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MÜLLER-THURGAU

Il Müller-Thurgau è nato da un equivoco. Nel 1882 il dottor Hermann Müller, svizzero del canton Turgovia al lavoro a Geisenheim, voleva incrociare il Riesling con il Silvaner. Decenni dopo, l'analisi del DNA ha stabilito che il genitore non era il Silvaner ma il Madeleine Royale, un'uva da tavola oggi estinta. Il risultato era comunque prevedibile: un vitigno produttivo, a maturazione precoce, con un'acidità naturalmente bassa che in pianura dà vini molli e privi di tensione. La Germania ne è stata inondata per trent'anni. Poi qualcuno ha scoperto che in quota, sulle pareti verticali della Valle Isarco e sulle colline della Valle di Cembra, il freddo fa quello che il vitigno non riesce a fare da solo: tira su l'acidità, compatta la struttura, trasforma un bianco generico in qualcosa di preciso e aromatico.

Valle Isarco e Valle di Cembra: perché l'altitudine cambia tutto

In Valle Isarco, nel cuore dell'Alto Adige, i vigneti di Müller-Thurgau crescono tra 700 e 900 metri. A quelle quote le escursioni termiche tra giorno e notte rallentano la maturazione e costringono l'uva ad accumulare acidità invece di perderla. Il risultato è un bianco verticale, con note di pesca bianca, erbe di montagna, lime e una mineralità che non ci si aspetterebbe da questo vitigno. La Valle di Cembra, in Trentino, lavora con la stessa logica: pendici ripide, graniti, vini un po' più morbidi ma con la stessa spinta acida che li rende longevi ben oltre la media. Fuori dall'arco alpino italiano il vitigno è diffuso in Germania, Austria e Svizzera, dove nei Paesi di lingua tedesca si chiama Rivaner: le versioni migliori seguono la stessa regola, quote elevate o zone a clima fresco.

Come e quando berlo

Il Müller-Thurgau va servito freddo, tra 8 e 10 gradi, e bevuto giovane: l'aromaticità varietale è il punto di forza e si perde con gli anni. Funziona bene come aperitivo, su antipasti di pesce, sushi, insalate con agrumi, piatti della cucina di montagna a base di formaggi freschi o erbe. L'acidità delle versioni alpine regge anche primi piatti con verdure o funghi. Da evitare con carni rosse e piatti molto strutturati, che sovrastano il vino. I prezzi partono da circa 11 euro per le etichette trentine di pronta beva, salgono a 14-22 euro per l'Alto Adige DOC, e raggiungono i 20-30 euro per le selezioni di Valle Isarco e i cru di punta.

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