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LACRIMA DI MORRO D'ALBA

Primo chiarimento: la Lacrima di Morro d'Alba non ha nulla a che vedere con Alba in Piemonte. Il nome si riferisce al paese di Morro d'Alba, nell'anconetano, all'interno della zona del Verdicchio dei Castelli di Jesi. È un vitigno a bacca nera quasi scomparso nel Novecento, ridotto a pochissimi ettari, che solo negli ultimi trent'anni ha conosciuto una riscoperta lenta. Oggi si contano poco più di duecentocinquanta ettari in tutta Italia, concentrati in questa piccola zona delle Marche. La sua caratteristica più riconoscibile è aromatica: il naso richiama in modo inconfondibile la fragolina di bosco, un profumo che nessun altro rosso italiano produce con la stessa intensità.

Un profumo che non si dimentica

La fragolina selvatica che caratterizza la Lacrima non è una similitudine poetica, è una corrispondenza aromatica precisa, dovuta a composti specifici che il vitigno produce durante la maturazione. A questo si aggiungono note floreali intense, rosa e violetta, e una speziatura che tende al pepe bianco. È un vino aromatico in senso tecnico, termine che in Italia riserviamo normalmente a uve come Moscato, Brachetto o Gewürztraminer, raramente applicato ai rossi. La struttura, invece, è volutamente fresca: tannini contenuti, acidità presente, alcol moderato, un profilo che lo rende un rosso da bere quasi come un rosato corposo, anche leggermente fresco nella versione più giovanile. La vinificazione tradizionale qui evita legni importanti, per non coprire l'esplosione aromatica che è il punto di forza del vitigno.

Con cosa abbinarlo

La Lacrima è un rosso profondamente versatile, proprio per la sua leggerezza strutturale e il suo impatto aromatico. Funziona magnificamente su primi con sughi di carne bianca, coniglio in porchetta, pollo ai peperoni, vincisgrassi marchigiani. Ma dà il meglio di sé in abbinamenti meno scontati: cucina mediorientale speziata, agnello con spezie dolci, piatti con melagrana, formaggi freschi erborinati. È anche uno dei pochi rossi italiani che regge bene la cucina etnica, in particolare indiana e libanese, grazie alla componente aromatica che dialoga con coriandolo, cardamomo e cumino. Si beve giovane, entro tre o quattro anni, per cogliere al meglio il bouquet. Per chi ama i vini con profili aromatici inusuali e di personalità forte, anche gli orange wine rappresentano un territorio di esplorazione contiguo per chi cerca bottiglie fuori dagli schemi delle grandi denominazioni.

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