I migliori vini rosati per l’estate: dall’Abruzzo alla Provenza - Tannico
In questo articolo
Cosa sono i vini rosati I rosé della Provenza I rosati del nord Italia I rosati del centro e sud Italia Le bollicine rosé Tre rosé da provare oraI rosati vengono spesso derubricati a vino da spiaggia, buono solo per tre mesi l'anno. È una semplificazione che non gli rende giustizia. Dietro un rosé ben fatto c'è una tecnica di vinificazione precisa, un equilibrio tra colore e freschezza che si gioca su poche ore di macerazione, e una geografia sorprendentemente ampia, dalla Provenza al Salento.
Cosa sono i vini rosati
Il colore del vino è sempre una questione di bucce. È lì, nella pellicola dell'acino, che si concentrano i pigmenti colorati delle famiglie dei flavoni e degli antociani. Il metodo di vinificazione decide quanto di quel colore finisce nel calice.
Il rosato per macerazione, chiamato anche salasso o, in francese, saignée, nasce da sole uve nere. Invece di macerare sulle bucce per giorni come per un vino rosso, il mosto resta a contatto con le vinacce per meno di 24 ore prima della svinatura. Il risultato è un colore delicato e tannini quasi assenti.
Il dettaglio da sapere
Esiste anche il rosato d'assemblaggio, tipico di alcuni Champagne. Si aggiunge una piccola percentuale di vino rosso fermo a una base bianca, una pratica che la maggior parte dei disciplinari non ammette e che resta quasi esclusiva degli spumanti. Fu Madame Clicquot, nel 1818, a inventare questo metodo, aggiungendo vino rosso al suo Brut Yellow Label.
I rosé della Provenza
In Francia la tradizione della vinificazione in rosa è radicata da secoli, ma la Provenza resta il punto di riferimento assoluto. Vini delicati, dai profumi floreali, di frutta croccante e ricordi di macchia mediterranea: il clima costiero e il Mistral, il vento che soffia costante su queste terre, disegnano un profilo aromatico riconoscibile.
I rosé provenzali nascono quasi sempre da un assemblaggio di uve: Grenache, Cinsault, Syrah, Mourvèdre, Tibouren, Carignan e talvolta Cabernet Sauvignon. Le denominazioni sono tre: Côtes de Provence, che a sua volta prevede cinque menzioni aggiuntive legate a sottozone specifiche; Coteaux d'Aix-en-Provence, nella parte più occidentale della regione; e Coteaux Varois en Provence, nell'entroterra calcareo. Merita una menzione anche Bandol, denominazione distinta e famosa per i suoi rosé strutturati a base di Mourvèdre, Grenache e Cinsault.
I rosati del nord Italia
Le zone più adatte alla produzione di rosati sono quelle con buone escursioni termiche diurne e microclimi mitigati dall'acqua, sia essa mare, lago o fiume. L'Italia, con oltre 500 vitigni autoctoni tra rossi e bianchi, offre una varietà di stili che nessun altro paese può vantare. Le zone più celebri per i rosati restano quattro: Bardolino, la Valtènesi, l'Abruzzo e il Salento.
Il Lago di Garda, con i suoi 368 km² di superficie, mitiga le temperature e crea un microclima quasi mediterraneo. Non è un caso che lungo le sue sponde crescano limoni e ulivi nonostante la latitudine settentrionale. Nella parte veneta si produce il Bardolino Chiaretto, ottenuto dalla stessa Corvina che in Valpolicella dà vita all'Amarone: colore tenue, freschezza marcata, note dominanti di frutti rossi. Con circa 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, è il rosato italiano più importante per volumi.
Sul lato lombardo del lago si trova il Chiaretto Valtènesi, che il disciplinare vuole composto per almeno il 30% da Groppello, insieme a Marzemino, Sangiovese e Barbera. Il Groppello, vitigno che sopravvive solo in quest'area su poco meno di 400 ettari coltivati, è la prova più concreta di quanto sia frammentata e sorprendente la mappa varietale italiana.
Il dettaglio da sapere
Il nome Chiaretto indica proprio il colore tenue tipico di queste macerazioni brevi, in contrapposizione al "cerasuolo", termine che deriva dalla parola ciliegia e descrive invece un rosa più intenso, quasi rosso.
I rosati del centro e sud Italia
Il Cerasuolo d'Abruzzo nasce dal Montepulciano, lo stesso vitigno che in versione rossa produce l'omonimo rosso abruzzese. Trattandosi di un'uva particolarmente ricca di antociani, bastano poche ore di differenza nei tempi di macerazione per ottenere colori molto diversi tra loro, dal chiaretto al cerasuolo più intenso.
Nel Salento, dove la viticoltura esiste da prima dell'arrivo di Greci e Romani, nasce quello che secondo la tradizione è il primo rosato imbottigliato d'Italia. Nel 1943 il generale americano Charles Poletti, alla ricerca di vino per le truppe alleate, assaggiò il rosato della famiglia De Castris e lo rinominò "Five Roses" a beneficio dei soldati statunitensi. Oggi, oltre ottant'anni dopo, la cantina Leone de Castris continua a produrne una versione ancora molto conosciuta, specialmente negli Stati Uniti.
I rosati salentini, come il Salice Salentino, nascono principalmente da Negroamaro, che deve essere presente per almeno il 75%, spesso accompagnato dall'autoctona Malvasia Nera. Spostandosi verso la provincia di Bari, la DOCG Castel del Monte Bombino Nero richiede almeno il 90% dell'omonima uva, un caso raro per un vitigno più spesso relegato al ruolo di comprimario in assemblaggio. In Sicilia, il Cerasuolo di Vittoria nasce da Nero d'Avola e Frappato. L'Etna Rosato, prodotto con Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio su suoli vulcanici, è invece una delle interpretazioni più mineralmente definite tra i rosati italiani.
Le bollicine rosé
Non sono solo i vini fermi a vestirsi di rosa. Gli spumanti rosé nascono spesso da una selezione di cru di Pinot Nero, oppure da un assemblaggio con Chardonnay che ne completa il profilo. In Champagne può comparire anche il Pinot Meunier, il terzo vitigno del trio più tradizionale della regione.
In Franciacorta, l'uvaggio ammesso per le versioni rosé può comprendere Chardonnay fino al 65%, Pinot Nero da un minimo del 35%, Pinot Bianco fino al 50% ed Erbamat fino al 10%. Novità più recente è il Prosecco Rosé, approvato dal disciplinare solo nel 2020: Glera per l'85-90% e Pinot Nero per il resto, con la leggerezza tipica della base bianca arricchita dai profumi fruttati del rosso.
Tre rosé da provare ora
Tre bottiglie diverse per stile e provenienza, per farsi un'idea concreta di quanto varia questa categoria.

Côtes de Provence
Vino Rosato "Studio" - Miraval
14,50€ · Provenza, Francia
Rosa pallido, profumi floreali con note di frutti di bosco, ciliegia e arancia sanguinella. In bocca è fresco, bilanciato e di grande beva: l'espressione più diretta e accessibile dello stile provenzale.
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Chiaretto di Bardolino DOC
"Bertarose" 2024 - Bertani
11,50€ · Lago di Garda, Veneto
Rosa cerasuolo con delicati riflessi violacei. Naso fresco e fruttato, con richiami alla rosa canina, alla ciliegia e alla fragola: la Corvina in versione rosé, dalla stessa cantina che firma alcuni dei più grandi Amarone della Valpolicella.
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Cerasuolo d'Abruzzo DOC
2025 - Cirelli (tappo a vite)
11,20€ · Abruzzo
Rosa cerasuolo intenso, con un profilo aromatico giocato su diverse note di frutta rossa. Il tappo a vite non è un dettaglio da poco: preserva al meglio la freschezza di un vino pensato per essere bevuto giovane.
Scopri su Tannico →Un ultimo consiglio pratico: i rosati si servono freddi come i bianchi, tra 8 e 10 gradi. Sono perfetti con la pizza, con il pesce, con le carni bianche alla griglia, ma non hanno bisogno di aspettare l'estate per essere aperti. Un Cerasuolo d'Abruzzo con un piatto di carciofi in inverno funziona altrettanto bene.
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