i primi ad assemblare uve di vigneti diversi, ma il suo vero obiettivo era ironicamente evitare la rifermentazione, non provocarla. La sua fama di "inventore" dello Champagne si diffuse solo dopo la sua morte.

Il vero salto industriale arrivò nell'Ottocento, quando la maison Veuve Clicquot mise a punto il sistema dei pupitres per assistere il remuage, la rotazione delle bottiglie necessaria a raccogliere i sedimenti prima della sboccatura. Fu un giovane farmacista di Châlons-sur-Marne, Jean-Baptiste François, a calcolare per primo la quantità esatta di zucchero necessaria a innescare la seconda fermentazione senza far esplodere le bottiglie. Nacque così il metodo champenoise, oggi conosciuto in Italia come metodo classico.

Gli imprenditori tedeschi che costruirono il business

Il business dello Champagne come lo conosciamo oggi nasce nei primi quarant'anni dell'Ottocento, e il suo sviluppo commerciale porta cognomi sorprendenti. Molte delle maison più celebri non furono fondate da famiglie francesi del posto, ma da giovani imprenditori tedeschi della Renania trasferitisi in Champagne, con più fiuto commerciale dei mercanti locali dell'epoca.

Krug : fondata nel 1843 da Johann-Joseph Krug, nato a Magonza
Bollinger : altra fondazione di matrice tedesca ad Aÿ
Louis Roederer : stessa generazione di imprenditori del nord Europa

Solo pochi mercanti francesi, tra cui Madame (Veuve) Clicquot e Monsieur Moët, sopravvissero a questa concorrenza. Furono proprio questi outsider a trasformare uno spumante di nicchia in un marchio globale, gettando le basi del sistema che regge ancora oggi.

Maison e vigneron: due filosofie diverse

Nel 1919 nacque il sistema dell'Échelle des Crus, la Scala dei Cru: un punteggio percentuale assegnato a ciascuno dei villaggi della regione, che determinava anno per anno il prezzo delle uve. Il sistema resta oggi alla base della classificazione in Grand Cru, Premier Cru e Cru semplice.

In questo sistema convivono due filosofie opposte. Le grandi maison, dette anche négociants manipulants, coltivano i propri vigneti ma acquistano anche uve o vino da altri produttori per costruire lo stile costante che le contraddistingue. I piccoli vigneron, detti récoltants manipulants, lavorano invece solo le proprie uve, vinificando in proprio ogni bottiglia.

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