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VINI BIANCHI

"Bianco" non è un gusto. È una categoria che va dal Gewürztraminer — aromatico, quasi esuberante, con i suoi profumi di litchi e rosa — al Carricante dell'Etna, che cresce su lava a mille metri e sa di agrumi e polvere da sparo. Capire quale bianco vuoi significa capire che stile stai cercando, prima ancora della regione di provenienza.

Aromatici: quando il profumo fa il vino

Ci sono bianchi che si sentono prima ancora di portare il bicchiere alla bocca. Il Gewürztraminer dell'Alto Adige — il vitigno nasce a Termeno, sulla strada del vino — è il caso più estremo: litchi, rosa, una speziatura che in bocca resta più contenuta di quanto il naso promette. Il Müller-Thurgau, sempre dal Trentino-Alto Adige, lavora su toni più floreali e leggeri, con un'acidità vivace che lo rende adatto a chi cerca qualcosa di immediato senza impegno.

Questi sono bianchi da bere giovani e a temperatura controllata, perché il freddo eccessivo spegne i profumi che li rendono interessanti. Se vuoi esplorare questo stile, la nostra selezione di bianchi aromatici è il punto di partenza.

Freschi e minerali: il bianco come tensione verticale

Un registro completamente diverso. Qui contano l'acidità, la verticalità, la sensazione che il vino abbia una spina dorsale. La Ribolla Gialla friulana è l'esempio italiano più diretto: agrumi, fiore bianco, nessuna ridondanza. Il Soave Classico — da Garganega coltivata sulle colline vulcaniche e calcaree a est di Verona — porta limone e mandorla in un equilibrio che nelle versioni migliori regge anche qualche anno di bottiglia. Il Vermentino sardo va in questa direzione, con una vena sapida che ricorda il mare.

Nello stesso stile, fuori dall'Italia, lo Chablis: Chardonnay senza legno, mela verde, pietra focaia. È spesso il bianco che convince chi pensa di non amare lo Chardonnay. Tutta la selezione di bianchi minerali e sapidi segue questa logica.

Strutturati: quando il bianco regge un piatto importante

Fiano di Avellino e Greco di Tufo sono i riferimenti campani. Il primo — più grasso, con pesca, nocciola e una complessità che si apre nel tempo — ha la struttura per accompagnare primi piatti elaborati o secondi di pesce non banali. Il Greco è più asciutto e minerale, meno immediato, con un'assertività in bocca che raramente ti aspetti da un bianco del Sud. Entrambi maturano tardi, a ottobre inoltrato, sulle colline di Irpinia.

Il Friulano — con la sua nota di mandorla amara e la sua consistenza in bocca — sta in questo gruppo anche se viene da tutt'altra latitudine.

Longevi: i bianchi che nessuno aspetta

Il pregiudizio più duro da abbattere sui vini bianchi è che non invecchino. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi — bianco marchigiano spesso sottovalutato — ha un'acidità naturale che gli permette di stare in bottiglia dieci anni e uscirne più interessante di quando ci è entrato: la frutta fresca cede il posto a note tostate, la mineralità si consolida. L'Etna Bianco da Carricante funziona in modo analogo: le versioni Superiore della sottozona di Milo sono tra i bianchi italiani più longevi, con una tensione citrica e salina che evolve come una sinfonia.

Il Fiano di Avellino torna anche qui: nelle versioni di vigna, con qualche anno di bottiglia, sviluppa note fumé che lo avvicinano più a un bianco di Borgogna che a un bianco del Sud. Tutta la selezione di bianchi da invecchiamento segue questa logica.

Su Tannico puoi filtrare per stile, regione, vitigno e fascia di prezzo. Se non sai da dove partire, il filtro per abbinamento è spesso il percorso più diretto.

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