Il gin ha vissuto una rinascita che ne ha ribaltato le regole. Per decenni è stato un distillato di servizio: base neutra per il gin tonic, scelto più per il prezzo che per il carattere. Poi è arrivata l'ondata artigianale, con micro-distillerie, botaniche locali e profili sempre più riconoscibili. Il risultato sorprendente è che la qualità è scesa di prezzo invece di salire. Oggi sotto i 30 euro si trovano London Dry costruiti con cura, gin contemporanei dal profilo definito e produzioni artigianali italiane che fino a pochi anni fa sarebbero costate il doppio. La fascia accessibile non è più una rinuncia: è il punto in cui un buon gin diventa quotidiano.
Caratteristiche del gin: cosa cambia nel bicchiere
A differenza del whisky o del rum, il gin non nasce da un'unica materia prima ma da una ricetta di botaniche su una base alcolica neutra. La costante è una sola: il ginepro, che per legge deve restare l'aroma dominante. È la sua spina dorsale, quella nota resinosa, balsamica, vagamente pinosa che riconosci a occhi chiusi. Tutto il resto è variazione. Intorno al ginepro ruotano coriandolo, radice di angelica, scorze di agrumi, cardamomo, radice d'iris e decine di altre botaniche che definiscono il profilo. Nei London Dry il ginepro guida e il profilo resta secco, pulito, verticale. Nei gin contemporanei (spesso chiamati New Western) il ginepro fa un passo indietro e lasciano spazio ad agrumi, spezie o note floreali, per un sorso più morbido e immediato. I gin artigianali italiani lavorano frequentemente su botaniche mediterranee, con agrumi e erbe aromatiche che danno un'impronta territoriale precisa. La differenza non la fa il clima, come nel vino, ma la ricetta delle botaniche e la qualità della distillazione.
London Dry non è un luogo: è un metodo
È l'equivoco più comune. London Dry non indica una provenienza geografica ma una categoria produttiva, e un gin London Dry può nascere ovunque, anche in Italia. Definisce un modo di lavorare rigoroso: tutto l'aroma deve venire dalla distillazione delle botaniche, senza coloranti né aromatizzanti aggiunti dopo, e con una quantità di zucchero quasi nulla. È l'opposto del cosiddetto gin "compound", dove gli aromi vengono semplicemente aggiunti a uno spirito neutro senza ridistillazione: più aggressivo, più piatto, con l'alcol che emerge. La buona notizia è che sotto i 30 euro si trovano veri London Dry distillati con cura: la qualità sta nell'integrazione delle botaniche e nella pulizia del distillato, non nel prezzo della bottiglia. Da evitare, semmai, i gin eccessivamente dolcificati o aromatizzati in cui il ginepro sparisce del tutto: a quel punto resta poco di un gin. È uno dei motivi per cui, nella stessa fascia di prezzo, le differenze di qualità possono essere così nette.
Come scegliere e abbinare: orientarsi nella scelta
La prima domanda è semplice: classico o contemporaneo? Un London Dry secco e teso, con il ginepro in evidenza, è la base più versatile: ideale per il gin tonic di tutti i giorni e per i classici come Negroni e Martini, dove un profilo pulito vale più di uno troppo complesso. Un gin contemporaneo, con una firma botanica riconoscibile, dà il meglio in drink più aromatici o anche liscio, abbinato a una tonica essenziale e neutra che ne lasci emergere gli aromi senza coprirli. I gin artigianali italiani sono la terza via, per chi vuole esplorare profili mediterranei senza alzare il budget. Regola pratica per la tonica: con i London Dry funziona una tonica classica e secca; con i gin floreali o agrumati meglio una versione leggera, che non sovrasti le botaniche. Su Tannico questa selezione resta interamente sotto i 30 euro, con un ventaglio che parte dalle etichette più immediate per la miscelazione quotidiana fino ai London Dry e ai gin artigianali più caratterizzati al limite della fascia.