Vermentino: il vitigno del Mediterraneo che non smette di sorprendere

Di Chiara Maria Bolzani

Il Vermentino ha un problema di reputazione. Viene troppo spesso ridotto al suo momento migliore — calice in mano, vista sul mare, frittura davanti — come se il resto dell'anno non lo riguardasse. In realtà è uno dei bianchi italiani più trasversali che esistano: funziona da aperitivo e a tavola, giovane e dopo qualche anno in bottiglia, fresco e strutturato. Capire quale scegliere, però, fa tutta la differenza.

Le origini: dall'Iberia al Mediterraneo

La maggior parte degli studi lo colloca nella penisola iberica — forse in Aragona, forse in Portogallo — da dove si sarebbe diffuso verso oriente passando per la Francia meridionale, dove è ancora oggi conosciuto come Rolle. La presenza del vitigno in Francia è tutt'altro che marginale: con oltre 7.000 ettari piantati nel 2019, la Francia detiene la superficie mondiale più estesa di Vermentino/Rolle, concentrata soprattutto nel Var e in Corsica, dove il vitigno domina i bianchi dell'isola con il nome locale di Vermentinu.

I sinonimi accumulati lungo il percorso raccontano da soli la storia di questo vitigno: Piccabon nelle Cinque Terre, Rolle a Nizza, Verlantin ad Antibes, Malvoisie à gros grain nel Midi francese, Carbesso in Corsica, Favorita nel Roero e nelle Langhe, Pigato nella provincia di Savona. Sette nomi, un solo vitigno — che in Italia ha trovato il suo habitat ideale lungo la costa tirrenica settentrionale: Liguria, Toscana, Sardegna.

Uno e trino

Il DNA ha risolto almeno una questione: il Vermentino è geneticamente identico al Pigato ligure e alla Favorita piemontese. Tre nomi, un solo vitigno — declinato in cloni e microclimi diversi. Non tre varietà distinte, ma tre espressioni di una sola. La prova che i confini regionali italiani hanno spesso più a che fare con la storia che con la botanica.

Cosa c'è nel bicchiere — e perché funziona

Un vitigno nato per resistere

Il Vermentino è il vitigno mediterraneo per eccellenza: sopporta molto bene la siccità, i venti salati e non teme la sovramaturazione. Ma la sua particolarità più interessante è che dà il meglio in condizioni di stress — suoli poveri, ambienti aridi, esposizione al vento. Non è un caso che le espressioni più complesse arrivino dalla Gallura, dove i terreni granitici costringono la vite a produrre uve concentrate, sapide e minerali. La vite soffre, il vino guadagna.

Profumato, ma non aromatico

Il Vermentino non fa parte della ristretta cerchia degli aromatici classici — Moscato, Gewürztraminer — ma il suo profilo è tutt'altro che semplice. Alcuni Vermentino sono così ricchi di terpeni, in particolare di alfa-terpineolo (un composto che apporta note floreali, agrumate e talvolta balsamiche), che è difficile non dargli dell'aromatico. Questo stesso composto è anche un indicatore dell'età del vino: concentrazioni elevate segnalano un vino già evoluto.

Al naso il catalogo è lungo: pesca a polpa bianca, pera, ananas, mango, lychees, lime, pompelmo rosa, cedro, zest di limone, erbe aromatiche della macchia mediterranea. In chiusura si sente quasi sempre la firma del vitigno — il finale mandorlato, un amaro sottile dovuto all'alto contenuto fenolico, che pulisce il palato e lascia voglia del sorso successivo.

Il mare come ingrediente segreto

Il Vermentino non ha l'acidità tagliente di un Riesling o di certi Sauvignon. Possiede invece una freschezza equilibrata e persistente, sostenuta dalla sapidità che i territori costieri gli regalano. La vicinanza al mare lascia note salmastre che resistono anche con qualche anno di bottiglia. E i Vermentino più evoluti possono sviluppare aromi terziari inaspettati — note di cherosene, idrocarburi — che li avvicinano per complessità ai grandi Riesling alsaziani. Non è solo un vino da spiaggia: è un bianco che sa invecchiare.

mappa vermentino

Il Vermentino in Liguria

Vigne terrazzate a picco sul mare, parcelle spesso sotto i tre ettari, lavoro quasi esclusivamente manuale: la Liguria è il territorio più scomodo per fare Vermentino, e forse per questo uno dei più interessanti. Il risultato è un bianco verticale, floreale, con una sapidità marina più sottile rispetto alle versioni sarde e una finezza aromatica difficile da trovare altrove.

Le due zone di riferimento sono i Colli di Luni DOC (La Spezia, al confine con la Toscana) — la denominazione più ambiziosa, con vini di buona struttura e qualche anno di vita davanti — e la Riviera Ligure di Ponente DOC (Imperia-Savona), dove i Vermentino sono più leggeri, fruttati, con una vena mandorlata più pronunciata.

Qui il Vermentino convive con il Pigato, con cui condivide il DNA — stessa varietà, probabilmente cloni diversi — ma non il carattere nel bicchiere. Il nome Pigato viene da pigau, puntinato in dialetto ligure: a maturazione compaiono caratteristici puntini sulla buccia, tratto morfologico che il Vermentino non ha. La differenza si sente anche nel vino: il Pigato è più intenso, con note di macchia mediterranea, menta e salvia; il Vermentino è più floreale e aperto, più gentile all'ingresso. La zona di maggiore diffusione rafforza la distinzione — il Pigato si trova soprattutto sul Ponente (Savona, Imperia), il Vermentino un po' ovunque.

"Il Vermentino ti accarezza, il Pigato ti abbraccia con forza."

— Detto tra i sommelier liguri

Il Vermentino in Toscana: la terza voce

La Toscana è la seconda regione italiana per superficie coltivata a Vermentino, dopo la Sardegna — e il territorio a più rapida crescita. Nella Maremma Toscana DOC il vitigno ha raggiunto i 914 ettari nel 2022, diventando la varietà a più forte espansione dell'area.

Il carattere è il giusto mezzo tra le due anime estreme del vitigno: meno esplosivo del sardo, più rotondo del ligure. Frutta bianca, agrumi, mineralità pietrosa, sapidità marina elegante. Un bianco gastronomico capace di stare a tavola con piatti più strutturati senza diventare pesante. La menzione Superiore, introdotta nel 2021, conferma la vocazione del territorio a produrre Vermentino con aspettative di invecchiamento.

Il ribelle di Bolgheri

Nella terra sacra dei grandi Supertuscan rossi — Sassicaia, Ornellaia — il Vermentino si è ritagliato uno spazio nel Bolgheri Bianco e nel Bolgheri Vermentino DOC. Qui nasce un bianco di carattere, con buona struttura e una longevità che smentisce chi lo considera solo un vino da aperitivo estivo. Nella patria dei rossi bordolesi, i bianchi possono avere personalità.

Il Vermentino di Gallura DOCG: il vertice qualitativo

Una delle curiosità più interessanti del Vermentino sardo è che non è affatto un vitigno autoctono dell'isola: è arrivato in Gallura presumibilmente nella seconda metà dell'Ottocento, dopo il devastante passaggio della fillossera che aveva azzerato molti vigneti europei. Un intruso, insomma — che poi ha preso il comando.

Fino agli anni Ottanta era considerato soprattutto un vitigno da quantità: produttivo, generoso, ideale per vini freschi da consumo quotidiano. Poi è arrivata Capichera, che per prima lo vinificò in purezza e lo affinò in barrique, scoprendo un potenziale qualitativo che nessuno aveva ancora immaginato. Da quel momento il Vermentino di Gallura ha compiuto un percorso straordinario, diventando l'unica DOCG bianca della Sardegna.

Il terroir di Gallura completa il quadro: suoli granitici, poveri e drenanti, costantemente ventilati dalla Tramontana, influenzati dalle brezze marine. Uve concentrate e minerali, struttura superiore alla media del vitigno. La versione Superiore porta le rese a 9 t/ha (contro i 10 t/ha della base), e le selezioni di Vendemmia Tardiva raggiungono profili che alla cieca nessuno attribuirebbe a un bianco sardo.

La sperimentazione continua: Antonella Corda, figlia d'arte della famiglia Argiolas, porta avanti un progetto di affinamento in anfora di terracotta — un ritorno alle origini, al modo in cui i contadini sardi conservavano vino e olio prima della cantina moderna. È uno dei casi più belli di come lo stesso DNA cambia personalità a seconda del territorio — e di chi ci mette le mani.

Il bianco più costoso al mondo

Forse non tutti sanno che in Sardegna viene prodotto uno dei vini bianchi più costosi al mondo — ed è un Vermentino. Ma questa, come si dice, è un'altra storia.

Come scegliere il Vermentino giusto

Il Vermentino si consuma con piacere in ogni stagione proprio perché tiene insieme due anime: è fresco, sapido e immediato quando fa caldo, ma possiede struttura, mineralità e versatilità gastronomica sufficienti per accompagnare piatti più ricchi anche in autunno e inverno.

Se vuoi freschezza e presa immediata, punta su un Vermentino di Sardegna DOC giovane o su un Vermentino ligure della Riviera di Ponente: frutti di mare, crudi di pesce, bottarga, spaghetti alle vongole, frittura di paranza.

Se cerchi struttura e complessità, il Vermentino di Gallura DOCG — soprattutto Superiore o Vendemmia Tardiva — è il territorio da esplorare. Abbinalo a formaggi semi-stagionati, carni bianche, fregola con arselle.

Se ti interessa la versione più gastronomica e versatile, la Maremma Toscana e Bolgheri offrono bianchi capaci di stare a tavola con piatti più strutturati senza mai pesare — o persino, se vuoi toglierti una soddisfazione, con un porceddu alla brace.

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