Negli anni '70 il Godello rischiava di sparire dalla Galizia, sostituito da varietà più produttive ma meno interessanti. Un progetto regionale avviato nel 1974 ha salvato il vitigno vigneto per vigneto, reimpiantandolo a Valdeorras dove prima c'era Palomino. Il risultato è uno dei recuperi più riusciti della viticoltura europea: un bianco con carattere deciso, sapidità minerale e capacità di invecchiare che nella Galizia atlantica degli Albariño non troverete.
Godello contro Albariño: due bianchi, due caratteri opposti
Se l'Albariño delle Rías Baixas è fresco, immediato e agrumato da aprire giovane, il Godello di Valdeorras è il suo opposto temperamentale: più pieno, più saporito, con una sapidità minerale precisa che cresce con il tempo. La differenza viene dal suolo: le Rías Baixas crescono su granito atlantico; Valdeorras cresce su ardesia, la roccia metamorfica che in Francia produce i grandi Muscadet e i Riesling della Mosella. L'ardesia si scalda e si raffredda in fretta, non trattiene l'acqua e trasmette al vino una mineralità molto pulita. Il clima di Valdeorras è anche più continentale, con inverni freddi ed estati asciutte: matura più lentamente e conserva meglio la freschezza naturale dell'uva. Il Godello affinato sui lieviti per 6-12 mesi sviluppa una complessità che ricorda certi Chablis Premier Cru. Il "Sorte O Soro" di Rafael Palacios è stato il primo vino galiziano a ricevere 100 punti dalla rivista Wine Advocate: è un Godello di Valdeorras.
Come berlo e con cosa abbinarlo
Le versioni giovani si aprono a 10-12°C, fresche e dirette. Le versioni affinате sui lieviti o in botti hanno bisogno di 2-3 anni per integrarsi e si esprimono meglio a 12-14°C. A tavola il Godello regge piatti che manderebbero in difficoltà un Albariño: risotto ai funghi, polpo in salsa, paella di mare ricca, seppie all'inchiostro. Tra i produttori storici, Godeval (con cantina nell'antico monastero medievale di Xagoaza) e Telmo Rodríguez sono i punti di riferimento per chi cerca le espressioni più longeve.