Vini Francesi: storia, caratteristiche e denominazioni principali
Di
Redazione
La Francia è uno dei paesi con la tradizione vitivinicola più antica e più sviluppata d’Europa. Grazie alla presenza di suoli e microclimi molto differenti, 14 regioni vitivinicole, grandi vitigni che sono poi stati esportati nel mondo, i vini francesi sono in grado di offrire caratteristiche organolettiche e sensazioni completamente diverse da zona a zona.
Storia dei vini francesi e della viticoltura in Francia
Le origini della viticoltura in Francia risalgono ai Greci, che piantano le prime viti nella loro colonia di Marsiglia. Ma come altrove, sono i Romani a dare il vero impulso alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.Nel Medioevo, il vigneto francese è già completamente formato, così come la diffusione dei vari vitigni. In questo periodo è il clero ad avere un fortissimo ruolo nella viticoltura del paese: infatti, alle abbazie di Cluny, Pontigny e Hautvillers si devono lo sviluppo di nuovi processi di cantina e i primi studi di zonazione.
Se facciamo un salto in avanti, vediamo che un altro pezzo di storia del paese s’interseca con quella della viticoltura. Negli anni della Rivoluzione francese, le grandi proprietà terriere sono espropriate alla Chiesa e alle famiglie nobiliari, e vengono poi acquistate dalla borghesia. E grazie all’imprenditorialità innata di questa classe sociale, vediamo nascere in questi anni alcuni château che sono ancora oggi attivi e di grande successo.
A metà del XIX secolo arriva la fillossera arriva in Francia, diffondendosi a macchia di leopardo su tutti i vigneti francesi ed europei, causandone la completa distruzione. Alla ricostruzione del vigneto francese,si preferisce piantare i vitigni con più alta resa produttiva. A partire dalla seconda metà del ‘900 si ha un ridimensionamento della superficie vitata, dando maggior peso alla qualità della produzione e all’unione di territorio e vitigno, consolidando così il concetto di “terroir”.
I migliori vini francesi e i loro vitigni
In Francia, oggigiorno, la coltivazione delle uve è piuttosto settoriale: le condizioni naturali hanno portato ogni regione a specializzarsi in pochi vitigni e a volte in uno solo (con la famosa eccezione di Châteauneuf-du-Pape, che da disciplinare ammette ben 13 varietà).La Champagne è la regione più a nord e si trova al limite della fascia climatica che rende possibile la maturazione delle uve: qui si produce lo spumante più antico e famoso al mondo, con il celeberrimo metodo classico (vedi più sotto).
-L’Alsazia, al confine nord-est, gode di un microclima eccezionale grazie alla barriera naturale dei Vosgi e al corso del fiume Reno: tra i vini alsaziani dominano Riesling, Pinot Gris e Gewürztraminer.
-La Borgogna, appena sotto la Champagne, è il regno assoluto dello Chardonnay e del Pinot Nero: qui le abbondanti precipitazioni costringono i viticoltori ad un’altissima densità di impianto.
-Il Beaujolais invece, con il terroir marnoso e granitico, è ideale per il Gamay.
-La Valle della Loira, al confine ovest della Borgogna, grazie all’influenza continentale lungo il fiume Loira, elabora grandi vini bianchi a base di Sauvignon Blanc e Chenin Blanc, sia in versione secca che “moelleux”, più abboccata.
-Bordeaux, nella regione Aquitania nel sud-ovest del paese, è invece la culla dei grandi rossi, dove Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc trovano le massime espressioni a livello mondiale.
-La Languedoc-Roussillon, nella parte più meridionale, è una delle regioni vitivinicole più estese: qui si elaborano vini bianchi e rossi notevoli per il loro equilibrio.
-La Valle del Rodano, a sud-est, è dominata da grandi vini rossi a base di Syrah nella parte nord e a base di Grenache e Mourvèdre nella parte sud.
-In Provenza regnano eleganti e freschi vini rosé, grazie all’influenza delle Alpi da nord e del mare a sud.
-In Corsica vengono elaborati vini a partire prevalentemente da vitigni italiani.
-Lo Jura e la Savoia, infine, hanno sviluppato uno stile particolare di vini, definito “vin jaune”: a seguito di un affinamento di sei anni in fusti di legno, il mosto sviluppa in superficie un velo di lieviti simile alla “flor” del Porto.
La classificazione dei vini francesi
In Francia la legislazione dei vini prevede quattro classificazioni: Vin de Table, corrispondenti ai Vini Generici italiani, circa il 12% della produzione totale; un gradino sopra, troviamo i Vin de Pays, simili agli IGT, che coprono circa il 34% della produzione.Le classificazioni più prestigiose sono le AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), circa il 54% della produzione. L’identificazione e la definizione delle AOC è avvenuta nel 1935 con la nascita dell’Inao (Institut national de l’origine et de la qualité).
In molte regioni, come in Borgogna e in Champagne, c’è anche spesso la menzione del cru. Il cru è una zona ben definita, con un microclima e un terreno specifici che danno ai vini un’identità riconoscibile. Alcuni cru godono di una fama leggendaria ed è un grande onore da riportare in etichetta.
Bollicine francesi: cosa vuol dire “metodo classico”
Il metodo classico o méthode champenoise prende il nome dalla regione francese dello Champagne, ed è un processo di produzione di vino spumante, tipicamente francese, che consiste nell'indurre la rifermentazione in bottiglia dei vini, attraverso l'introduzione di zuccheri e lieviti selezionati. Leggenda vuole che sia stato inventato dal monaco Dom Pérignon nel XVII secolo.Quali sono le fasi del metodo classico?
Tramite la rifermentazione in bottiglia, il vino acquisisce le tradizionali bollicine, date dall'anidride carbonica, prodotta dalla seconda fermentazione, e che rimane intrappolata nel liquido.
Dopo un periodo di riposo, avviene la fase del remuage: le bottiglie sono disposte su appositi cavalletti che tengono le bottiglie capovolte. La periodica rotazione, fa depositare i lieviti morti sull'estremità interna del tappo. A seconda delle cantine, il vino passa un certo tempo sui lieviti, e quando è pronto avviene la cosiddetta sboccatura. Questa consiste nell’eliminare dal vino le fecce, cioè i lieviti esausti. Il modo più comune è di congelare il collo della bottiglia e stappare la bottiglia lasciando uscire il blocco congelato spinto dalla pressione. A questo punto il vino viene rabboccato con uno sciroppo di vino e zucchero. Qui si decide lo stile ricercato e avviene il dosaggio, che in pratica definisce la quantità di zucchero presente nel vino, da doux a extra-brut. Madame Veuve Clicquot è la donna che ha contribuito in maniera determinante alla definizione del Metodo Classico così come lo conosciamo oggi. Nel 1805, rimasta vedova, acquisisce l’azienda del marito e diventa imprenditrice di vino. Inventa la table de remuage e il primo champagne rosé d’assemblaggio.
In Francia, come nelle zone nordiche, è consentito aggiungere lo zucchero in fase di vinificazione a differenza dell'Italia dove invece è vietato: nel nostro paese è consentito il solo utilizzo del cosiddetto del “mosto concentrato rettificato” in fase di vinificazione. La Francia vanta cantine e castelli di qualità impareggiabile, che nel tempo si sono saputi imporre nei mercati mondiali per l’estrema classe e longevità dei propri vini, sia bianchi che rossi, a cui è spesso associata un'aura di fascino e mistero - derivante dalle antichissime origini degli stessi “château” e “domaine”, dalla indissolubile unione tra viticoltore e terra - tali da renderli come gemme preziose, i più ricercati e desiderati nell’universo.
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