Vini Laziali: storia, caratteristiche e vitigni più importanti

Di Redazione

Vigneti nel Lazio

Guida Tannico

I vini del Lazio

Dai grandi vini di Roma antica al Cesanese: una regione in piena rinascita

~18.000

ettari vitati

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denominazioni DOCG

27

denominazioni DOC

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I grandi vini di Roma antica

Pochi territori al mondo hanno una storia enologica paragonabile a quella del Lazio. Quando Roma diventò il centro del Mediterraneo, attorno alla città crebbe un mercato del vino enorme, e l'aristocrazia investì nei vigneti delle colline vicine. Nacquero così i primi veri "cru" della storia: vini con un nome, un'origine precisa, una reputazione che attraversava l'impero.

Nei Colli Albani si producevano vini dolci molto pregiati; l'imperatore Augusto fece la fortuna di quelli di Setia, le attuali colline di Sezze, preferendoli a ogni altro. Ma il vino più celebre di tutti era il Falerno, dalle pendici del Monte Massico al confine con la Campania: un bianco dal colore ambra carico, potente e alcolico, invecchiato anche vent'anni. Si diceva fosse l'unico vino al mondo capace di prendere fuoco.

Caduto l'impero, di quei grandi vini rimase solo il ricordo. Falerno e Cecubo divennero memorie lontane, e per oltre un millennio il Lazio tornò a produrre soltanto vino quotidiano. Una parabola che pesa ancora oggi sull'identità della regione.

Curiosità · I primi cru della storia

I Romani furono i primi a distinguere i vini per singola parcella. Del Falerno si riconoscevano già tre zone: il Caucino sulle cime, il Faustiano sui pendii, il Falerno vero e proprio ai piedi della collina. Un concetto di terroir che l'Europa avrebbe riscoperto solo molti secoli dopo, in Borgogna. Plinio il Vecchio, però, già lamentava che la corsa alla quantità stava rovinando la reputazione del vino: un dibattito sorprendentemente attuale.

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Declino e rinascita moderna

Per gran parte del Novecento il Lazio ha vissuto puntando sulla quantità, fornendo soprattutto un mercato locale poco esigente. Le aziende sono piccole e frammentate — in media poco più di un ettaro ciascuna — e per decenni sono mancati centri di ricerca enologica e attenzione verso i vitigni autoctoni. Il risultato è stata una lunga stagnazione qualitativa, simboleggiata da un Frascati che troppo spesso non era all'altezza della propria fama.

Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Una nuova generazione di produttori, molti dei quali biologici e biodinamici, ha riscoperto i vitigni locali e i suoli vulcanici che caratterizzano gran parte del territorio. Il fronte più promettente è il triangolo rosso del Cesanese, a sud-est di Roma, ma anche i bianchi dei Castelli stanno cercando il riscatto. Curioso il paradosso della IGT Lazio: nata come rifugio dei vitigni internazionali, oggi accoglie i vini più originali e identitari, quelli che il sistema DOC rifiuta perché "atipici".

I vitigni del Lazio, uno per uno

Il vigneto laziale è a netta prevalenza bianca, ma sono gli autoctoni — sia a bacca bianca che rossa — a custodire il vero potenziale della regione. Ecco i protagonisti.

Bianco · La base storica

Malvasia & Trebbiano

La Malvasia di Candia e il Trebbiano Toscano sono la spina dorsale dei bianchi dei Castelli. Ma è la Malvasia Puntinata (o Malvasia del Lazio) la vera carta da giocare: più fine, aromatica e strutturata della Candia, è la varietà su cui puntano i produttori più ambiziosi.

Rosso · Il principe ritrovato

Cesanese

Il grande rosso autoctono del Lazio, nelle due versioni Cesanese di Affile e Cesanese Comune. Prima della fillossera era importante quanto i bianchi nei Castelli. Oggi è il motore della rinascita: rossi strutturati e speziati, riscoperti grazie anche a una monografia ottocentesca che lo celebrava come uno dei migliori vitigni d'Italia.

Bianco · I rari

Bellone & Bonvino

Il Bellone, antico vitigno noto anche come Cacchione, è la base della DOC Cori e regala bianchi sapidi e di buona struttura. Lo affiancano il Bonvino e il Greco, autoctoni minori che la nuova generazione di vignaioli sta recuperando per dare al Lazio un'identità più netta.

Rosso · Gli altri

Ciliegiolo & gli internazionali

Il Ciliegiolo dà rossi fragranti e di pronta beva, mentre Montepulciano e Sangiovese sono presenze diffuse. Merlot e Cabernet Sauvignon, a lungo rifugio della regione, restano molto coltivati.

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I Castelli Romani, cuore bianco del Lazio

A sud-est di Roma, sulle colline vulcaniche dei Castelli Romani, si concentra la produzione storica della regione. Qui nasce il Frascati, il bianco laziale più conosciuto al mondo, declinato oggi in tre denominazioni: la DOC Frascati e le due DOCG Frascati Superiore e Cannellino di Frascati, quest'ultimo nella versione dolce da uve leggermente appassite.

Attorno al Frascati ruota una costellazione di denominazioni — Marino, Colli Albani, Colli Lanuvini, Velletri, Zagarolo, Montecompatri — tutte legate alle stesse uve bianche. È una zona che ha sofferto a lungo di una reputazione da vino sfuso, ma che proprio sui suoli vulcanici e sulla Malvasia Puntinata sta cercando una nuova credibilità. Vale la pena ricordare che, prima della fillossera, qui il Cesanese rosso era importante quanto i bianchi.

Curiosità · Est! Est!! Est!!!

Il nome più curioso del vino italiano viene dal viterbese. La leggenda racconta di un vescovo tedesco in viaggio verso Roma che mandava avanti il servitore a segnare "Est" (c'è) sulle osterie con buon vino. A Montefiascone il servo, entusiasta, scrisse tre volte: "Est! Est!! Est!!!". Un nome leggendario per un vino che, va detto, oggi raramente è all'altezza della sua storia.

Le denominazioni: 3 DOCG e 27 DOC

Tre DOCG e ventisette DOC distribuite sulle cinque province. Ecco le più rappresentative, dal rosso del Cesanese ai bianchi dei Castelli, fino ai vini dolci del viterbese.

DOCG · Frosinone

Cesanese del Piglio

L'unica DOCG rossa del Lazio, da uva Cesanese in purezza. Nel triangolo tra Piglio, Affile e Olevano Romano nasce il vero motore della rinascita laziale: rossi strutturati e speziati, riscoperti da una generazione di produttori biologici e biodinamici.

DOCG · Roma

Frascati Superiore & Cannellino

Le due DOCG dei Castelli Romani, da uve Malvasia. Il Frascati Superiore è la versione secca più ambiziosa, il Cannellino quella dolce da uve leggermente appassite. Sotto di loro la DOC Frascati di ricaduta, il bianco di Roma per eccellenza.

DOC · Viterbo

Est! Est!! Est!!! & Vignanello

Nel viterbese il bianco Est! Est!! Est!!! di Montefiascone dal nome leggendario, su suoli vulcanici di origine cimina. Accanto, la piccola DOC Vignanello, da Ciliegiolo e Trebbiano. Una zona ancora poco esplorata ma di crescente interesse.

DOC · Latina e Rieti

Aprilia, Cori & Colli della Sabina

Aprilia prosegue la tradizione dei Castelli verso sud. Cori è tra le poche DOC fedeli agli autoctoni, con il Bellone bianco e il Nero Buono rosso. Colli della Sabina, nel reatino, è l'unica DOC della sua provincia.

I vini dolci del viterbese

Accanto ai bianchi secchi, il Lazio conserva qualche raro vino dolce dalla lunga tradizione, oggi prodotto in quantità minime ma di grande fascino.

Aleatico di Gradoli

Raro vino dolce da uve Aleatico appassite, sulle rive del lago di Bolsena. Aromi di frutta rossa matura, rosa, spezie dolci. Oggi quasi sull'orlo dell'estinzione, sopravvive grazie a pochi vignaioli testardi.

Cannellino di Frascati

La versione dolce DOCG del Frascati, da uve Malvasia leggermente appassite. Dolcezza misurata, buona acidità, note di miele e fiori bianchi. Eccellente con la pasticceria secca romana e i biscotti alle mandorle.

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