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GRILLO

Il Grillo non nasce come vino da bere fresco. È un'uva progettata a fine Ottocento nel trapanese per dare grado e aromaticità al Marsala, il vino fortificato che per un secolo ha definito la Sicilia occidentale. Il vino Grillo che oggi trovi nel calice è un bianco secco dal sapore agrumato e salino, con corpo pieno e buona alcolicità: un'interpretazione recente, nata negli anni Novanta, quando alcuni produttori hanno capito che quella stessa uva ricca poteva reggere in piedi da sola. Capire questa doppia natura è la chiave per scegliere la bottiglia giusta.

Un'uva ricca da tenere a bada

Il carattere del Grillo si spiega con due tratti ereditati dal Marsala. Primo: accumula molto zucchero, quindi tende a produrre vini di grado alcolico elevato, spesso oltre i 13 gradi. Secondo: si ossida con facilità, un pregio quando serviva a costruire i sentori caldi del vino liquoroso, un rischio quando l'obiettivo è un bianco fresco e agrumato. La vinificazione moderna nasce proprio per governare queste due spinte: pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata in acciaio, nessun contatto con le bucce. È il motivo per cui i Grillo secchi migliori escono verticali e sapidi invece che pesanti. Alcuni produttori lavorano una parte in legno per aggiungere complessità, ma il cuore stilistico dell'uva resta la freschezza contenuta.

Come orientarsi e cosa portarci in tavola

Nel calice il Grillo va dal giallo paglierino con riflessi verdolini a tonalità più dorate nelle versioni strutturate. Al naso arrivano agrumi, pesca bianca, erbe mediterranee come timo e rosmarino, con una nota salina che tradisce l'origine costiera. La maggior parte delle bottiglie porta in etichetta la denominazione Sicilia DOC, che per la versione varietale richiede almeno l'85% di uva Grillo. Per un aperitivo o un crudo di gamberi cerca uno stile leggero e teso; per una zuppa di pesce o una frittura di paranza regge anche una bottiglia più piena e alcolica. Sul prezzo il ventaglio è ampio: le versioni quotidiane partono da 6-8 euro, mentre gli stili più artigianali o affinati salgono verso i 15-20 euro. Tra i bianchi siciliani è quello che meglio accompagna i piatti di pesce, dai molluschi ai crostacei marinati. Servilo tra 10 e 12 gradi: troppo freddo ne spegne gli aromi.

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