Vini del Collio e dei Colli Orientali, storia e caratteristiche

Di Redazione

Vigneti del Collio friulano

Guida Tannico

I vini del Collio

Dalla Ribolla Gialla al Friulano: i grandi bianchi del Friuli orientale, a cavallo del confine sloveno

85%

produzione in bianco

1918

il confine che taglia i vigneti

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vitigni ammessi nel Collio

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Il confine invisibile che ha disegnato il Collio

C'è una linea che attraversa i vigneti del Collio e che nessuno, guardando le colline, riesce a vedere. È il confine tra Italia e Slovenia, tracciato nel 1918, che in alcuni punti passa proprio in mezzo a un filare. Fino ad allora il Collio, in provincia di Gorizia, era una zona vinicola unica: il nuovo confine ne annesse metà all'Italia e lasciò l'altra a quella che oggi è la Goriška Brda slovena.

La parola stessa "Collio" è una corruzione di "colli", e dall'altra parte della linea il significato non cambia, perché "brda" in sloveno vuol dire esattamente la stessa cosa. Le stesse viti, lo stesso suolo, la stessa Ribolla Gialla: da un lato si chiamano Collio, dall'altro Brda. Prima della Seconda guerra mondiale la zona si estendeva molto più a est, e alcuni di quei terreni restano tra i più vocati dell'intera area.

Questa storia di confini spostati spiega perché il Collio sia oggi una delle denominazioni che hanno costruito la reputazione del Friuli nel mondo. Fu qui, alla fine degli anni Sessanta, che produttori come Mario Schiopetto introdussero la fermentazione a temperatura controllata e diedero all'Italia i suoi primi bianchi freschi e fruttati in stile moderno.

Curiosità · Un catasto dei cru nel 1767

Nel Collio è stato ritrovato un documento del 1767 che classificava i vigneti della zona in nove categorie: un'idea di cru con due secoli di anticipo sul resto d'Italia. I progetti di trasformarlo in una denominazione "Collio Classico" non sono mai decollati, ma raccontano quanto antica sia qui la coscienza del territorio. Un'eredità che oggi un vignaiolo come Josko Gravner reinterpreta tornando alla Ribolla macerata sulle bucce, come si faceva un tempo.

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Collio e Colli Orientali: due nomi, un solo suolo

A ovest del Collio, oltre il fiume Judrio, iniziano i Colli Orientali del Friuli, in provincia di Udine. Verrebbe da pensare a due terroir distinti, e invece il confine tra le due zone non è né geologico né climatico: è puramente storico. Udine entrò a far parte dell'Italia nel 1866, mentre Gorizia fu riunificata solo alla fine della Prima guerra mondiale.

Le due aree condividono lo stesso identico suolo, il cosiddetto flysch di Cormons, fatto di marne calcaree alternate a strati di arenaria. È proprio questa roccia friabile e ben drenata a dare ai bianchi di entrambe le zone la loro tensione minerale e la capacità di invecchiare. Le differenze, allora, le fanno le mani di chi vinifica e le scelte sui vitigni, più che la cartina geologica. I Colli Orientali custodiscono anche due grandi vini dolci a DOCG, il Picolit e il Ramandolo; il Collio ha puntato tutto sui bianchi secchi.

I vitigni del Collio, uno per uno

Il vigneto è a netta prevalenza bianca, e per decenni ha parlato la lingua dei vitigni internazionali. Quando il mercato mondiale si è riempito di bianchi varietali tutti simili, il Collio è tornato a casa propria, agli autoctoni. Ecco i protagonisti.

Bianco · L'anima del Collio

Ribolla Gialla

La varietà più intrinseca a queste colline, quella che cresce ai due lati del confine sloveno dove la chiamano Rebula. Acidità vibrante, profilo agrumato e floreale. Regge l'acciaio come la macerazione sulle bucce, e proprio per la sua spalla acida sostiene lunghi affinamenti.

Bianco · L'ex Tocai

Friulano

L'uva un tempo chiamata Tocai, ribattezzata dopo il contenzioso con l'Ungheria sul nome Tokaj. Dà vini dal caratteristico finale di mandorla amara, con sentori di fiori bianchi e una bocca asciutta e diretta. È il bianco quotidiano del Friuli, perfetto sul prosciutto di San Daniele.

Bianco · La terza voce

Malvasia Istriana

Insieme a Ribolla e Friulano compone l'assemblaggio bianco storico del Collio, quello etichettato semplicemente "Collio" senza altra specifica. Porta una nota leggermente aromatica e una morbidezza che bilancia la tensione acida delle altre due.

Internazionali · I residenti storici

Sauvignon, Chardonnay & Pinot Grigio

Il Pinot Grigio fu la cassa di risparmio di intere generazioni di vignaioli, seguito da Sauvignon e Chardonnay. Restano molto coltivati e, sui suoli di flysch, assumono un taglio più fresco e affilato che altrove.

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E i rossi? Un'eleganza alla francese

Il Collio resta terra di bianchi, ma il 15% che non lo è merita attenzione. I rossi nascono soprattutto da Merlot e dai due Cabernet, Sauvignon e Franc, e hanno un carattere che li avvicina più ai vini della Loira che ai rossi italiani muscolosi: nota vegetale, corpo contenuto, trama leggera.

Negli anni Ottanta molti produttori dei Colli Orientali imbottigliavano rossi ambiziosi e concentrati come semplici vini da tavola, sull'onda del successo dei Supertuscan. Nell'ultimo decennio il gusto è cambiato e questi rossi sono tornati più snelli, meno segnati dal legno, più eleganti. Vale la pena cercarli proprio per questo: offrono una lettura del territorio diversa da quella, ormai celebre, dei bianchi.

Curiosità · Il rosso salvato dall'estinzione

Lo Schioppettino, autoctono a bacca rossa dei Colli Orientali, era quasi scomparso negli anni Settanta. Un pugno di produttori della zona di Prepotto si ostinò a reimpiantarlo e fondò un'associazione dedicata alla sua promozione. Oggi dà rossi pepati e speziati di grande personalità, ed è uno dei simboli del ritorno del Friuli ai propri vitigni.

Le denominazioni da conoscere

Due DOC contigue sulle colline, più una manciata di DOCG dolci sui Colli Orientali. Ecco le più rappresentative.

DOC · Gorizia

Collio o Collio Goriziano

La denominazione che dà il nome alla zona, prodotta in versione bianca o rossa. Il bianco "Collio" senza altra specifica è l'assemblaggio storico di Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia; accanto, le numerose versioni varietali. I bianchi sono circa l'85% del totale.

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DOC · Udine

Friuli Colli Orientali

La zona gemella a ovest del Judrio, stesso suolo di flysch. Ammette una gamma di vitigni più ampia, inclusi rossi autoctoni come Schioppettino, Refosco e Pignolo, oltre alla Ribolla Gialla. È qui che la sperimentazione sui rossi ha le radici più profonde.

DOCG · Colli Orientali

Picolit & Ramandolo

I due vini dolci a DOCG dei Colli Orientali. Il Picolit, da un'uva così avara di acini da prendere il nome dalla propria scarsità, è un vino da meditazione di delicata dolcezza. Il Ramandolo, da Verduzzo appassito, è più ricco e dorato.

Oltre confine · Slovenia

Goriška Brda

L'altra metà del Collio, in territorio sloveno. Stesso suolo, stessi vitigni, stessa Rebula. I progetti di una denominazione transfrontaliera Collio/Brda e la candidatura UNESCO del 2017 non si sono ancora concretizzati, ma il legame resta evidente nel bicchiere.

Quali bottiglie scegliere

La stessa uva cambia voce a seconda della collina. Ecco come orientarti tra le due zone e i vini simbolo.

Ribolla in acciaio

L'aperitivo perfetto e l'abbinamento naturale per pesce crudo e crostacei. La Ribolla dei Colli Orientali tende a essere più tesa e affilata di quella del Collio: metti due bottiglie a confronto e sentirai quanto pesa quel confine storico.

Collio Bianco

L'assemblaggio dei tre autoctoni, spesso con un passaggio in legno, regge piatti più strutturati e qualche anno di cantina. È la forma più completa per capire il territorio: scegli un Collio Bianco se vuoi andare oltre il varietale d'ingresso.

Friulano

Il finale di mandorla amara lo rende l'amico di formaggi freschi e prosciutto di San Daniele. Il bianco del territorio più immediato e conviviale, da bere giovane e senza troppe cerimonie.

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