Ischia è l'unica DOC d'Italia dove alcuni vigneti sono raggiungibili soltanto in barca o monorotaia: le terrazze scavate nel tufo vulcanico del Golfo di Napoli sono troppo ripide per qualsiasi mezzo meccanico. Su questi 103 ettari circa (2020) nascono i bianchi da Forastera e Biancolella — varietà quasi esclusive dell'isola, assenti altrove — e i rossi da Guarnaccia (localmente nota come Magliocco Dolce) e Piedirosso. Sono vini a tiratura limitatissima, rari già a Napoli e quasi introvabili nel resto d'Italia.
Forastera e Biancolella: i vitigni bianchi endemici di Ischia
Il disciplinare DOC Ischia prevede per il bianco un blend a base di Forastera (45–70%) e Biancolella — due varietà coltivate quasi esclusivamente su quest'isola, pressoché assenti nel resto della Campania e d'Italia. La Forastera dà struttura e sapidità; la Biancolella porta finezza aromatica e nota agrumata. Il suolo vulcanico dell'isola, non infestato dalla fillossera, permette la coltivazione di viti a piede franco: radici che affondano direttamente nel tufo senza l'innesto su portainnesto resistente, una rarità assoluta nel panorama enologico italiano. Per altri bianchi campani su vulcanico puoi esplorare anche i vini dei Campi Flegrei.
Come scegliere e abbinare i vini di Ischia
Il bianco di Ischia è il compagno naturale della cucina di mare napoletana: frittura di paranza, spaghetti alle vongole, polpo in umido, crudo di gamberi. I rossi da Piedirosso, più leggeri e con tannini delicati, funzionano meglio su piatti di terra — coniglio all'ischitana, salumi locali — che su carni rosse pesanti. Vanno bevuti giovani: non sono vini da invecchiamento, ma da godere nell'arco di due o tre anni.